STAGIONI. - Il tema delle S., per la sua portata allegorica, interessò fin dalle origini l'arte cristiana (v. PERSONIFICAZIONI).
In un secondo tempo esso si articolò e confuse in quelli più complessi, ma conseguenti, dello Zodiaco e dei Mesi. Il punto, da cui procede ogni ulteriore sviluppo, è indicato da un avorio paleocristiano conservato nel Tesoro della cattedrale di Milano. L'Agius Dei è iscritto in una ghirlanda di frutti che mutano quattro volte nel giro, significando il succedersi delle S. ed esaltando, nel cerchio che non ha principio e non ha fine, l'eternità del simbolo che incorniciano: ma qui la materia decorativa è sentita ancora nella sua realistica scansione di volumi e goduta al di fuori d'ogni grazia didascalica.
Avanzando nel tempo questa tendenza è sopraffatta dall'intenzione allegorica: alla stilizzazione allusiva diventa sufficiente il segno calligrafico. Solo vivono i significati didascalici e il tema delle S. è assorbito nei ritmi complicati e generici dei calendari ecclesiastici. Tale processo si compie nella miniatura bizantina. Il motivo conta per il suo riferimento alla parabola della vita umana, vale a dire per le analogie ovvie e di origine letteraria, ad es., fra la primavera e la giovinezza, fra l'estate e la maturità, ecc. Così trasformato esso viene restituito dalla miniatura alle arti figurative del periodo romanico, come si può constatare osservando un affresco nella cripta del duomo di Anagni. Intorno ad un uomo nudo collocato al centro di una volta appaiono quattro piccole teste nimbate, che recano le didascalie: Ver humidum et calidum - estas calida et sicca - Autumnus frigidus - Hiemus humidus.
Il richiamo figurato alle caratteristiche delle S. e dei Mesi, congiunto generalmente con l'illustrazione delle attività umane, riacquistò un senso completo quando la Chiesa s'adoperò per riportare i fedeli alle attività agresti,
STAGIONI - Sarcofago pagano con i geni delle s., proveniente dal cimitero di Pretestato (sec. IV) - Roma, Musco Lateranense.
assumendosi anche un compito educativo: le stesse fondamentali nozioni meteorologiche indispensabili al buon esito d'ogni attività campestre venivano attinte in chiesa e ciò fornì un pretesto a rappresentarle, come un pre-memoria permanente. Ma il motivo piacque ed ebbe successo soprattutto per l'alto significato morale e teologico; come glorificazione del lavoro, nel quale è in atto l'aspirazione dell'umanità a quella perfezione e pienezza di vita fisica ed intellettuale, che è la prima radice della redenzione. Si veda come questa concezione trovi la sua consacrazione nel doppio ciclo delle sculture e pitture del battistero di Parma, dove vige un altro parallelismo medievale, quello secondo cui alle quattro S. corrispondono i quattro Evangelisti, così come ai dodici mesi corrispondono i dodici Apostoli. Ivi, infatti, di un completo ciclo scultore comprendente le quattro S. e i dodici Mesi, sistemati forse in origine in un unico fregio, rimangono i due altorilievi della Primavera e dell'Autunno, gerarchicamente esaltati nelle proporzioni maggiori e nella presentazione frontale o di scorcio, rispetto a quelli dei Mesi, iscritti di profilo.
Negli affreschi delle lunette all'interno, le S. sono raggruppate a due a due e il loro significato particolare è trascorso nella ricorrenza di un ritmo quaternario insistito in tutta la decorazione (i quattro fiumi dell'Eden, le quattro dimensioni, ecc.). In questo ambito allusivo si collocano le analoghe figurazioni cicliche dei portali delle Cattedrali francesi ed italiane anche nel periodo gotico, da Notre Dame di Parigi al duomo di Cremona, da S. Martino di Lucca alla cattedrale di Messina.
L'arte del rinascimento toglie al tema il suo rapporto rigorosamente allegorico. Esso viene assunto nuovamente per il suo valore d'occasione decorativa, in cui se una allusione sussiste è al vario modo nel quale si configura l'ideale platonico del bello nelle vicissitudini umane e nelle variazioni del tempo.
