RELIQUIARIO

RELIQUIARIO. - Denominazione corrente dell'oggetto prescelto a contenere reliquie; ma fin dalla antichità esso ebbe grandissima varietà di denominazioni a seconda della sua foggia.

I nomi più correnti che si incontrano nei testi sono: reliquarium, vas, vasculum, busis, theca, lipsanotheca, hie-

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(fot. Sansani)
RELIQUIARIO - Scrigno d'oro, adoperato come encolpio, con reliquia della s. Croce; a destra della croce si scorre la figurina di Costantino (sec. VIII-IX). Roma, basilica di S. Pietro, Tesoro.

rotheca, staurotheca, philacterium, chrismarium, conditorium, conservatorium, custodia, gestatorium, sanctimonium, repositorium, jocale, phiala, ampulla, acerra, arca, cista, coffrus, coffinus, ladula, scrinium, locus, loculus, sarcophagus, sepulcrum, tumba, griba, feretrum, capsa, capsella, capsula, scatula, trucha, domus, castrum.

Assai varia è la materia adoperata nel preparare i r. Già s. Girolamo parla di reliquie contenute in un «modico vasculo pretioso linteamine circumdatum» (Contra Vigilantium, 4: PL 23, 357); fin dal tempo antico si hanno r. in oro (Lib. Pont., I, pp. 179, 261, 374; Martino di Tours, De gloria martyrum, 11: PL 71, 716, ecc.); in argento (De miraculis s. Stephani, I, 8: PL 41, 839; G. B. De Rossi, La capsella reliquiaria argentea africana, Roma 1888); poi in bronzo, in rame, in piombo, in cristallo, pietra, argilla, vetro, osso, avorio, legno; in seta, broccato, lino.

Questi r. furono adoperati per racchiudere particelle della S. Croce o terra dei Luoghi Santi o per contenere reliquie «ex ossibus» o per contatto di santi martiri; vennero situati sotto gli altari, come mostrano quelli rinvenuti nelle antiche chiese dell'Africa romana (non pochi riprodotti in P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne d'Afrique, Parigi 1907, nn. 262, 275-78, 280-84, 321) altri vennero esposti alla venerazione: tra questi il gruppo antico più cospicuo è rappresentato dal tesoro di reliquie che i papi raccolsero nella cappella del diacono martire s. Lorenzo nel patriarchio del Laterano, oggi nel Museo Sacro della Biblioteca vaticana. Queste reliquie erano racchiuse in uno scrigno di cipresso che porta ancora l'iscrizione: «Leo indignus tertius episcopus, Dei famulus, fecit (795-817); al tempo di Innocenzo III vi si aggiunsero le parole Sancta Sanctorum; esso contenne r. della S. Croce, come la croce d'oro smaltata scoperta già dal tempo di papa Sergio I (687-701) e la sua teca istoriata, una croce gemmata, una croce lignea, teche d'argento con custodie di Pasquale I (817-24); cofani d'argento contenenti l'uno il capo di s. Agnese, l'altro di s. Prassede con relative custodie; cassette di rame, di ottone, di legno di cedro, capsule d'avorio, sacchetti di seta, vasi di cristallo, ampolline vitree, pissidi di legno a colori. Il tutto venne illustrato da H. Grisar (Il Sancta Sanctorum ed il suo tesoro sacro, Roma 1907).

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Si ricordano anche le capselle argentee del sec. v-vi rinvenute nel 1871 nelle fondazioni dell'altar maggiore nel duomo di Grado (G. B. De Rossi, Le insigni capselle reliquarie scoperte in Grado, in Bull. arch. crist., 2ª serie, 3 [1872], pp. 155-58 e tavv. 10-12; 3ª serie, 3 [1878], pp. 49, 52; P. L. Zovatto, La capsella argentea di Grado con le imma-

gini clipeate, in Aquileia nostra, 23 [1952], coll. 17-26) e i r. del Tesoro di St-Maurice d'Agaunum (M. Besson, Antiquités du Valois [Ve-Xe siècle], Friburgo in Sv. 1910; V. AGAUNO).

BIBL.: J. Braun, Die Reliquière des christ. Kultes und ihre Entwicklung, Friburgo in Br. 1940. Enrico Josi

