ROBERTO BELLARMINO, SANTO

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ROBERTO BELLARMINO, santo. - Dottore della Chiesa, n. a Montepulciano il 4 ott. 1542, m. a Roma il 17 sett. 1621. Di nobile famiglia (la madre Cintia era sorella del card. Cervini, il futuro Marcello II), doveva partire per l'Università di Palermo quando nel 1558, subito dopo l'arrivo dei Geri, subito a Montepulciano, il giovane chiese al Lainez (v. di entrare nella Compagnia di Gesù.

Ammessovi il 21 sett. 1560. R. frequentò con successo al Collegio Romano il corso di filosofia tenuto dal Toleto e dal Mariana (v). Dopo cinque anni (1563-67) d'insegnamento letterario nei Collegi di Firenze e di Mondovì, iniziò a Padova il corso teologico, che terminò a Lovanio, ove nel 1569 lo mandò a S. Francesco Borgia (v.), come predicatore contro il protestantesimo nei Paesi Bassi. Ordinato sacerdote a Gand il 25 marzo 1570, il B. ottenne un notevole successo nella predicazione e nella lotta che ingaggiò contro gli errori di Michele Bajo (già condannato da Pio V, il 1° ott. 1567), appena iniziato l'insegnamento di teologia nella casa dei Gesù (ott. 1570), in cui prese come testo, commentando la Summa Theologica di S. Tommaso. Richiamato a Roma, per ragioni di salute, dal Padre generale Mercuriano, gli fu affidato, al Collegio Romano, la nuova cattedra di controversie, che doveva rendere illustre con le Disputationes et controversiae christianae fidei, composte in 14 anni di assiduo insegnamento (1575-88). Nell'ott. 1580 partì per Parigi come teologo del card. legato Gaetani, mandato da Sisto V a tutelare gli interessi cattolici, dopo l'assassinio di Enrico III. L'atteggiamento equilibrato del B. attirò l'ammirazione dello stesso Enrico IV, che, convertitosi, vide sempre nel Santo un amico sincero. Morto Sisto V (27 ag. 1590), il B. ritornò a Roma a dove lavorò intensamente per l'edizione sito-elementare della Vulgata (1591-92). Riprese l'ufficio di padre spirituale al Collegio Romano (l'incarico gli era stato dato nel 1588, al termine del suo insegnamento controversio stico) e come tale diresse negli ultimi mesi, assistendo al momento della morte, s. Luigi Gonzaga (21 giugno 1591).

Rettore del Collegio Romano nel 1592, assistette l'anno seguente, alla V Congregazione generale dell'Ordinare, ove fu designato come membro della Commissione stabilita per dare l'ultima mano alla Ratio studiorum della Compagnia. Il B. fece sagge proposte, accettate all'unanimità, soprattutto quella di porre come regola di seguire s. Tommaso nella teologia speculativa (scolastica). Nel 1595 venne nominato provinciale di Napoli, ove per le sue doti morali fu altamente apprezzato dallo stesso s. Bernardino Realino. Morto il card. Toledo, teologo del Papa, Clemente VIII, dietro consiglio del Baronio, scelse il B. a tale ufficio e pertanto lo richiamò a Roma all'inizio del 1597 nominandolo contemporaneamente consultore del S. Uffizio ed esaminatore dei vescovi, finché il 3 marzo 1599 lo creò cardinale, con il titolo di S. Maria in Via, cambiato poi, per devozione a s. Carlo Borromeo, con quello di S. Prassede. Membro di molte congregazioni (S. Uffizio, Riti, Indice, Riforma del Breviario, Esame del matrimonio di Enrico IV) e apprezzato consigliere di Clemente VIII, il card. B. continuò la sua attività teologica di prima, niente mutando delle sue abitudini di umile religioso. Nemico dell'adulazione, fece conoscere al Papa con nobile franchezza gli abusi da correggere nel governo della Chiesa, con il noto memoriae De rebus reformandis. Nella controversia sulla Grazia, vivamente agitata nella Congregazione dei auxiliis, il B. sostenne, sostanzialmente, la parte di Molina (v.) e del suo Ordine, cercando però un terreno d'intesa tra le due parti e sconsigliando il Papa dal procedere oltre; con certa veemenza annunziò a Clemente VIII che mai sarebbe giunto ad una risoluzione definitiva della controversia.

