RUGGERO I, conte di Calabria e di SICILIA. - Ultimo figlio di Tancredi di Altavilla, giunse in Italia quando il fratello Roberto era già conte di Puglia; da lui fu mandato a guerreggiare in Calabria, ne completò l'occupazione con la presa di Reggio nel 1060 e ne pretese una parte a titolo feudale (1062), quando già si era intrapresa la conquista della Sicilia. Questa impresa poté apparire come una cro
ciata, ma era imposta da necessità militari, politiche ed economiche.
Roberto il Guiscardo (v.) che l'aveva promossa vi partecipò solo in qualche momento e investì R. delle terre occupate e da occupare con il titolo di conte di Calabria e di Sicilia. La completa occupazione dell'Isola richiese però altri vent'anni di lotta continua, perché i superstiti nuclei musulmani, rinforzati da elementi continuamente affluenti dall'Africa, si difendevano accanitamente sino talvolta a prendere l'offensiva e poté dirsi conclusa soltanto nel 1099 con la presa di Noto. Almeno da avventure rischiose, R. non partecipò alla prima Crociata, ma facendosi cedere dai deboli successori di Roberto il Guiscardo i territori calabresi e siciliani che questi si era riservato, in cambio degli aiuti forniti contro i sudditi ribelli, consolidò la sua signoria sicurolacabrese ed attese ad organizzarla, valendosi di elementi normanni e di elementi indigeni, latini, greci o musulmani.
La conquista della Sicilia comportava la necessità di ordinare nell'Isola i rapporti ecclesiastici che la conquista musulmana aveva profondamente turbati e di renderli corrispondenti alle condizioni create dalle nuove circostanze. R. si rivolse perciò alla S. Sede. Questa però era ancora preoccupata dalle lotte contro Enrico IV imperatore; perciò Urbano II il 5 luglio 1098 concesse a R. di procedere nell'assestamento come legato apostolico e fu questo l'inizio di quell'istituto che monarchia sicula (v.) e durò anche quando non sussistevano più le circostanze che l'avevano creato.
Morì a Mileto il 22 giugno 1101. Ricerche recenti dimostrano come egli, rispettando la proprietà privata esistente, riservasse al demanio regio la massima parte delle terre che sotto i musulmani avevano appartenuo al fisco limitando al minimo le concessioni feudali, mentre il regolare funzionamento della sua autorità sovrana faceva illanguidire e spegnere nelle città quei germi di regime autonomo che si erano manifestati nell'ultimo periodo della dominazione musulmana.