SOMALIA

SOMALIA. - La S. corrisponde alla sporgenza triangolare dell'Africa orientale delimitata dal Golfo di Aden, l'Oceano Indiano ed il corso del Giuba.

I. GEOGRAFIA

Il paese si presenta come una serie di ripiani che dall'orlo montuoso dell'Etiopia continuantesi dall'Ogaden al Capo Guardafui, declina sull'ampia e piatta fascia litoranea, orlata da cordoni di diene. Il clima è monsonico subdesertico, con temperature elevate, forti escursioni termiche diurne e piogge scarse, limitate al periodo estivo. Il paesaggio dominante è la boscaglia o la steppa, questa predominante a N., dove le condizioni di aridità si fanno più decise, mentre lungo l'orlo montuoso le precipitazioni sono più copiose, ed il clima è più sano. In complesso, la S. è paese d'allevamento e di nomadi; l'agricoltura vi è possibile solo dove vi sia disponibilità di acque (pozzi e soprattutto irrigazioni dagli unici due fiumi che attraversino la S., l'Uebi Scebeli ed il Giuba), e l'industria ha scarsissime prospettive, data l'assoluta mancanza di risorse minerarie (tranne il sale ed un po' di stagno) e di fonti di energia. Sull'ampio territorio (oltre 700 mila kmq.) vivono appena 1,6 milioni di ab., quasi tutti Etiopici, distinti in Galla, per lo più agricoltori e sedentari dell'interno, e Somali sul litorale, in prevalenza pastori, gli uni e gli altri msomettani.

Oltre i prodotti spontanei (incensi e gomme), se ne ricava soprattutto cotone, canna da zucchero, banane, sesamo, ricino e arachidi; i cereali (dura a granturco) servono all'alimentazione locale. Il capoluogo della S. italiana è Mogadiscio (55 mila ab., di cui 2500 italiani). Sul Golfo di Aden guardano il territorio (176 mila kmq.) della S. britannica (protettorato), sul quale vivono 700 mila ab., in grande prevalenza pastori, e che ha per capoluogo Berbera (20 mila ab.), e il piccolo (21 mila kmq.) lembo etiopico (a rigore fuori della S. vera e propria) della cosiddetta S. francese, che conta 46 mila ab. e si stende attorno a Gibuti (17 mila ab.), dove ha inizio l'unica ferrovia che penetri sull'altopiano abissino. A 150 miglia dal Capo Guardafui, nell'Oceano Indiano, è l'Isola di Socotra, estrema cuspida di nord-est della S. Ampia e desertica nella sua parte occidentale, l'Isola è montuosa e rivestita di boscaglie in quella orientale. La popolazione (12 mila ab., Arabi, Indiani, Somali) coltiva la palma da datteri e l'aloe, e vi alleva bestiame brado. Il capoluogo è Tamarida (1.500 ab.).

Socotra fa parte del sultanato di Mara o Qishni, compreso nel protettorato orientale di Aden.

BIBLI: A. E. Prase, S., Londra 1902; C. Corni, La S. ital., Milano 1937; A. de la Rue, La S. française, Parisi 1930. Giuseppe Caraci

II. STORIA CIVILE

Le vicende della S. prima della diffusione dell'islamismo sono avvolte nell'oscurità. L'ipotesi formulata da qualche studioso che la cosiddetta terra di Punt, menzionata in iscrizioni dell'antico Egitto faraonico, fosse da identificarsi con le regioni settentrionali della S. non poggia su dati certi.

Più attendibili sono le notizie relative alla espansione musulmana che sembra si iniziasse dalla vicina penisola araba nel sec. VII, allorché seguaci di Maometto, provenienti dallo Jemen, costituirono sull'altra sponda del golfo di Aden un sultanato con centro a Zeila, nell'odierna S. britannica. Tre secoli dopo pare che un'altra ondata di Arabi ponesse piede per la prima volta nella S. italiana e fondasse le città di Mogadiscio e di Brava. Mogadiscio divenne di lì a poco il centro più importante della regione e verso la metà del sec. XII sede di un sultanato ereditario. Agli albori dell'età moderna si hanno notizie vaghe di un Regno di Adel, stridentesi lungo le coste della S. inglese e comprendente i porti di Zeila e di Berbera, regno che nel corso del sec. XVI si estese fino a Harrar, per essere successivamente distrutto da invasioni di popolazioni galla. Dopo una assai temporanea e puramente nominale occupazione portoghese di Mogadiscio e di Brava, effettuata rispettivamente nel 1503 e nel 1507 da Triatão da Cunha, la cui possibilità fu già di per sé un'evidente testimonianza della decadenza del dominio arabo, si ebbe un risveglio della popolazione autoctona che, forse nel sec. XVII, distrusse Mogadiscio. Intorno allo stesso periodo si sfaldò il Regno di Adel, al quale subentrarono diversi emirati e sultanati indipendenti. Passeggera, dopo quella portoghese dei primi anni del sec. XVI, fu pure l'occupazione dei centri della costa somala meridionale da parte di un inviato dell'emiro di Oman, che ebbe in realtà l'unico scopo di affermare su quelle terre diritti nominali di sovranità, passati in seguito quali eredi dei sultani dell'Oman, a quelli di Zanzibar. La prima potenza europea che si interessò della S. fu la Gran Bretagna. Nell'intento di rendere sicura la via delle Indie con l'acquisto di un approdo per le navi, l'Inghilterra concluse infatti nel 1840 accordi con i Sultani di Tagiura e di Zeila.

