OBITUARIO. - Registro per uso paraliturgico, assai diffuso nel medicevo e perpetuatosi fino ad oggi, contenente la data di morte, il nome e la dignità dei defunti di cui presso le comunità religiose (capitoli, monasteri, collegiate, parrocchie) si fa la commemorazione nel giorno anniversario. A tal fine la data si limitava il più delle volte a indicare il nome e il giorno del trapasso, prescindendo dall'anno; in tempi più recenti ai dati schematici suddetti si sono aggiunte notizie sulla vita e i meriti del trapassato.

L'uso dei suffragi per i defunti, attestato fin dai primi tempi della Chiesa, ebbe una delle sue manifestazioni liturgiche nella lettura quotidiana dei dittici (v.), che vennero però scomparendo verso il sec. v. Dell'età immediatamente successiva non si hanno documenti, ma è logico supporre che i dittici fossero sostituiti da liste similari. Più tardi si trovano Sacramentari che recano in margine e negli interlinei del Canone alcune note obituarie, il cui numero aumentava via via che la commemorazione si estendeva ad altri defunti. Questa circostanza aveva già indotto verso la metà del sec. VIII a trasformare le commemorazioni collettive, fatte ormai quasi sempre senza la lettura dei nomi, in commemorazioni individuali, distribuite secondo i giorni anniversari. Cominciò da allora l'uso (protrattosi per molto tempo: cf. come esempio caratteristico il Martirologio dei SS. Ciriaco e Niccolò in Via Lata in Roma [Bibl. Vallicelliana, ms. F. 85: inizio sec. XI; note obituarie fino inizio sec. XV]) di aggiungere le note obituarie o nei Martirologi (v.), dando spesso origine ad interpolazioni perpetuatesi di copia in copia, o nei calendari. Finalmente verso il sec. IX si sentì la necessità di creare per gli elenchi dei defunti libri appositi, gli o. veri e propri, che presero, come già i Martirologi di cui costituirono il più delle volte un supplemento, la forma di calendari.
Il termine o., prevalso nell'epoca moderna insieme a « necrologio », è piuttosto raro nel medioevo: più spesso si trova liber obituum, necrologium, liber defunctorum, o addirittura, benché impropriamente, martyrologium, kalendarium; comune è pure la denominazione di liber regular per il fatto che nei monasteri martirologio ed o. venivano letti durante la recita di « prima » insieme a un capitolo della regola. Sembra invece improbabile che si riferisca ad o. il termine di liber vitae (cf. quello aggiunto al Sacramentario sublacense del sec. XI: Roma, Bibl. Vallicelliana, ms. B. 24), che doveva piuttosto designare, come i libri confraternitatis, un elenco di vivi.
Le liste nominative degli o. comprendevano, accanto ai personaggi illustri (autorità ecclesiastiche e politiche) e ai membri defunti della comunità, i benefattori, e spesso anche membri di altre comunità, legate con la prima da un sistema di associazione spirituale per cui si comunicavano reciprocamente (tramite le literae confraternitatis) i nomi dei confratelli morti, con lo scopo di estenderne il suffragio. Tale pratica, già in uso nel sec. VIII, si diffuse soprattutto dal x in poi. Principalmente dal sec. XII i monasteri, per integrare le liste già trasmesse, adottarono i cosiddetti « rotoli dei morti » che un monaco (rotularius o anche baiulus, tabellarius, ecc.) portava in giro per i monasteri confederati. I rotoli recavano in alto la notizia del decesso; di seguito l'incaricato di ciascun monastero segnava la data in cui riceveva la comunicazione e spesso aggiungeva una preghiera o un breve elogio del defunto (cf. M. Schrott, De confraternitatibus a canonia Neocellenis cum aliis monasteriis initiis, in Ordo canonicus, I [1946], pp. 117-41). Gli elenchi dei benefattori erano invece legati alle numerose donazioni pro anima, fatte con il preciso scopo di ottenere i suffragi.
Gli o., di cui moltissimi ancora inediti, costituiscono una fonte documentaria di primo ordine per la storia locale, lo sviluppo delle comunità religiose, la topografia, la cronologia, la datazione di codici liturgici.
Bibliografia10 opere
Alessandro Pratesi