In epoca romanica i r. assunsero la forma della reliquia che custodivano: a forma di testa con pietre preziose negli occhi, modellazione ferma e suggestiva (testa reliquiario del papa s. Alessandro, dell'orafo Godefroid de Huy, a Bruxelles, Musées royaux d'art et d'histoire), oppure di braccio (Messina, Cattedrale, r. di s. Marziano), di costola (Namur, monastero di Notre-Dame, r. della costola di s. Pietro fatto da Hugo d'Oignies, 1228). Allora vi furono anche cassettine reliquiarie a forma di scrigno con ricca decorazione di smalti champlevis su motivi figurativi, come quella di S. Servais a Maestrich (sec. XI-XII) di officina mosana o le altre limusine (Agrigento, Cattedrale; Aosta, parrocchiale di Villanova Baltea [riprodotta alla V. LIMOGES]; Firenze, Bargello) e r. di varia forma possono vedersi nel Tesoro della basilica di S. Francesco di Assisi tra i quali il famoso r. della veste inconsuitle e quello dei sandali di s. Francesco e del velo di Maria nel duomo di Padova, di cui uno di

grandiose proporzioni a guglie gotiche, come piacquero moltissimo in Spagna e in Sicilia dopo l'esempio dato da Juan de Arpha. Continuò nello stesso periodo gotico l'uso dei busti reliquiari in argento e in argento dorato, spesso con base riccamente ornata con smalti (Firenze, Duomo, r. di s. Zanobi; Gorizia, Duomo, r. di s. Ermagora), spesso patinando, per rendimenti realistici, di smalto le guance, come fece il famoso orafo Giovanni di Bartolo per il busto reliquiario di s. Agata, unico rimasto, nella cattedrale di Agrigento, gli altri due per la Basilica Lateranense essendo andati perduti. Ma nel periodo gotico si venne determinando per il r. un tipo costante usato anche per l'esposizione della Eucaristia, composto di tre elementi: base a contorno mistilince, spesso decorato da smalti, fuato interrotto da nodo esagonale, e il r. vero e proprio, in cui dentro una capsella veniva custodita la reliquia. La fantasia degli artisti aggiunse motivi di angioletti adoranti, mitigando, con l'orizzontale taglio delle ali espanse, il verticalismo della linea ascensionale (Pistoia, Duomo, r. di argento dorato; Monreale, S. Martino delle Scale, r. di s. Gregorio, ecc.) oppure, dentro le nicchie, statuette di santi, dando agli archi forme appuntite oppure a punta di cuore, secondo i modi catalani; il che avvenne in Italia, nelle botteghe della Sardegna (Cagliari, chiesa di S. Giacomo), e in Sicilia (Castelbuono, Cattedrale), lentamente poi accogliendo le forme del Rinascimento (Firenze, S. Maria

(per cortesia del dott. B. Degenhart)

RELIQUIARIO - Cofanetto d'avorio del sec. x - Troyes, Tesoro della Cattedrale.

del Fiore, r. dell'orafo Salvi; Spoleto, r. di s. Euti-zio).

Alcuni esempi in argento dorato o in oro cesellato, decorato da smaltri, si possono vedere nella cattedrale di Cosenza, al Bargello, all'Accademia di Venezia (il famoso r. della S. Croce, a S. Martino delle Scale, Monreale); altre volte ebbero forma di croce doppia con filigrana e bracci gigliati come, sull'esempio di quelle francesi, se ne ebbero anche in Italia.

Durante il barocco, le reliquie si moltiplicarono e tutte le chiese ebbero un numero straordinario di r. eseguiti in legno dorato e intagliato ed anche busti reliquiari che seguirono le sorti della scultura con morbida e vivace modellazione delle vesti e dei capelli. Cappelle intere furono ornate da r. di tutte le forme, cassettine a guglie, a busti, a palme, posti in vario ordine in modo da ricoprire interamente le pareti (Veroli, Duomo). Nel secolo seguente, cioè nell'Ottocento, tanto fervore di r. si venne placando e quando si vollero comporre, si preferì, per la forma, imitare quella degli ostensori accogliendo nei motivi decorativi i nuovi repertori neoclassici e romantici. - Vedi tavv. XXXVI-XXXVIII.

BIBL.: oltre alle storie generali dell'arte (ad es., Venturi, P. Toesca, agli indici dei singoli volumi) cf. i catal. delle cose d'arte e di antichità d'Italia: M. Accascina, L'oreficeria senese in Sicilia, in Diana. Rosi. d'arte e di vita senese, 5, fasc. 1: id., L'oreficeria siciliana. Il tesoro di Enna, in Dedalo, ag. 1930; id., L'oreficeria ital., Firenze 1934; P. Toesca, Aosta, Roma 1936, p. 43 agg.; A. Santangelo, Cividale, Roma 1936, pp. 42, 99; E. Zocca, Assisi, ivi 1936, pp. 128, 137, 184, 205; A. Morassi, Antica oreficeria ital., Milano 1936, p. 38; anon., Mostra dell'antica oreficeria sarda, Cagliari 1937, tavv. 15-16; S. Gevaert, L'oreficerie mosse ne moy. a. dge, Bruxelles 1943; V. Viale, I principali incrementi del Museo civico d'arte antica, in Boll. Soc. perm. d'arch. e di belle arti, 1951, pp. 113, 148; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, p. 888 agg. Maria Accascina
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“RELIQUIARIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 443. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/reliquiario.