Di lì a poco anche la Francia di Napoleone III estese il dominio sulla regione del golfo di Aden, concludendo nel 1862 una Convenzione con il Sultano di Tagiura in virtù della quale, dietro versamento di 1000 talleri, essa entrava in possesso di Obock e di una finitima striscia litoranea di ca. 200 km. sul golfo di Tagiura. Tuttavia l'occupazione inglese e francese di tali territori acquistò un vero e proprio carattere duraturo e politico solo verso la fine del secolo. Fu l'insurrezione del Mahdi nel Sudan a spingere le due potenze ad ampliare la propria sovranità sul retroterra dei porti somali per impedire che le turbe di quel fanatico se ne potessero impadronire all'improvviso. Nel 1884 la Terza Repubblica concluse pertanto convenzioni con i Sultani di Tagiura e di Gobad per cui

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SOMALIA - 1) Confini di colonia; 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
essa entrò in possesso di tutto il golfo di Tagiura ed estese il proprio dominio sul litorale fino oltre Gibuti. L'anno dopo il protettorato sul sultanato degli Issa garantì alla stessa Francia l'influenza sul retroterra per una profondità di ca. 200 km. Nello stesso 1884 l'Inghilterra occupò i porti di Zeila, Bulhar e Berbera e convenzioni stipulate negli anni successivi con i sultani locali provvidero a rafforzare tali teste di ponte. Sulle restanti coste non ancora sottoposte ad influenze europee affermò il proprio protettorato l'Italia. Il primo sultano che richiese la protezione italiana fu quello di Obbia (febr. 1889) cui seguì poche settimane dopo, nell'apr., l'altro dei Migiurtini. Nel 1891 furono delimitate le sfere d'influenza inglese ed italiana e tutta la regione ad est del fiume Giuba, con i territori di Merca, Brava, Mogadiscio, fu assegnata all'Italia. I confini con la S. britannica furono invece fissati nel 1894. L'anno successivo alla delimitazione delle sfere d'influenza, nel 1892, l'Italia era entrata anche in possesso della regione litoranea sita tra la foce del Giuba ed il protettorato di Obbia mediante una convenzione con il Sultano di Zanzibar, che esercitava la sovranità su quelle terre, dietro pagamento di un canone annuo; solo tredici anni dopo, nel 1905, l'Italia acquisterà tuttavia la piena sovranità su quella regione e vi eserciterà il suo diretto dominio. Promulgata nel 1908 la legge sull'ordinamento amministrativo della colonia con a capo un governatore civile, la S. italiana, nello stesso anno, ebbe definiti anche i suoi confini verso l'Etiopia in seguito ad un trattato stipulato con il negus Menelik. Nei decenni successivi si provvide a normalizzare ed a pacificare la colonia

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SOMALIA - Ponte in cemento sull'Uebi Scébeli a Mahaddei.
(per cortesia di Massimo Pellus)
curandone in modo particolare lo sviluppo agricolo con risultati assai lusinghieri. Durante la seconda guerra mondiale la S. italiana fu occupata da forze imperiali britanniche al comando del generale A. G. Cunningham nei primi mesi del 1941. Nello stesso periodo l'Inghilterra ritornò con la forza delle armi anche in possesso della S. britannica, che era stata occupata dall'Italia nell'ag. 1940. La S. francese, invece, mantenuta agli ordini del governo di Vichy fino al dic. 1943, passò il 28 di quel mese dalla parte del generale De Gaulle. In seguito al Trattato di pace di Parigi del 1947 l'Italia rinunciò, a norma dell'art. 23, alla sua sovranità sulla S., di cui tuttavia le Nazioni Unite il 21 nov. 1949 le affidarono l'amministrazione fiduciaria per dieci anni, trascorsi i quali la regione sarà costituita in Stato indipendente.