Se nei vari Libri d'Ore della miniatura fiammigna e francese prevale l'interesse documentario e illustrativo e il senso delle S. diviene cronaca e sentimento dei vari accorgimenti con cui l'uomo sa difendersi e sfruttare le mutazioni meteorologiche e i loro effetti naturali, per contro nella scultura e pittura italiana del Quattrocento persiste il gusto della personificazione ideale che raramente scade al solo episodio narrativo. Gli esempi tipici di questo modo si offrono spontaneamente alle memorie del classico esempio della Primavera di S. Botticelli, e più ancora nel gruppo delle S. eseguito da artisti della scuola ferrarese, già nella chiesa di S. Domenico a Ferrara, e ora disperso fra la collezione Strozzi (Firenze), la Gemaldegarie (Budapest) e il Kaiser-Friedrich Museum (Berlino). Il momento più alto è raggiunto nell'Autunno di quest'ultima raccolta, variamente attribuito (Galasso, Francesco del Cossa): una figura assorta di giovane donna, saldamente piantata, brandendo gli arnesi da lavoro e sostenendo alcuni tralci, da cui pendono succosi grappoli, domina, come una divinità pagana, un chiaro paesaggio popolato di piccole figure. Il tema subordinato dei Mesi e dei segni zodiacali ha ampio sviluppo negli affreschi di Palazzo Schifanoia a Ferrara (Tura, F. del Cossa, E. de Roberti) che riassume, nel suo complesso, il gusto metafisico delle allegorie umanistiche.
Il distacco da ogni intenzione religiosa è qui ormai definito. Lo sviluppo del tema nell'arte del Cinquecento porterà altri esempi artisticamente elevati, come le statue di A. Vittoria a Villa Pisani (Montagnana), del Francavilla e Caccini sul Ponte S. Trinita (Firenze), e le gustose interpretazioni pittoriche di Paolo Veronese a Maser, dove la personificazione delle S. viene riportata alla coincidenza con le divinità pagane che le rappresentavano nei miti classici (ad es., la Primavera è personificata da Venere, l'Estate da Cerere, l'Autunno da Bacco, ecc.).
Analogamente nell'adattamento scenografico dei giardini il tema si confonde spontaneamente con la rievocazione delle divinità classiche; e sono chiamate in causa specialmente Cerere, Pomona, Flora, Proserpina (esempi un po' dovunque da Villa d'Este di Pirro Ligorio [Tivoli] a Villa Aldobrandini di Giacomo della Porta [Frascati] alle Ville Palladiane del Veneto, alla settecentesca Villa Barbarigo di Valsanzibio [Padova]). È evidente che qui la personificazione non coincide con una esigenza culturale e il dato iconografico si riduce a un puro pretesto, ad un gioco di riferimenti ambientali, in funzione emblematica ed allusiva.
Nel Seicento tuttavia il motivo ebbe alcune riprese con l'ampio respiro che vi aveva impresso il Veronese nei suoi arditi scorci aerei; ma gli artisti puntarono soprattutto sugli stimoli sensori (per cui l'allegoria diviene cifra di effetti esclusivamente fisici: il prezzo solare nell'estate, incombere di nubi gravide di piogge nell'autunno, ecc.), particolarmente nei cicli pittorici genovesi di Palazzo Bianco (D. Piola) e di Palazzo Rosso (G. de Ferrari), e in quelli di Ciro Ferri nella villa Falconieri a Frascati.
Il Settecento si attenne ad una elezione di riferimenti puntuali analoghi a quelli che avevano distinto la miniatura fiammigna: le S. furono visualizzate negli atteggiamenti che esse suggeriscono agli uomini. Così G. D. Tiepolo celebrò l'Estate con tenue poetica intinta di esotismo, in affreschi come il Riposo dei contadini nella villa Valmarana (Vicenza); il Van Loo e i fratelli Valeriani nelle fasi della Caccia di Diana nel Castello di Stupini per sonifericaron la Primavera, l'Estate, l'Autunno.
L'Ottocento abbandonò le personificazioni e concentrò l'attenzione sugli aspetti paesistici e ambientali di ciascuna S. Soprattutto gli impressionisti francesi si misurarono in ricerche cromatiche e illuministiche dalle quali appare ormai lontana l'intenzione illustrativa. L'intero ciclo delle S. fu eseguito con molte varianti dal Sisley che ottenne il miglior esito nella Primavera della National-galerie di Berlino (1874). Ma non c'è forse pittore che non abbia nel corpo della sua produzione più di un pezzo che s'intitoli alle S.; basterà ricordare l'Estate di Cézanne della collezione Liebermann (Berlino) e per l'Italia l'Inverno di F. Pragiacomo nella Galleria d'arte moderna di Roma e la Primavera alpina del Segantini nella Galleria d'arte moderna di Milano. - Vedi tav. LXXVIII.