SECOVIA (SECKAU), DIOCESI DI

SECOVIA (SECKAU), DIOCESI di - Diocesi e abbazia nella Stiria (Austria).

I. LA DIOCESI

L'attuale diocesi di S. ha una superficie di 16.373 kmq. con 1.106.581 ab. dei quali 970.000 cattolici; ha 360 parrocchie in 64 decanati, quasi 1000 sacerdoti e quasi 2000 suore (statistiche del 1952). Esiste la Facoltà teologica nell'Università, due seminari, molti istituti di educazione ed istruzione; quasi tutti gli ordini e congregazioni di rilievo vi sono rappresentati.

La diocesi di S. deve la sua origine all'arcivescovo Eberardo II di Salisburgo, il quale, con il consenso di Onorio III (22 luglio 1218) e dell'imperatore Federico II (17 febbr. 1219) creò, con sede nell'abbazia di S., uno di quei vescovati suffraganei che sono una Salisburgo (v.). La diocesi, di minima estensione, fu stabilita pro forma, in quanto il vescovo di S. era di fatto semplicemente il vicario generale dell'arcivescovo (1218-1786) per tutta la vastissima regione alpina

della Stiria superiore e inferiore, tanto distante dalla sede metropolitana, e vi esercitò una giurisdizione che, con l'andar del tempo, divenne praticamente quella di un vero vescovo ordinario. La prima residenza ufficiale fu il castello di Seggau, Stiria inferiore, grandioso complesso medievale; poi, già dal sec. XIII un palazzo nella capitale della Stiria, a Graz. Anche la diocesi si ingrandì alquanto fino al tempo di Giuseppe II, il quale, in seguito al riordinamento ecclesiastico dei territori austriaci, soppresse, con successiva approvazione pontificia, i vescovati suffraganei salisburghesi, nella loro forma originaria, sostituendoli con diocesi autonome: per la Stiria eresse la sede di S. con residenza a Graz, per tutta la Stiria meridionale, e la sede di Leoben, Göss (v.), per la Stiria settentrionale. Nel 1859, però, con un altro riordinamento, la parte della Stiria di lingua slovena fu eretta in diocesi propria (Lavant, con sede in Maribor), la diocesi di Leoben fu soppressa e tutta la Stiria di lingua tedesca unita nell'unica diocesi di S., sempre con residenza nella capitale Graz. Nel 1934, con il Concordato austriaco, cessarono le ultime prerogative dell'arcivescovo di Salisburgo, il quale rimane metropolita, secondo il diritto comune.

Fra i vescovi di S. si ricordano Martino Brenner (1585-1615), denominato il « martello dei protestanti », perché seppe con energia e costanza condurre a termine la difficile opera della Riforma cattolica in tutta la Stiria. Nel secolo scorso ebbe un simile compito il vescovo Romano Zängerle (1824-48), discepolo di s. Clemente M. Hofbauer, il quale dovette, con dure lotte e sotto immense difficoltà, superare la situazione deplorevolissima, religiosa e statale, creata dal giuseppinismo. Grande influsso ebbe, nell'epoca della Controriforma, l'Università di Graz, fondata appositamente da Carlo II (1585) e riconosciuta da Sisto V nel 1586. Carlo l'affidò alla Compagnia di Gesù che la tenne fino alla sua soppressione (1773). Durante il sec. XIX, per molti anni, i Benedettini di Admont fornirono i professori all'Università.

BIBL.: J. V. Zahn, Urkundenbuch des Herzogtums Steiermark, 3 voll., Graz 1879; E. Tomek, Gesch. der Diözese S., I, ivi 1917; id., Kurze Gesch. der Diözese S., ivi 1918; id., Kirchengesch. Österr., I e II, Innsbruck 1935-49, V. indici; H. Wesser-B. Welte, Graz, in Kirchenlex., 2ª ed., V, p. 1657 sge.; V. Redlich, Seckau, in LThK, IX, coll. 305-98; Schematismus der Diözese S., pubblicazione annuale ufficiale.