Resosi vacante l'arcivescovo di Capua, il B. fu eletto a quella sede e consacrato vescovo dallo stesso Pontefice il 21 apr. 1602. Qualunque siano stati i motivi di questo repentino allontanamento da Roma, s. R. B. subito si recò a Capua per la residenza e diede prova di eccellenti qualità pastorali, nella predicazione, nell'insegnamento del catechismo, nelle disposizioni sinodali, nelle riforme, nelle relazioni con il suo clero, per il quale scrisse la Spiegazione del Simbolo (Roma [?] 1604). Morto Clemente VIII (3 marzo 1605), il B. partecipò ai successivi conclavi ove ebbe molti voti e donde uscirono, a breve distanza, Leone XI e Paolo V; questi volle a Roma s. R., che, rinunziando alla sede di Capua, fece parte della nuova Congregazione dei auxiliis, incaricata di terminare la ormai troppo lunga controversia sulla Grazia. Terminato il dibattito, senza alcuna decisione teoretica, il B. lavorò, con gran lena, nelle successive e gravi questioni politico-religiose nelle quali fu coinvolta la S. Sede: la controversia veneziana (1606-1607), ARPI (v.), nella quale il B. ribatté punto per punto gli errori del Sarpi e dei sette teologi veneziani suoi collaboratori; la controversia anglicana (1607-1609), suscitata dal giuramento antipapale, imposto dal re inglese Giacomo I ai sudditi cattolici il 5 luglio 1606. Il 22 sett. 1606 il Papa dichiarò illecito tale atto, ma l'arciprete Blackwell si rifiutò di pubblicare il breve pontificio; il B., valendosi di un'antica amicizia con l'arciprete, in una lettera piena di carità e dottrina, gli mostrò come il giuramento implicava il rifiuto del primato della Sede Apostolica; il Blackwell persistette nel suo errore e fu deposto. Il re Giacomo volle intervenire polemicamente nell'affare: nel 1608 fece circolare un'opera anonima: Triflici nodo triplex cuneus (i tre nodi erano: i due brevi pontifici e la lettera del B.); il cardinale rispose sotto lo pseudonimo di Matteo Torti. Il monarca inglese ripubblicò, ampliato, l'opuscolo precedente, cui premise una pomposa prefazione, ove, rivolgendosi all'imperatore Rodolfo II e ai colleghi dal continente, si faceva difensore del diritto divino dei re; il B. replicò con un'apologia della sua risposta (1609). Giacomo I tacque, ma in sua vece continuò l'Andrews, vescovo di Chichester, con la Tortura Torti (Londra 1609), a cui risposero due contraffetti del cardinale. La controversia gallicana (1610-12) ebbe origine dalla pubblicazione postuma e anonima dell'opera del giurista cattolico Guglielmo Barclay: De potestate papae (Londra 1609), ove l'autore propugnava l'assoluta indipendenza del potere civile da quello ecclesiastico, negando al Romano Pontefice qualunque potere, anche indiretto, sulle cose temporali: nella sua requisitoria antipapale il Barclay attaccava in modo particolare il De Romano Pontefice del B. Il cardinale confutò magi-

stralmente l'opera del defunto giurista, dando nuovi chiarimenti sulla dottrina del potere indiretto, che egli riteneva la migliore espressione della dottrina cattolica in materia. L'opera del B., presentata al Parlamento di Parigi, fu proibita il 10 nov. 1610. Il tempestivo intervento di Paolo V e una lettera del B. alla reggente Maria de' Medici riuscirono a farne sospendere l'esecuzione. In tanto il figlio di Barclay scrisse un libro in difesa dell'opera del padre, a cui rispose un confratello di S. R.

Nell'ultimo decennio il cardinale continuò ad essere «il facchino delle Congregazioni Romane» (così era chiamato il B. dai colleghi) sostenendo ulteriori fatiche per il bene della Chiesa: l'amministrazione della diocesi di Montepulciano (1607-11), il protettorato laborioso e fecondo dei Celestini (conciliando i due rami di Francia e Italia), la partecipazione GALILEA (v.), BRUGNATO (v.) CAMPANELLO (v.). L'appoggio prestato a S. Francesco di Sales per l'approvazione delle Visitandine (1616), la difesa della dottrina dell'Immacolata Concezione (1616-17). Dopo aver partecipato al Conclave, da cui uscì il 9 febb. 1612 Gregorio XV, il B. faccato dagli anni e dalle fatiche, ottenne di ritirarsi a S. Andrea del Quirinale, ove, visitato dal Pontefice e dai colleghi, piamente morì.

