RICAMO. - Lavoro ad ago sul fondo preesistente, nettamente distinto dalla trina o merletto, il cui fondo si esegue successivamente agli ornati per tenerli insieme. Il filo usato per il r. è di lino, lana, seta, cotone, argento, oro; i punti numerosissimi.
Il punto stesso (point couché), che copre la tela di fili d'argento e d'oro, fermandoli con la seta in modo appena visibile, è fra i più antichi e anche fra i più diffusi fino al 1100, insieme con il punto passato e il punto a catenella, quest'ultimo assai facilmente eseguibile e perciò usato per raffigurare le vesti, le architetture, gli animali. Nel '90 si usa stendere l'oro di fondo senza l'interruzione del filo di seta allo scopo di imitare l'effetto delle miniature creando una superficie liscia. Il punto diviso, in cui l'ago spartisce il filo, serve per rendere il modellato dei volti. Dalla metà del '300 in poi si usa un punto nuovo che i francesi chiamano or nud, usato per i r. più preziosi dove tutto il fondo della tela è ricoperto d'oro interamente velato da fili di seta così da ottenere il delicato effetto di attenuare il luccicore. Di tale punto, da noi detto «velato», l'Italia offre un esempio mirabile nel parato di S. Giovanni nel Museo dell'Opera del duomo di Firenze. Alla fine del '300 è in uso il «punto serrato» che imita la tessitura e l'arazzo ed è di una grande perfezione e regolarità.
Dell'origine del r. mancano notizie sicure, ma ne documentano l'esistenza antichissimi scritti, sculture, graffiti, ecc. delle più grandi civiltà d'Oriente, l'assorbabilonese, la persiana, la siriana, l'egizia. Fra i più antichi esempi noti è la benda egizia del Museo d'antichità di Torino, anteriore al sec. XII a. C.; di probabile provenienza greca e risalente forse al IV sec. a. C. è il r. figurato su lana color porpora all'Ermitage di Leningrado. Sia in Grecia che in seguito a Roma la tradizione, basatasi su Plinio, vuole che il r. giungesse tramite i Frigi. Fra i r. più antichi si contano pure quelli cinesi, a motivi simbolici; da essi deriva più tardi il r. giapponese, che dal sec. VII in poi si adorna di un'eccezionale varietà di motivi e vivacità di colori. Del sec. VI sono i r. copti, nei quali è manifesta l'influenza dell'arte classica, oggi sparsi un po' per tutti i musei d'Europa, provenienti in buona parte da Ahmim, la città che ha dato il maggior numero di questi celebri lavori d'ago. Importante, pure se esiguo, il gruppo del Museo sacro vaticano, donato dalle Missioni francescane d'Egitto.
Per l'arte del r. il medioevo segna il momento del maggiore sviluppo, documentato da opere mirabili; anche allora, come già ai tempi più remoti, l'Oriente è il più ricco centro di propagazione di quest'arte raffinatissima,
caratteristici i contorni fortemente segnati in nero, l'uso di iscrizioni dedicatorie e di-dascaliche su lunghi nastri, l'abbondanza di minuti ornamenti. Il disegno è trattato in modo elementare senza ricerca di ombre o di rilievi. Si conservano molti preziosi esempi di questa maniera, in uso specialmente nelle «tobale» (paramento d'altare del Museo di Cluny, Halberstadt, Rubesberg, Lüne, Wien-hausen, Praga (paliotto di Anagni). Un esempio di singolare r. medievale è il manto detto di s. Enrico del Tesoro di Bamberg: incerta l'origine del ricamatore, un certo Ismaele.
Il lusso dei r. orientali si diffuse in Francia con le Crociate; il periodo più glorioso è il '200 e il '300 (paliotto dell'Hôtel-Dieu di Château-Thierry), ma anche il '400 ha bellissimi esempi (r. della cattedrale di Angers). Dal '400 in poi si fanno frequenti i rapporti e gli scambi con l'Italia. Carlo VIII condusse con sé esperti ricamatori italiani e così Caterina de' Medici che chiamò in Francia il famoso autore di modelli per r., il veneziano Federico Vincìolo; con il '500 e il '600 fiorisce una vastissima produzione di volumi riguardanti il r. e si sviluppa sempre più quest'arte che dalla chiesa passa anche ai palazzi, mentre ai simboli sacri si sostituiscono soggetti profani, mitologici; si accentua l'uso di motivi floreali e non di rado si riaffacciano motivi classicheggianti di volti entro ornati. Uno degli esempi più importanti di arte profana rimane tuttavia il famoso r. medievale di Bayeux, in cui è narrata la storia della conquista dell'Inghilterra per opera dei Normanni, quasi settanta metri di tela ricamata con ingenuo realismo romanico, che la tradizione vuole eseguito interamente da Matilde, per lo sposo Guglielmo il Conquistatore.