II. L'ABBAZIA

Il conte Adalramo di Waldeck eresse nel 1140, nella località dell'odierna St. Marcin (Stiria superiore, allora arcidiocesi di Salisburgo), un piccolo convento per i Canonici regolari di S. Agostino. Già nel 1143 esso fu trasferito sul posto dell'attuale S., più adatto. La canonia fiorì ben presto, arricchita da molte donazioni; vi si aggiunse un monastero di canonichesse, estinto dopo le devastazioni dei Turchi, alla fine del sec. XV. Sin dal 1359 il prevosto (abate) gode del diritto delle insegne pontificali. La floridezza dell'abbazia fu troncata da Giuseppe II che la soppresse nel 1782. Nel 1883 i Benedettini della Congregazione di Beuron acquistarono gli edifici rimasti, e vi eressero l'attuale abbazia benedettina. Nel corso degli anni procedettero a profondi restauri e ricostruzioni, specialmente della basilica, aprirono un ginnasio pubblico con convitto e si dedicarono molto all'apostolato liturgico. Sotto il nazismo vi fu una nuova soppressione (1941-45); ma la ripresa fu sicura e S. è tornata ad essere uno dei centri più in vista della vita culturale austriaca. Notevoli le molte pubblicazioni, soprattutto in materia di filosofia, storia, cultura cattolica e liturgia. Le esecuzioni liturgiche, specialmente in certi tempi dell'anno, hanno fama internazionale. La biblioteca è moderna.

La chiesa, una basilica romanica, di tipo austro-bavarese, ma con elementi di scuola sassone, è uno dei massimi esempi, rimasti quasi intatti, nel territorio alpino orientale. La prima dedicazione risale al 1162. Le ricostruzioni seguite agli incendi, la trasformazione delle volte (gotiche) e un radicale restauro moderno non hanno alterato l'impressione generale severa e imponente della costruzione. Si sono conservate molte lapidi sepolcrali, gotiche e rinascimentali e il celebre altare del prevosto Dirnberger,

del 1507, in legno dorato e dipinto, con una strana rappresentazione della S.ma Trinità (tre persone umane, con unico tronco) che incorona la Madonna. Notevolissimo il grandioso mausoleo di Carlo II di Stiria (m. nel 1590), opera del tardo Rinascimento e di maestri italiani (Carlone, Verga, Ghisi e altri), di una unità e ricchezza straordinaria: comprende il sarcofago con Carlo e la moglie, figure di angeli e vari rilievi, decorazioni in stucco, affreschi, balaustre di marmo e bronzo, e un altare magnifico: il complesso è inserito nell'abside sinistra della Basilica. Il convento è stato ricostruito durante i secc. XVI e XVII, con vasto cortile ad arcate toscane, chiostro interno, in parte ancora romanico e gotico.

BIBL.: importantissima la serie Sechauer geschichtl. Studien, sotto la direzione di B. Roth (1933 age.), con monografie e studi di carattere storico, economico, artistico sull'abbazia antica; E. Tomek, Kirchengesch. Österr., I, Innsbruck 1935, pp. 60, 185, 188 e passim; K. Ginbart, Die bildende Kunst in Österr., 5 voll., Baden 1936-39, V. indici; E. Schaffran, Kunstgesch. Österr., Vienna 1948, V. indice; Cottineau, II, coll. 2989-90.

III. ARTE, ABBAZIE, SANTUARI NEL TERRITORIO DELLA DIOCESI

La Stiria, abitata sin da remota antichità (l'Erzberg, la montagna di ferro, era nota ai Celti e Romani come le saline di Hall e di Aussee, ecc.), ha chiese che rimontano all'epoca della seconda penetrazione missionaria di Salisburgo, dopo il 950 (St. Michael).