BIBL.: A. E. Pease, Somaliland, Londra 1902; R. E. Drake-Brockman, British Somaliland, ivi 1917; L'Africa Orient., a cura della R. Soc. geogr. ital., Bologna 1935, p. 352 sgg.; L'Africa Orient., a cura dell'Ist. per gli studi di politica internaz., II, Milano 1936, p. 519 sgg.; G. Corni, S. italiana, 2 voll., ivi 1937; E. Aubert De La Rue, La Somalie française, 3ª ed., Parigi 1939. Silvio Furlani

III. EVANGELIZZAZIONE

1. S. britannica. - Dipende dal vicariato apost. dell'Arabia con sede ad Aden, e non prima del 1891 i Cappuccini poterono lavorarvi. Fu eretta una residenza a Berbera e un'altra a Shimbafaleh. Ma nel 1910 il governo inglese allontanò i missionari, proibendo qualsiasi azione tra i Somali islamici. Solo nel 1931 fu di nuovo permesso ai missionari di esercitarvi di tempo in tempo il ministero tra i cattolici ivi abitanti.

2. S. francese. - Apparteneva al vicariato apost. di Galla. Una piccola stazione era stata eretta a Gibuti. Quando i missionari e i cristiani furono espulsi dalla S. britannica trovarono rifugio a Urso nella S. francese. Nel 1913 una terza stazione fu fondata a Daudah. Nel 1914 Gibuti fu eretta in prefettura apost. e affidata ai Cappuccini. La missione nelle 3 stazioni contava complessivamente 150 cristiani, quando nel 1915 fu ristretta alla stazione di Gibuti. Nel 1925 una parte del vicariato dei Galla, la S. etiopica, fu unita alla prefettura di Gibuti e vi furono erette 4 stazioni. In occasione della nuova organizzazione delle missioni etiopiche nel 1937 la prefettura di Gibuti fu ristretta alla S. francese e dipende dalla delegazione apost. di Dakkar (v. GIBUTI).

BIBL: Clemente da Terzorio, Le missioni dei Minori Capp., X. Africa, Roma 1938, pp. 219-26; autori vari, Dijbouti, in Grandi Laci, 62 (1946-47), pp. 64.

3. S. italiana. - Nel 1904 fu eretta in prefettura apost. col nome di Benadir e affidata ai Trinitari. Il governatore italiano Mercatelli, però, non accordò l'accesso ai missionari, che perciò dovettero fondare la prima stazione sul confine nella S. britannica. Soltanto dopo il 1906, essendo stato richiamato il governatore nemico delle missioni, poterono stabilirsi a Brava e Dhelih, li-

mitando la loro attività quasi esclusivamente al ministero tra i coloni italiani. Fu questo l'unico lavoro dei Missionari della Consolata, che assunsero la prefettura nel 1924, elevata a vicariato apost. nel 1927 col nome di Mogadiscio, e dei Francescani ai quali fu trasferita nel 1930. Tra i Somali musulmani i progressi sono molto lenti e quindi il numero dei cattolici indigeni nel 1939 era di 270 su 13.350 in tutto. È molto probabile che questo numero non sia aumentato di molto tra i 3340 cattolici coloni italiani (v. MOGADISCIO).

BIBL.: G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, pp. 274, 282-83; id., Il vicariato apostolico di Mogadiscio, Storia della Missione, in Le Missioni Cattoliche, 71 (1942), pp. 19-21, 33-36, 43-47. Giovanni Rommerskirchen

IV. - CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA. - Il vicariato apost. di Mogadiscio, che durante la guerra aveva abbastanza sofferto per scarsezza di personale, si è andato a mano a mano riprendendo. La missione gode oggi piena libertà di azione ed è in

ottime relazioni con le autorità locali italiane. Naturalmente, trovandosi in un paese musulmano, l'attività missionaria consiste soprattutto, relativamente agli indigeni, in una opera di penetrazione per mezzo di scuole, orfanotrofi, ospedali e nell'esercizio di altre opere di carità, che sono argomenti efficacissimi per un orientamento verso la religione di Cristo. Così, in momenti molto difficili per quella colonia, la missione cattolica è risultata quale elemento insostituibile per l'opera di pacificazione intesa dal governo civile. - Vedi inv. LXII.

BIBL.: Arch. S. Congr. de Prop. Fide, pos. prot. nn. 490/51, 2652/52. Carlo Corvo
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“SOMALIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 568. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/somalia.