OTTONE I, IMPERATORE E RE DI GERMANIA

OTTONE I, imperatore e re di Germania. - La dinastia sassone si era così validamente affermata in Germania per opera di Enrico I, che suo figlio O. aveva potuto succedergli, a 24 anni, senza incontrare opposizione. Alto, robusto, poco istruito (ignorava il latino e non imparò a leggere che a 35 anni), egli fu anzitutto un guerriero; e circondato da scrivani, presso i quali si manteneva vivo il ricordo idealizzato di Carlomagno, si sforzerà di riprendere la tradizione del grande Imperatore. Intronizzato ad Aquisgrana il 7 ag. 936 dinanzi ai vescovi e ai duchi, premurosi di servirlo, saprà ben presto, una volta consacrato, riunirà nella sua persona tutti quegli altri tratti, che i contemporanei consideravano essenziali in un imperatore: capo vittorioso, sovrano di molti popoli, protettore del Papa.

Come Carlomagno, O. appare dinanzi ai suoi sudditi come il difensore del popolo cristiano. La Sassonia, già focolaio di barbarie e di paganesimo, è diventata il campione dell'ordine cristiano. Contro gli Slavi O. riprende la tradizione dell'espansione guerriera e missionaria, occupa il Brandenburg e la Lussazia, incoraggia l'apostolo di Bosone di Merseburgo, fonda il vescovato di Oldenburg e gli arcivescovi di Magdeburgo e Amburgo, sedi metropolitane di nuove cristianità (955-68). Menò i suoi colpi più duri contro gli Ungari, che, dopo il 937, avevano seminato il terrore da una parte fino a Capua e dall'altra fino a Reims e l'Aquitania. Appoggiato, infatti, da tutte le forze della Germania, li affrontò in Baviera sulle rive del Lech (10 ag. 955) e li sterminò. Infranta così la loro forza viva, gli Ungari si stabilizzarono e fondarono uno Stato che trent'anni dopo, con s. Stefano, entrerà a far parte della cristianità.

Frattanto O. si applicò, prima di tutto, a ricostruire la coesione della Germania, spezzettata in tanti ducati nazionali. Trionfatore di due grandi sedizioni (938-39 e 953), ricupera le terre usurpate del dominio reale, costringe i principi alla fedeltà, li sostituisce, occorrendo, di propria autorità, con membri della sua famiglia: così stabilisce suo figlio Landolfo nella Svezia, suo fratello Enrico nella Baviera, il genero Corrado nella Lorena, conservando per sé la Franconia. E per togliere a ciascuno la tentazione di ribellarsi la sorvegliare i suoi vassalli dai conti palatini. Rispetto alla Chiesa tedesca la politica di O. consiste nel rendersi padrone dei vescovati e nell'archicire i prelati per assicurarsi il loro appoggio. Interviene costantemente nelle elezioni, procede lui stesso alle investiture, considera i vescovi come signori, sviluppa le loro prerogative feudali e talora abbandona ad essi i poteri comitati; così a Magdeburgo, Colonia, Spira. Quantunque la sua scelta cada spesso su persone fedeli e su parenti, i vescovi nominati da lui diedero generalmente buone prove di vero zelo religioso: p. es., suo fratello Brunone, arcivescovo di Colonia, e Ulrico di Asburgo.

O. attende pure a raccogliere sotto il suo scettro gli altri paesi carolingi. In Francia sfrutta i dissensi tra Luigi IV d'Oltremare e Ugo il Grande, figlio del re Roberto, ambedue suoi cognati, e fa ora da mediatore, ora da protettore del carolingio in angustie; mentre il Concilio di Ingelheim (948) gli fornisce l'occasione di occuparsi degli affari ecclesiastici del Regno di Francia. Ma la sua azione in Occidente si limita a questo. Nelle regioni del Rodano O. interviene per mantenere il Regno di Borgogna nelle mani del giovane re Corrado, minacciato dalle pretese di Ugo di Arles, già possessore della corona d'Italia. La situazione anarchica della penisola favorì le ambizioni del Re tedesco in maniera del tutto particolare. Al nord l'antico Regno longobardo era preda di parecchie dinastie e rivali: le dinastie di Arles e della Borgogna, soppiantate, l'una e l'altra, da Berengario, marchese d'Ivrea, al quale

Article illustration
(da E. Buerrmann-I, N. Schmid. Der Bamberger Samachals. Novaro III, p. 18. 89. 87) Ottone, vescovo di Bamberga, santo. Mitra di s. O. - Bamberga, Duomo.
Più che nel campo politico, lavorò per il bene della sua diocesi. La città di Bamberga deve a lui il compimento del Duomo imperiale e della chies

O., nel corso di un primo intervento (951), aveva dovuto riconoscere la corona longobarda. Al sud, i possedimenti bizantini erano infestati dai Saraceni. Al centro, lo Stato pontificio era in preda alle agitazioni provocate dalla doppia successione del «principal senatore dei Romani» Alberico (954) e del papa Agapito (955), devolute l’una e l’altra al figlio di Alberico, Ottaviano, appena sedicenne e pontefice con il nome di Giovanni XII, inesperto e di non buona fama. Chiamato in aiuto dal Papa, O. discende in Italia (961), cinge la corona ferrea a Pavia e viene ad accamparsi a Monte Mario (31 gen. 962); due giorni dopo riceve in S. Pietro la corona imperiale.