A Graz, è da notare la Cattedrale (tale dal 1786) di S. Egidio, prima parrocchiale della città, ricostruita dall'imperatore Federico III (1438-60), dichiarata chiesa di corte, dal 1577 affidata alla cura della Compagnia di Gesù; costruzione tardo gotica, con navate assai vaste e resti di affreschi; altari e mobilio sacro in stile barocco. Di molto interesse artistico sono a Graz altre chiese gotiche o barocche, di vari Ordini antichi (Domenicani, Francescani, Ordine teutonico). Da notare il Landhaus, sede del governo e della Dieta, opera di D. Allio, con il più bel cortile rinascimentale fuori d'Italia: il Zeughaus, con l'armeria più completa, opera di A. Solari (1643-1645); il Mauseolo di Ferdinando II (1614-39); e il Joanneum, museo folkloristico tra i primi fondati (1811).

Nella diocesi di S. esistono il massimo santuario austriaco, Mariazell (v.), e l'abbazia di St. SANKT LAMBRECHT (v.), l'ex abbazia cistercense di Neuburg, fondata nel 1327, nonché quella più nota di Admont.

Quest'ultima abbazia benedettina, nella Valle dell'Enns, in posizione assai pittoresca, fu fondata nel 1072 con i beni di S. EMMAUS (v.), dall'arcivescovo di Salisburgo, Gebardo. La prima dedicazione della chiesa si ebbe nel 1074. I monaci vennero dall'abbazia di St. Peter di Salisburgo. Ben presto l'abbazia si affilò alla riforma di Hirsau ed ebbe un periodo aureo nei secc. XIII-XIV, specialmente

sotto gli abati Goffredo di Vemmingen (dal 1138), Enrico V (1275-97), ENGLBERG (v.). Sin dal 1115 ca. vi esisteva anche un convento di Benedettine, con celebre scuola, estinta nel 1570. Dopo una stasi durante il sec. XVI, si iniziò una seconda fioritura, all'epoca barocca, con vaste ricostruzioni. Nel 1664 fu aperto un ginnasio, integrato nel 1710 con due sezioni di filosofia e di teologia. Giuseppe II trasferì il ginnasio nella città di Leoben, ove i monaci tennero le cattedre fino agli ultimi anni del secolo scorso. Un tremendo incendio nel 1865 distrusse chiesa, monastero e paese, ad eccezione della grandiosa e celeberrima biblioteca. La chiesa fu ricostruita in forme gotiche moderne, il monastero in semplici forme di barocco moderno. La biblioteca, ricca di ca. 80.000 volumi, molti manoscritti e incunaboli con annesso museo, ha sede in un'ala costruita da G. Hayberger, di 70 m. di lunghezza, con affreschi di B. Altomonte e sculture di J. Th. Stammel, scaffali in rococò, in bianco e oro. La soppressione nazista (1939-45) infisse alla biblioteca e al convento non lievi perdite. L'abbazia ha cura di 29 parrocchie incorporate, che comprendono tutto l'immenso territorio nel quale essa esercitò per molti secoli una intensa attività culturale di ogni genere. Da notare nel tesoro, che comprende i resti salvati dall'incendio: paramenti, sculture, arti minori, dall'epoca romanica fino alla barocca. Vicino, sopra una collina, sorge il santuario di Frauenberg gioiello di architettura barocca. In molte chiese appartenenti all'abbazia di Admont si ammirano le sculture in legno di J. Th. Stammel, artista di casa dell'abbazia (1699-1765). - Vedi tav. XIV.

BIBL.: per Admont, Annales Admontensis. Continuatio Admontensis, in MGH, Script. IX, pp. 360-1425; J. Wichner, Gesch. des Ben. Stiftes Admont, 4 voll., Graz 1874-86; A. Krause, Die Stiftsbibliothek in Admont, Admont 1948; id., Frauenberg bei Admont, ivi 1949; H. Tausch, Benediktin. Mönchtum in Österr., Vienna 1949, passim; C. Wolfgruber, Admont, in H. Wetzer-B. Welte, Kirchenlex., 2ª ed., I, pp. 235-37; Cottineau, I, pp. 19-21.
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“SECOVIA (SECKAU), DIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 150. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/secovia-seckau-diocesi-di.