PÁQUET, LOUIS-ADOLPHE

PÁQUET, LOUIS-ADOLPHE. - Teologo e cano- nista, n. a St-Nicolas de Levis (Québec) il 4 ag. 1859, m. a Québec il 1943.

Conseguita la laurea in teologia nel 1883 in seguito a una pubblica disputa sostenuta in Vaticano alla presenza di Leone XIII, fu professore di materie teologiche nel Seminario di Québec e dal 1903 decano della Facoltà di teologia nell'Università Laval. Nel 1905-1906 fu procu- ratore a Roma dei vescovi della provincia di Québec. Nel 1909 fu delegato della stessa provincia al Concilio plenario canadese e incaricato della redazione degli schemi. Nel 1926 organizzò e diresse la Scuola superiore di filo- sofia. Ardente assertore del tonnismo, fu membro dell'Ac- cademia Romana di S. Tommaso d'Aquino e primo presi- dente di quella canadese (1929). Fu anche sociologo, pro- fessore di diritto pubblico ecclesiastico nell'Università Laval, fondatore della Scuola di scienze sociali e delle Settimane sociali del Canadà. Esercitò un intenso aposto- lato intellettuale e sostenne tenacemente le tradizioni reli- giosse, culturali e linguistiche francesi. Fu protonotario apostolico ad instar e vicario generale onorario.

Fra le sue opere vanno ricordate: Disputationes theolo- gicae seu Commentaria in Summum Theologicam D. Thomae, 6 voll., Québec 1893-1903; Droit public de l'Eglise, 4 voll., ivi 1908-15; Etudes et appréciations, 6 voll., ivi 1922-32, 2a ed. 1935.

BIBL.: C. Gagnon, Notes biographi, in Les Noces d'or sacerdot, de mgr L. A. P., Québec 1933, pp. 5-10; F. Perrier, L'apostolat intellectuel de mgr P., in Le Canada français, 20 (1933), pp. 480-496; G. Simard, Nossigneurs P. et Roy, in Rev. de l'Univ. d'Ottawa, 14 (1944), pp. 23-27.

PAPAROLA (παραβολή) da παράβαλλεν «porre vicino, confrontare, paragonare»). - Genere letterario non ignoto agli autori greci e romani (cf. Aristotele, Rhetoricorum libri, II, 20; Cicerone, De inventione, I, 30; Epist. ad Lucil., 59,6; Quintiliano, Institutiones orat., VIII, 3), usato da scrittori rabbinici ed in maniera insuperabile da Gesù Cristo nel suo inse- gnamento. Consiste in un paragone o similitudine, che si estende per tutto un breve racconto, descunto da un avvenimento ordinario per inculcare una verità morale o spirituale. Esso si distingue da un puro esempio per la sua forma letteraria, imperniata sul paragone, e spesso per la sua ampiezza.

Il soggetto del paragone o dell'immagine sviluppata, in sé molto verosimile, di solito è desunto dalla vita umana; nella favola invece si dà la preferenza alla rappresentazione fantastica del regno animale o vegetale. La p. si distingue dall'allegoria in quanto quest'ultima è basata su una metafora ed in quanto segue principi diversi nell'interpretazione. Difatti, mentre in un'allegoria perfetta ogni elemento metaforico ha un suo corrispondente nel mondo morale o ideale, nella p. pura solo l'oggetto formale non detiene la lunga etica, ma non detiene la metafora. Questo, però, in pratica la distinzione dei due generi non è semplice, essendo frequente la presenza di elementi alle- gorici in una p. e particolari puramente integrativi od esor- nativi in un'allegoria. In tal caso nell'interpretazione della p. bisogna tener conto di questi insegnamenti spe- ciali inerenti alle parti allegoriche, mentre si deve tra- scurare quanto risulta solo accenno integrativo nell'allegoria.

L'origine della p. biblica si trova in un genere lette- rario più semplice, usato nel Vecchio Testamento, in modo particolare nei libri sapienziali, ossia nel mášál, reso generalmente con παράβολή in greco. Di solito con tale termine si indicava una massima breve, atta ad esprimere in modo efficace una verità generale. Si presenta come un proverbio popolare e non raramente sotto forma di para- gone. Ma vere p. non figurano nel Vecchio Testamento, pur non mancando allegorie con elementi parabolici. Paro parimenti è tale genere nella letteratura profana. Confrontando con l'uso fattone dai rabbini, tutti ricono- scono che le p. più belle si leggono nei Vangeli sinottici, decantate spesso come veri «miracoli», per finezza let- teraria e per forza istruttiva. Già rétori romani (cf. Cice- rone, De oratore, III, 38; Quintiliano, op. cit., VIII, 3, 15) riconoscono nel linguaggio metaforico di una similitudine

PARABOLA - PARACELSO

storico dei Vangeli, anche se incontra non lievi difficoltà nel testo sopra citato.

BIBL.: H. Lesêtre, Parabole, in DB, IV, coll. 2160-18; A. Plummer, Paraboles in the New Test., in Dict. of the Bible, III, pp. 662-65; D. Buzy, Introduction aux paraboles évangéliques, Parigi 1912; L. Fonck, Le p. del Signore del Vangelo, trad. it., Roma 1924, pp. 3-56; J.-M. Vosté, Parabole selecta Domini nostri Jesu Christi, I, 2a ed., ivi 1933, pp. 1-163; J. Pirot, Allégoires et paraboles dans la vie et l'enseignement de Jésus-Christ, Marsiglia 1943, pp. 11-42; id., Paraboles et allégories évangéliques, Parigi 1949, pp. 1-9; M. Hermannik, La parabole évangélique, Enquête exégétique et critique, Lovanio 1947. Angelo Penna