PALMERSTON, HENRY JOHN TEMPLE

PALMERSTON, Henry John Temple. - Uomo di Stato inglese, n. il 20 ott. 1784 a Londra, m. il 18 ott. 1865 a Brocket Hall (Hertfordshire). Primo
PALMERSTON, Henry John Temple. - Uomo di Stato inglese, n. il 20 ott. 1784 a Londra, m. il 18 ott. 1865 a Brocket Hall (Hertfordshire). Primo

PALMERSTON HENRY JOHN TEMPLE
Ritratto - Roma, Museo del Risorgimento.

Lord dell'Ammira-
glio (1807-1809)
e ministro della
Guerra (1809-32),
fu ministro degli
Esteri (1830-41 e
di nuovo 1846-51);
divenne ministro
degli Interni nel
gabinetto Aberdeen
(1852-55) e pri-
mo ministro dal
1855 al 1858 e dal
1859 fino alla mor-
te. Fu pressoché
i n i n t e r r o t t a m e n t e
membro della Ca-
mera dei Comuni
dal 1807 al 1865.

Nell'azione svol-
ta dal P., sia co-
me titolare del Fo-
reign Office sia come primo ministro, si riflette chiaran-
mente la condotta delle relazioni internazionali da parte
dell'Inghilterra per un lungo periodo dell'Ottocento.
Gli anni dal 1830 al 1865, densi di avvenimenti tali da dare
un nuovo volto all'Europa ed al mondo, segnarono
fine dei regimi assolutisti o comunque paternalistici e
l'avvento delle istituzioni liberali e parlamentari; deter-
minarono la vittoria dell'idea di nazione e la sicura affer-
mazione di una politica di espansione commerciale,
economica e coloniale, che avvicinò tra di loro popoli
paesi. In tutta questa evoluzione continentale e mondiale
l'Inghilterra fu rappresentata appunto dal P. Egli non
credeva ad un «sistema» determinato, né intendeva se-
guire precise direttive in politica estera, anzi confessava
di non essere ancorato a nessun principio, ed ebbe per sola
guida l'interesse del proprio paese, pur sostenendo la
causa delle istituzioni liberali e parlamentari in sede inter-
nazionale. È dubbio se il suo sistema dipendesse da consi-
derazioni sul vantaggio che ne ricavava l'Inghilterra o da
un sincero attaccamento e desiderio della diffusione di
ordinamenti liberali. Fin dalla questione belga, sorta
nel 1830, P. riuscì, accordandosi con la Francia, a garan-
tire la libertà e l'indipendenza dei Belgi, ed insieme a
mantenere l'equilibrio europeo, che non doveva essere
rotto da una eccessiva influenza francese in Belgio. Il
principio costituzionale, tanto caro al P., serviva inoltre
egregiamente ad impedire il predominio di una potenza
qualsiasi o di una coalizione sul continente europeo.
Per questo egli avversò i Carlisti in Spagna ed i Migue-
listi in Portogallo. Quando infine anche la Francia di
Guizot, dopo il 1846, si avvicinò all'Austria con la mia-
naccia di una diarchia franco-austriaca, ancora una volta
P. sostenne l'altra parte; avversò il moto di difesa cattolica
in seno alla Confederazione svizzera del Sonderbund ed
inviò in Italia lord Minto, a sostenere in pieno l'attua-
zione di riforme da parte dei singoli stati italiani. La po-
litica reazionaria del Metternich fu da parte sua sempre
oggetto di aspra condanna. Gli avvenimenti del 1848-49
corroborarono le sue previsioni. P. condivideva l'opinione
di concedere riforme, le quali beninteso dovevano raf-
forzare la monarchia asburgica ed assicurare all'Italia,
all'Ungheria ed agli altri territori dell'Impero ordinan-
menti liberali, ma non poteva accettare lo smembramento
dell'Austria e la secessione dell'Ungheria, perché per lui
la monarchia asburgica costituiva il perno dell'equilibrio
europeo e la barriera principale contro la potenza russa.
Dopo il Congresso di Parigi, dove era stato anche sollevato
il problema italiano, P., in sede di discussione del Trattato
di pace, criticò con palese acrimonia il 6 maggio 1866
il governo dello Stato Pontificio, e si lamentò del fatto che
i consigli di lord Minto, recati a Pio IX nel 1847 sulla
necessità di riforme, non fossero stati seguiti. Le polemiche
dichiarazioni di P. indignarono grandemente gli ambienti

cartolici e vennero confutate dal Montalembert nel suo
opuscolo Pie IX et lord P.. Essendo egli primo
ministro nel 1859-60, l'Inghilterra fu la prima potenza
a riconoscere il 30 marzo 1861 il Regno d'Italia. P. era
in ultima analisi un individualista, al di fuori di ogni par-
tito, che votò nel 1829 a favore dell'emancipazione dei
cartolici e sostenne nel 1832 la riforma elettorale, ma vi
si oppose venti anni dopo. Fu certo uno dei maggiori uo-
mini di Stato inglesi, e seppe venire incontro ai desideri
dell'opinione pubblica liberale europea.

BIBL.: S. Lance-Poole, Temple H. J., in Dictionary of National Biography, XIX, pp. 496-513, con bibl.; The Cambridge History of British Foreign Policy 1783-1819, 2 cura di A. W. Ward e G. P. Gooch, Cambridge 1923, 11, passim; H. C. F. Bell, Life of P., 2 voll., Londra 1936; E. L. Woodward, The age of Reform 1835-70, Oxford 1938, pp. 212-313; H. Temperley-L. M. Pen- son, Foundations of British Foreign Policy from Pitt to Salisbury, Cambridge 1938, pp. 88-181, 203-304; E. Artom, Lord P. nella sua vigilia politica, Firenze 1946; C. Webster, The foreign policy of P., 2 voll., Londra 1931. Silvio Furlani