Ritenuto santo da tutti, la sua causa di beatificazione ebbe inizio l'anno dopo la morte e non si concluse che nel 1923. Il ritardo è dovuto a un complesso di circostanze storiche, tra cui emergono le animosità delle corti galliane e il non breve periodo in cui la Compagnia fu soppressa. L'eroicità delle virtù dell'insigne cardinale, riconosciuta a voce, ma non ufficialmente, da Benedetto XIV, fu proclamata da Benedetto XV nel luglio 1920. Beatificato nel 1923 e canonizzato il 29 giugno 1930 da Pio XI ebbe, il 17 sett. 1931, il titolo di dottore della Chiesa.

Opere. - Autore straordinariamente fecondo, il B. toccò quasi tutti gli argomenti della scienza ecclesiastica.

1. Controversia teologica

Il suo capolavoro sono le Disputationes de controversiis christianae fidei adversus

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(per cortesia del p. Archivista della Pont. Univ. Gregoriana) Roberto Bellarmino, santo - Lettera con la quale il B. offre le sue Disputationes alla Biblioteca del Collegio Romano ( 12 dic. 1608). Roma, Archivio della Pont. Univ. Gregoriana.

huius temporis haereticos ( 3 voll., Ingolstadt 1586-93;
huius temporis haereticos (3 voll., Ingolstadt 1586-93; 2a ed. riveduta dall'autore, 4 voll., Venezia 1596, che fu il modello di tutte le seguenti, molto numerose, di cui le più apprezzate sono: Parigi 1608, Praga 1721, Roma 1832-33), in cui svolge tutta la dottrina controversa tra cattolici e protestanti, in un piano semplice e completo: I. CRISTO: 1. Parola di Dio, rivelata (Ispirazione), scritta (Bibbia) e tramandata oralmente (Tradizione); 2. Verbo Incarnato, Capo della Chiesa: Trinità, Incarnazione, Unione Ippostatica, scienza umana di Cristo, discesa all'inferno; mediazione di Cristo;

3. Il Sommo Pontefice, Vicario di Cristo: primato del romano pontefice, il papa e l'anticristo, l'infallibilità, potere del papa in temporalibus

II. CHIESA: 1. riunita in Concilio e dispersa nel mondo; 2. membri della Chiesa militante (chierici, monaci, laici); 3. Chiesa sofferente: purgatorio;

4. Chiesa trionfante (felicità e culto dei santi, culto delle immagini e delle reliquie, pratiche di pietà verso i santi)

III. SACRAMENTI: 1. in genere; 2. in specie (Battesimo e Cresima; Eucaristia reale presenza, sacramento, sacrificio; Penitenza ed Estrema Unzione, Ordine e Matrimonio). IV. GRAZIA: 1. stato primitivo dell'uomo; 2. peccato originale; 3. restaurazione per opera di Cristo (comunicazione della Grazia; predestinazione; Grazia e libero arbitrio); 4. giustificazione e merito.

Il B., in occasione dei numerosi dibattiti religiosi, di cui fu pars magna, sviluppò, in ulteriori scritti, punti particolari toccati o abbozzati nell'opera maggiore. I principali sono: De exemptione clericorum (Parigi 1599), che in seguito fu incorporato al De membris Ecclesiae nelle Controversiae; De indulgentiis et iubilaeo (Colonia 1599) redatto in preparazione del giubileo del 1600. Particolarmente interessanti, per la storia della Chiesa e della teologia, sono le risposte del B. agli attacchi diretti contro Roma nelle varie circostanze, cui si è accennato sopra: Iudicium de libro Concordiae (Ingolstadt 1585) fonte critica al celebre libro simbolico del luteranesimo; De translatione imperii Romani a Graecis ad Francos (Anversa 1589): risposte a Flacco Ilirico, che negava la traslazione dell'impero fatta per autorità pontificia; in occasione dell'interdetto su Venezia s. R. rispose al Sarpi e compagni con 4 opuscoli in lingua italiana, poi tradotti in latino.

