ROVETO ARDENTE

ROVETO ARDENTE. - L'espressione ricorda il fatto miracoloso di Ex. 3, 2-22, contenente il racconto della «vocazione di Mosè» (v.). Il futuro condottiero, allora oscuro fuoruscito israelitico dall'Egitto, nell'umile funzione di pastore al servizio di un capo madianita, Iethro (v.), essendo al Sinai a guardia del gregge, vide un «roveto» o cespuglio spinoso (ebr. sēneh, cf. arabo sanan, accad. sinā «spina»), che pur essendo in fiamme («ardente») non si consumava. Incuriosito dalla singolarità del fatto, si accostò: con quel mezzo Dio gli si manifestava sensibilmente.

Invitato Mosè al rispetto, Dio gli affidò la missione di liberare il suo popolo dalla servitù egiziana, rivelandogli il suo nome, Jahweh (v.). Il fuoco è uno degli elementi

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ROVETO ARDENTE - Mosè innanzi al r. a. mentre Dio gli parla, Affresco attribuito a Guglielmo di Marcillat (inizio del sec. XVI) - Palazzo Vaticano, soffitto della Stanza di Eliodoro.
(fot. Alinari)
comuni nelle teofanie in varie forme (già con Abramo: Gen. 15, 17); concepito immateriale, appariva particolarmente adatto al fine simbolico.

Nella regione sinaitica oggi è diffuso un tipo di cespuglio spinoso di una rosacea, detta crataegus sinaitica.

BIBL.: M. Jullien, Sinā et Syrie, Lilla 1893, p. 118; L. Fonck, in M. Hagen, Lex. Bibl., II, p. 789. Giovanni Rinaldi
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“ROVETO ARDENTE.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 843. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/roveto-ardente.