SARA (ebr. Šārah = principessa « Settanta Σέ222 »). - 1. Moglie di Abramo; era sua sorella per parte di padre, ma figlia di un'altra madre (Gen. 20, 12): Iescha (v.), figlia di Haran e sorella di Lot (ibid. 11, 27-31), come ritengono Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., I, 6, 9) e s. Girolamo (PL 22, 956).
Abramo (v.) da Ur dei Caldei alla terra di Canaan. La carestia li spinse in Egitto, ove S. fu rapita e condotta al Faraone, al quale l'aveva presentata Abramo come propria sorella e non come sposa; ma il Faraone presto la riconsegnò ad Abramo, essendo stato punito da Dio (Gen. 12). Un simile episodio ricorre più Abimelech (v.), re dei Filistei (ibid. 20). Afflitta da lunga sterilità, e tardandosi a compiere le promesse divine, S. diede in moglie ad Abramo, in forza del diritto allora vigente, la propria serva egizia Agar, Ismael (v.) veniva ad appartenere legalmente. Ma il Signore riconfermò che da S. sarebbe nato il figlio erede delle promesse (Gen. 17, 15 sgg.); ed in quell'occasione ordinò ad Abramo di cambiare il nome suo e quello di sua moglie, che prima si chiamava Šāraj (probabilmente forma antiquata e meno chiara del nome Šārah). La promessa non tardò a compiersi: S. diede alla luce un figlio, Isacco (v.); aveva allora ca. 90 anni (Gen. 21, 1-8). In seguito, per dissapori di gelosia con Agar, S. indusse il marito ad allontanare Ismael e sua madre (ibid. 21, 9-21): s. Paolo, riferendo l'episodio, vede simboleggiati nelle due madri i due Testamenti, l'antico nella schiava Agar e il nuovo in S. libera che genera i figli nella libertà (Gal. 4, 22 sgg.). Morì in Hebron in età di 127 anni, e fu sepolta nella grotta di Makhpēlāh (v.), che Abramo acquistò in quell'occasione dagli Hittiti (Gen. 23).

2. Tra le altre donne di questo nome nel Vecchio Testamento è da ricordare S. figlia di Raguel e moglie di Tobia il giovane (Tob. 6-11). Dapprima tormentata dallo spirito malvagio Asmodio (v.), che le aveva ucciso i primi sette mariti (ibid. 3, 8), ne venne RAFFAELE, SANTO (v.), che predispose le sue nozze con Tobia suo cugino, quando questi si recò ad Ecbatana nella Media (Volg. Rages, oggi Hamadán nell'Irán) per riscuotere l'antico debito. La liturgia ha adottato nella Messa per gli sposi la bella formula di augurio e di benedizione pronunciata da Raguel nel matrimonio di sua figlia S. con Tobia: «Il Dio d'Abramo, il Dio d'Isacco ed il Dio di Giacobbe sia con voi, ed egli vi congiunga ed adempia in voi la sua benedizione» (Tob. 7, 15). Le feste nuziali celebrate ad Ecbatana si ripeterono poi a Ninive nella casa dei genitori di Tobia (ibid. 11, 15 sgg.). I due sposi trascorsero i loro ultimi anni ad Ecbatana nella casa di Raguel (ibid. 14, 21 sgg.).