Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Sociologia e politica Questioni particolari

RIFORMISMO

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RIFORMISMO. - Il r. non è una teoria né si appoggia a una particolare ideologia, ma un atteggiamento pratico, che riguarda il metodo da seguire nel promuovere il progresso delle istituzioni sociali. In opposizione alle tendenze rivoluzionarie, le quali considerano l'ordine esistente come sorpassato o cattivo in tutti i suoi elementi e quindi si propongono di rovesciarlo con la violenza, per crearne uno del tutto diverso, il r. lo ritiene sostanzialmente buono, sebbene difettoso in parecchi aspetti, e conseguentemente si prefigge di ottenerne il miglioramento mediante riforme graduali e metodiche. Preso in questo senso, esso è un atteggiamento coevo allo spirito umano, il quale nelle correnti moderate rifugge dagli estremi del conservatorismo angusto e del rivoluzionarismo sovvertitore. Può pertanto riferirsi a qualsiasi istituzione sociale, in seno alla quale l'ansia del progresso e la volontà di correggerne i difetti conduce a promuovere riforme di struttura, lasciando sussistere quanto di buono esse contengono. Si sono avute, p. es., vivaci correnti riformiste nella Chiesa stessa, particolarmente nei tempi di decadenza disciplinare o del costume ecclesiastico, quali furono quelle diramatesi da Cluny e il movimento che si contrappose alla «riforma» protestante, che sotto Paolo III portò alla convocazione del Concilio di Trento.

Tuttavia dal sec. XIX in poi il r. ha acquistato un significato schiettamente politico. Storicamente si può considerare come riformista il movimento ideologico e sociale azionato dall'illuminismo (v.), che tanto influì sull'atteggiamento spirituale e pratico del sec. XVIII. La proclamazione e la divulgazione dei cosiddetti principi riformatori scatenò, è vero, una delle più grandi rivoluzioni mondiali, e nondimeno, se si eccettua il settore religioso, la loro applicazione non sovvertì del tutto l'ordine sociale, avendo tanto la dichiarazione dei diritti dell'uomo quanto la susseguente costituzione repubblicana mantenuto, sia pure sopra un piano razionalistico e agnostico, i diritti fondamentali dell'individuo, compreso quello di proprietà. Contro quest'ordine, in parte vecchio e in parte nuovo, si scagliarono le correnti rivoluzionarie.

Il secolo del r. fu il sec. XIX. Il Bentham ne introdusse il termine nella scienza politica e da allora si denominarono riformiste le correnti moderate dei più disparati indirizzi politici. Durante il Risorgimento italiano furono tali i neoguelfi e il Gioberti, che diede al r. una base storiciata, mentre al lato opposto, con atteggiamento rivoluzionario, si schierarono i radicali e i mazziniani. La tendenza penetrò nello stesso socialismo, operandovi la divisione tra comunismo rivoluzionario, al quale rimasero legate le correnti più accese e più ligie ai principi del puro marxismo, e socialismo riformista, alieno dall'uso della violenza. La lotta tra le due tendenze ebbe riflessi non solo sulla politica interna ma anche sul piano esterno nelle varie internazionali (v. INTERNAZIONALE). Dalla storia si deduce, dunque, che il r. non è legato a nessuna particolare ideologia, ma può penetrare in tutte indistintamente o come elemento moderatore o come principio propulsore. È moderatore nelle correnti a tendenza rivoluzionaria, diventa propulsore in quelle conservatrici.

L'atteggiamento della Chiesa di fronte al problema sociale potrebbe molto bene essere definito riformista, sebbene il termine non sia di uso. Essa, infatti, riconosce che l'ordine sociale esistente non è perfetto e ha quindi bisogno di profonde innovazioni, che lo rendano più adatto a rispondere alle esigenze della vita moderna, con la creazione di nuove istituzioni e l'adozione di più adeguati provvedimenti, particolarmente riguardo all'organizzazione e retribuzione del lavoro e alla distribuzione più razionale della proprietà, per attenuare nei limiti del possibile le disparità sociali. Tuttavia ritiene che i miglioramenti auspicati non debbano essere conseguiti con la rivoluzione, ma con una sana e progressiva evoluzione. Autorevole espressione di questo atteggiamento è l'insegnamento di Pio XII nel discorso agli operai del 13 giugno 1943: «Non nella rivoluzione, ma in una evoluzione concorde sta la salvezza e la giustizia ». La violenza non fa che accumulare odi e rovine; « solo una evoluzione progressiva e prudente, coraggiosa e consentanea alla natura, illuminata e guidata dalle sante norme cristiane di giustizia e di equità, può condurre al compimento dei desideri e dei bisogni onesti dell'operaio » (AAS, 35 [1943], pp. 174-75).

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Antonio Messineo

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 907–909.

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Messineo, Antonio. “Riformismo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 907–909. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/riformismo.

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Messineo, Antonio. “Riformismo.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 907–909. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/riformismo.

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