5. Esegesi

In omnes Psalmos dilucida expositio (Roma 1611); più di 30 sono le successive edizioni: sebbene non immune da alcuni errori d'interpretazione letteraria (il B. era un autodidatta in lingua ebraica), tuttavia questa dottrina espositio, soffusa di intima pietà, contribuì a fare conoscere al clero il valore dottrinale e ascetico del Salterio; De editione latina vulgata, quo sensu a Concilio Tridentino definitum sit. ut ea pro authentica haebatur (postuma, Würzburg 1749).

6. Ascetica

Numerosi opuscoli rivelano l'intenso suo fervore: De ascensione mentis in Deum (Roma 1615); De externa felicitate sanctorum (ivi 1616); De gemita columbae seu de bono lacrymarum (ivi 1616); De septem verbis a Christo in Cruce probatis (Anversa 1618); De arte bene moriendi (Roma 1620); De cognitione Dei (postumo, Lovanio 1861).

Per quelle persone, cui Dio ha data maggior responsabilità sociale, il Santo detto precise norme per la santificazione personale e per il buon governo della Chiesa e dello Stato: De officio primario Summi Pontificis et eiusdem Pontificis responsiones (in appendice alle Epistolae familiaries); Admonitio ad episcopum Theanensem, nepotem suum, quae necessaria sint episcopo qui vere salutem suam aeternam in tuto ponere velit (Parigi 1616); De officio principis christianis (Roma e Anversa 1619), dedicata al principe Ladislao, figlio del re polacco Sigismondo 111.

7. Oratoria

S. R. fu un predicatore assiduo, che non curò tanto l'eleganza dello stile quanto la vigoria del ragionamento e la solidità del contenuto dottrinale: Conciones habitae Lovanii (Colonia 1615); Exhortationes domesticae (postumo; Bruxelles 1899). Il p. Tromp cura ora gli Opera oratoria postuma (10 voll., Roma 1940) seg.: sono già usciti vari volumi).

8. Storia

De scriptoribus ecclesiasticis (Roma 1613): elenco degli autori cristiani dalle origini al 1500.

(per cortesia del p. Archiviata della Pont. Univ. Gregoriana)

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ROBERTO BELLARMINO, santo - Una pagina delle Disputations de controversis christianae fidei adversus huius temporis haereticos, II, Venezia 1599, coll. 373-74 con correzioni autografe del B. Si tratta dell'esemplare ricordato nella lettera del 1608 - Rom. Archivio della Pont. Univ. Gregoriana.

Dietro istanza di Muzio Vitelleschi, allora assistente di Italia, il B. scrisse l'Autobiografia (1613), come documento per la storia della Compagnia di Gesù: questa narrazione, che riflette il candore del Santo, fu un'arma in mano agli avversari. Recognito librorum omnium etiam in quo (1607): una specie di retractationes di tutta la produzione scientifica.

9. Catechetica

L'argomento diffuse furono le sue opere: Dottrina cristiana breve (Roma 1597); Dichiarazione più copiosa della dottrina cristiana (ivi 1598). Per altre opere edite e inedite V. le Bachelet, Austriam Bellarminam, Parigi 1913.

Le Opera omnia ebbero le seguenti principali edizioni: 7 voll., Colonia 1619-20; Parigi 1619, Venezia 1722-29; 8 voll., Napoli 1856-62; 12 voll., Parigi 1870-74.

Valutazione. - S. R. B., che per acume di ingegno (come risulta dal suo atteggiamento personale nella controversia de auxiliis) e per sensibilità teologica (era ben capace di creare nuove teorie, ad es., sulla Grazia, sul potere del papa) poteva essere un secondo card. Gaetano, preferì un'altra via. Pur riconoscendo l'alto valore della speculazione medioevale (è una favola la sua opposizione alla scolastica), in particolare di quella tomistica, tuttavia, da uomo sensibile ai problemi dell'ora, intuì che dopo gli attacchi del protestantesimo occorreva respingere l'avversario sullo stesso campo e con le stesse armi. Il contatto diretto avuto, nel fior degli anni, a Lovano con l'eresia protestante, nelle sue varie forme e derivazioni, contribuì a dare al suo poderoso ingegno quell'insospettato successo.

