RUPERTO di DEUTZ (Rupertus Tuitiensis). - Teologo e abate benedettino, n. a Liegi ca. il 1075, m. a Deutz nel 1130. Monaco a S. Lorenzo di Liegi, nel 1110 fu ordinato sacerdote e nel 1115 passò al monastero di S. Michele di Sieburg (Colonia). Eletto abate di S. Eriberto di Deutz (1120), ebbe il dolore di assistere all'incendio del suo monastero (1128).
Scrittore di sorprendente fecondità, toccò prevalentemente temi esegetici e teologici. Dopo alcuni saggi giovanili (inni e cronaca di S. Lorenzo di Liegi), nel 1111 redasse la prima grande opera De divinis officiis (PL 170, 11-332) spiegazione, fortemente simbolistica, dell'Ufficio divino (I, I), della Messa (I, II) e dell'anno liturgico (II, III-XII). Il De voluntate Dei (ibid. 437-54) e il De omnipotentia Dei (ibid. 453-78) si riferiscono alla sua


Il De S.ma Trinitate et eius operibus ll. 42 (PL 167), scritto nel 1114-17, è una prolissa esegesi dei primi libri del Vecchio Testamento, dei Profeti maggiori e dei primi capitoli dei Vangeli, in cui R. si ferma sui passi che meglio rispondono al suo scopo. Gli ultimi 9 libri trattano delle opere e dei doni dello Spirito Santo. Seguirono i commenti: In Job (PL 168, 963-1196): compendio dei Moralia di S. Gregorio Magno; In Prophetas minores (ibid. 9-836): interpretazione mistica; In Canticum Canticorum (ibid. 939-62): applicato all'Incarnazione e alla Vergine; In Librum Ecclesiastes (ibid. 1195-1306); In Apocalipsism (PL 169, 827-1215): interpretata (con certo rispetto del senso letterale) come profeta riguardante la vita concreta della Chiesa nel suo sviluppo storico; è forse la migliore opera esegetica di R. Il De victoria Verbi Dei ll. 13 (ibid. 1215-1502), scritta a richiesta dell'abate Cunone (ca. 1118), è un abbozzo di teologia della storia, dalla caduta degli Angeli alla vittoria di Cristo sull'Anticristo. L'opera è completata dal De gloria Filii hominis super Matthaeum ll. 13 (PL 168, 1307-1634), ADOZIANISMO (v.) del sec. XII. Il De glorioso rege David ll. 14 (perduto) era un commento ai libri dei Re, ove R. esaltava il regno di Cristo prefigurato da quello di Davide. A istanza di Cunone, ormai vescovo di Ratisbona, R. scrisse due opere di polemica antigiudaica: Annulus seu
dialogus christiani et iudaei ll. 3 (PL 170, 559-610) e De glorificatione Trinitatis et processione Spiritus Sancti (PL 169, 9-202): in quest'ultima cerca dimostrare che il Vecchio Testamento contiene in semine la dottrina cristiana sul Mistero trinitario. Il De incendio oppidi Tuitii (PL 170, 333-50; MGH, Scriptores, XII, pp. 629-37) ha importanza storica; è invece un saggio d'interpretazione personale della vita benedettina il Super quaedam capita regulae divi Benedicti abatis (ibid., 477-538), scritto dopo la sua visita a Montecassino (1124-25). R. chiuse la laboriosa esistenza con il De meditatione mortis (ibid., 357-90), dialogo dell'autore con la propria anima.
Allegorista spinto in esegesi, antidiaclettico dichiarato in teologia, R. di D. fu di una febbrile e indisciplinata attività, in cui, pur manifestando ampia cultura, vivo calore di stile, pietà sincera, non riuscì a fare opera veramente costruttiva; nessuno dei suoi lavori si è imposto alla considerazione dei posteri. Egli è ricordato più che per i numerosi e geniali spunti (che potrebbero essere ulteriormente valorizzati), per opinioni eucaristiche, che fin da principio provocarono sospetti e accuse (cf. Guglielmo di Saint-Thierry, Ep. ad quemdam monachum: PL 180, 342), che neppure in seguito interpreti benevoli sono riusciti a dimostrare completamente infondati. Egli infatti esordì con una concezione decisamente diofisica del Mistero dell'altare (una specie di nestorianesimo eucaristico, passato alla storia con il nome di « impanazione »): affermò la presenza simultanea delle due nature (l'umanità di Cristo e la sostanza immutata del pane) unite nella persona del Verbo: « Verbum immudum caro factum, panis visibilis fit, non mutatum in panem, sed assumendo et in unitatem personae suae transferendo panem » (In Io. 6: PL 169, 181). Né fu più felice nella terminologia concernente le specie eucaristiche e il modo di presenza del Corpo di Cristo, però nelle opere della maturità attenuo la crudezza di alcune espressioni.