L’elevazione di O. I ad imperatore acuisce il suo desiderio di ristabilire la tradizione di Carlomagno. Con il titolo, come lui, di «imperator augustus», intende di legiferare per tutto il popolo franco e rimettere in vigore i diritti imperiali sulla Città eterna, nonostante tutti gli sforzi di Giovanni XII per mantenere il principio della preminenza del potere pontificio. Mentre i decreti conciliari del 963, ratificanti la politica ecclesiastica di O. in Germania, richiamano il diritto del Papa a regolare, in ultima analisi, l’organizzazione religiosa, il Privilegium Othonis (13 febbr. 962) conferma le donazioni territoriali di Pipino e di Carlomagno e rinnova la Costituzione dell’824: controllo dell’amministrazione degli Stati pontifici per mezzo dei missi dominici, giuramento di fedeltà del Papa all’Imperatore. Il malinteso tra Papa e Imperatore si aggravò quando Giovanni XII cercò l’appoggio di Berengario d’Ivrea e di suo figlio Adalberto. O., più forte, ritornò a Roma, presiedette a S. Pietro un Concilio, che depose Giovanni (nov. 963) e gli oppose l’antipapa Leone VIII (4 dic. 963). Una rivolta dei Romani rimise in sede Giovanni XII; ma questi morì poco dopo (maggio 964) e fu abbastanza fortunato da catturare e deportare l’effimero successore Benedetto V (giugno 964) e da imporre finalmente ai Romani, dopo la morte di Leone VIII (965) un Papa di sua scelta, Giovanni XIII. Per meglio consolidare il suo potere sull’Italia e sul Papato, O. soggiornò 6 anni consecutivi nella penisola, presiede in Roma stessa, nel 967, una grande assemblea, ed esige dal Papa l’incoronazione imperiale di suo figlio Ottone II nel Natale dello stesso anno. Nello stesso tempo O. I fa valere le sue pretese di dominare l’Italia meridionale; costringe i duchi di Benevento e di Capua a prestargli omaggio e il basilieus Giovanni Zimisce a riconoscere il suo titolo imperiale e a dare in sposa a Ottone II una principessa «porfirogenita», Teofano.

Il prestigio di O. I richiama per la sua estensione quello di Carlomagno. Ai «giudizi», che anch’egli tenne in Italia, nella Sassonia, nella Franconia o nella Lorena, figurano gli inviati dei re di Francia e di Borgogna, quelli di Danimarca, di Ungheria e di Bulgaria e dello stesso Califfo fatimita d’Egitto. L’avvenire della nuova dinastia sembra gloriosamente assicurato, O. e i suoi discendenti sembrano segnati da Dio per riprendere e continuare l’opera di Carlomagno. L’idea dell’Impero è consolidata dall’associazione di un erede già coronato, vivente il padre. Ma la disuguaglianza dei poteri tra l’Imperatore e il Papa è così grande in favore del primo, che lascia prevedere il rinnovarsi e l’aggravarsi dei conflitti, nei quali s’era dibattuto O. L’importanza da lui era accordata ai problemi italiani annuncia già l’orientamento che i suoi successori imprimeranno alla loro politica imperiale.

Article illustration

ordata ai problemi italiani annuncia già l’orientamento che i suoi successori imprimeranno alla loro politica imperiale.

(da C. Serafini, Le monete e le belle plumbes del Medaglieve V.aticano, IV, Milano 1917, tav. 165 A.8)

BIBL.: R. Koppe-E. Dümmler, Kaiser O. der Grosse, Lipsia 1876; T. von Sickel, Das «Privilegium» O. s. I für die röm. Kirche 20th Jahr 962 erläutert, Innsbruck 1883; A. Kleineklaus, L’Empire carolingien. Ses origines et ses transformations, Parigi 1902 (ultimo cap.): A. Heil, Die polit. Beziehungen zwischen O. dem Grossen und Ludwig IV. von Frankreich, 936-954, Berlino 1904; K. Kampe, Die Berufung O. des Grossen nach Rom, in Hist. Aufsätze Karl Zeuner dargebracht, Weimar 1910; L. Duchesne, Les premiers temps de l’Etat pontif., 3° ed., Parigi 1911; L. H. Hartmann, Gesch. Italiens im Mittelalt., III e IV, Gotha 1911-13; A. Brackmann, Die Ostpolitik O. des Grossen, in Hist. Zeitsch., 134 (1926), pp. 243-256; id., Reichspolitik und Ostpolitik im frühen Mittelalt., in Sitzungsbericht..., Berlino 1933; P. E. Schramm, Kaiser, Rom, Renovatio, in Studien der Bibliothek Warburg, 17 (1929), nn. 1-2; A. Cartellieri, Die Weltstellung des deutschen Reiches 971-1047, Monaco-Berlino 1932; E. N. Johnson, The secular activities of the German Episcopate, 919-1024, Lincoln 1932; R. Holtzmann, Kaiser O. der Grosse, Monaco-Berlino 1943; A. Fliehe-V. MARTINO G, Hist. de l’Eglise, VII, Parigi 1943, pp. 40-60; R. Folz, Le souvenir et la légende de Charlemagne dans l’Empire germanique médiéval, Parigi 1951.