Il B., servito da un particolare senso di concretezza, combatté il protestantesimo della seconda generazione, che per una specie di ripiegamento su se stesso aveva cercato di dare alle esperienze personali di Lutero e di Calvino un apparato di prove, tratte dalla Scrittura e dai primi scrittori ecclesiastici, che avrebbero dovuto giustificarle agli occhi dei numerosi seguaci. Pertanto nelle Controversiae del B. non si deve cercare il Lutero della storia, quello dalle profonde e talora sincere commozioni interiori, ma il Lutero ormai fissato in lineamenti a lui imposti dagli ammiratori della seconda ora. Il teologo del Collegio Romano lottò contro il luteranesimo freddo e toggio di Melantone, soprattutto di Martino Chemnitz, del quale si diceva: si Martinus [Chemnitz] non fuisset, Martinus [Lutherus] non stetisset.

La sua lotta fu piena e volle essere tale, per far rileggere il nemico su tutta la linea. I suoi predecessori avevano risposto a questa e a quella difficoltà, il B. volle rispondere a tutte e pertanto la sua opera è una vera summa di tutte le controversie antiprotestantiche. Il metodo seguito rispecchia le esigenze del momento, di quella particolare struttura mentale che l'umanesimo e la «Riforma» avevano creato e diffuso in tutta Europa: Scrittura, documenti, storia, non sillogismi, non speculazioni o litigi di scuola. La tattica bellarminiana ebbe presente questa psicologia del contraddittore e pertanto le sue risposte sono dosate e pertinenti. Dopo l'esposizione della dottrina protestante attinta a fonti dirette (nessun cattolico, forse, nel'800 lesse, a Lovano, più opere eretiche del B.) e fatta con ampiezza non usuale (onde alcuni cattolici si scandalizzarono) anche se le parti non sempre appaiono ben articolate. L'autore oppone l'insegnamento cattolico, che attinge dai testi biblici, interpretati letteralmente dalla patristica, di cui, per l'epoca, mostra ampia e profonda conoscenza. La Scrittura non è presa nel suo significato pieno e complesso, come lo può fare il biblista moderno, che ha di tutta la Rivelazione scritta una conoscenza organica, ma è usata come locus theologicus, nel senso di Melchior Cano, come argomento ad hoc. Con lo stesso criterio attinge dai Padri, di cui cita il testo caratteristico, che risponde a quella particolare negazione; il contesto è trascurato. Della ragione il B. fece quell'uso che poteva interessare e muovere una mente protestante: mise in luce l'aspetto morale della dottrina cattolica, il suo intimo nesso con la vita reale, con l'esigenza di una logica naturale e incontrovertibile. Per quanto oggi sembra povero e scarno questo bagaglio del grande controversista del sec. XVI, è da ricordare che ottenne lo scopo desiderato, poiché il successo fu immediato, largo e duraturo. I protestanti implicitamente riconobbero che la risposta era superiore all'attacco: ad Heidelberg nel 1600 si fondò un Collegium antibellarminianum e per mezzo secolo l'opera del Santo fu il bersaglio principale della polemica anticattolica: più di 200 opere si scrissero contro le Controversiae.

I cattolici sentirono tutta la fierezza di avere un tale difensore; sono noti i lusinghieri giudizi del card. Baronio e di s. Francesco di Sales. Lodi non puramente convenzionali, poiché tutta la teologia dei secc. XVII-XIX, in parte del secolo nostro, è tributaria, nella sua struttura fondamentale, del metodo instaurato dal B.

La sua opera e il suo metodo hanno inciso profondamente nella storia della Chiesa e della teologia, le sue dottrine sul Papa e sui Sacramenti (p. es., sull'opus operatum) hanno arricchito la tradizione dottrinale del cattolicesimo, i suoi opuscoli spirituali hanno nutrito la pietà di tante anime, il suo catechismo, ispirato alla concretezza mentale del popolo, ha istruito per secoli tanta parte della cristianità, la sua dedizione a Cristo e al suo Corpo Mistico fu tale, da essere esempio più ammirabile che imitabile.

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