Anche le Fiandre hanno dato opere mirabili, uscite specialmente dai laboratori di Bruges; particolarmente legate alle opere di pittura (piviale del Tesoro di Vienna, ispirato forse allo stesso Van Eyck; paramento di Grunbergen del Musée du Cinquantenaire di Bruxelles). La Spagna sotto l'influenza araba, si distingue per ricchezza di ornati, di ori e di perle; famoso il «manto della Vergine» del Sagrario.
Dal '400 in poi sono pervenuti numerosi nomi di celebri ricamatori, fra i quali Giacomo Rainaldo da Mantova, Geri di Lapo da Firenze (paliotto con storie di santi a Manresa in Catalogna, in «opus forentinum») il veronese Paolo di Bartolomeo (paliotto di S. Giovanni a Firenze) Antonio di Giovanni Fiorentino, il veneziano Piero di Giovanni; fra le donne, Antonia Peregrina, Caterina Cantona, la venerabile Tommasina Fieschi. I ricamatori, come i maestri vetrai, ricorrevano ad altri artisti i cui disegni traducevano più o meno fedelmente; tra i più attivi disegnatori di modelli sono il Baldinucci, Alessandro Paganino, Niccolò di Aristotele, perfino Iacopo Bellini. Si devono i disegni di molti ricami a grandi artisti quali il Pollaiolo, il Botticelli, Raffaellino del Garbo, Raffaello, Niccolò dell'Abbate, Pierin del Vaga, Gian Lorenzo Bernini.
Con il '700 la Francia occupa il primo posto nell'arte del r.; le grazie minute del rococo compiono miracoli di preziosità soprattutto nell'abbigliamento femminile e maschile e nell'arredamento domestico: fra i più famosi i petits points de St-Cyr. La supremazia francese dura fino a l'Impero, poi l'Italia riprende il suo posto rispetto di motivi cinquecenteschi. Nell'800, nonostante questa arte si sia industrializzata con le macchine (la prima risale al 1830 a S. Gallo; in Svizzera) riforniscono scuole locali con particolare carattere regionale in Italia e fuori e il r. diviene lavoro esclusivamente femminile. - Vedi tavv. XLV-XLVI.
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RICAMO - Particolare di palotto ricamato in corallo (sec. XVII) - Palermo, Museo nazionale.
e orientali sono per lo più anche le tinture tecnicamente perfette con le quali si coloravano le sete smaglianti. Gli esempi più importanti di r. bizantino si trovano tra i palazzi delle chiese; uno dei più noti il parato di S. Cesario ad Arles nella chiesa di Notre-Dame-de-la-Major (501-542). Tesori di quest'arte di derivazione nettamente bizantina sono i r. liturgici conservati in Moldavia, nel monastère di Putna, prezioso il r. rinvenuto nella tomba di Gunter, vescovo di Bamberga (1062), ora conservato nel Tesoro di quella Cattedrale, raffigurante Costantino sul cavallo bianco fra due simboliche figure di regine, in una composizione degna di un museo bizantino.
In Italia nei secc. XII e XIII esperti ricamatori venuti d'Oriente crearono uno dei centri più vivi a Palermo, prima con i Saraceni poi con Ruggero II. Di provenienza siciliana il celebre manto imperiale di Vienna (1133) e i paramenti in disastro ricamati in oro con pappagalli affrontati entro circoli (Anagni) di lavoro cipresse.
Di grande valore per la purezza di disegno che si ispira alla pittura, i lavori ad ago di altre regioni d'Italia dell'Italia centrale il r. del Museo di Orvieto che segna con una tecnica rozza un delicatissimo disegno di probabile pittore senese; il mirabile palotto del Tesoro di Anagni con la Vergine e storie di santi disegnato da pittore affine al Torriti o al Cavallini (Toesca); e del sec. XIV, ma ancora fortemente bizantinaggirante e di una maestosa purezza di motivi, quel capolavoro dell'arte del r. che è la dalmatica di Carlomagno del Museo sacro vaticano.
Dall'Inghilterra nel '200 e '300 provengono i r. detti ad «opus anglicanum»; su stoffe di lino i r. in seta, oro e argento narrano episodi del Nuovo Testamento e vite di santi disegnando figure austere entro quadrilobi intrecciati (piviali di Sion e di Londra), entro circoli (piviale di Anagni), entro archi acuti (piviali di S. Giovanni in Latte-rano a Roma, di Pienza, Bologna, Toledo, ecc.). Un poco più tardo lo stile del pivaie inglese del Victoria and Albert Museum di Londra in seta rossa con l'albero di Jesse, cui una ricca flora fa da sfondo alle figure, in sostituzione dei consueti motivi architettonici.
Nei r. della Germania detti «ad theuthonicum» sono

e orientali sono per lo più anche le tinture tecnicamente perfette con le quali si coloravano le sete smaglianti. Gli esempi più importanti di r. bizantino si trovano tra i parati delle chiese; uno dei più