SUSO, HEINRICH, BEATO

**SUSO, HEINRICH, beato.** - Scrittore spirituale e predicatore, domenicano, n. il 23 marzo 1295 (Bihlmyer) o ca. il 1300 (Gröber) a Costanza, m. il 25 genn. 1366 a Ulma, ove fu sepolto. La sua tomba fu distrutta sotto il regime protestante. Tredicenne entrò presso i Domenicani nel convento sull'Isola vicino Costanza ove, dopo 5 anni, cominciò una vita eroica di penitenze e preghiera, di ritiro e grande unione a Dio, quale «servo» della Sapienza Eterna sino a scolpire sul petto il nome di Gesù (IHS). Coronò gli studi filosofici e teologici della scuola conventuale con quelli allo «Studium generale» Taulero (v.) ca. il 1324 sentiva «le dolci dottrine del santo maestro» (Eckart; V. ECCARDO). Dal 1327 lettore a Costanza.

S. dovette disculparsi in un Capitolo dell'Ordine nel 1330 dall'accusa di scrivere «libercoli contenenti dottrine erronee» cioè in difesa di Eckart (m. nel 1327) che nel 1329 era stato censurato. Tolto dal lettorato (1329-34), S. attese alla redazione di scritti, al ministero della parola divina e alla direzione d'anime per la quale rivelò un carisma speciale, percorrendo le contrade del Reno superiore in Svevia, Svizzera e Alsazia fino ai pressi d'Aquisgrana e di Colonia. Gli «Amici di Dio» e le monache domenicane ebbero i vantaggi della sua mirabile dottrina.

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**SUSANNA - I due vecchioni cercano di indurre al male S. Affresco del Pinturicchio negli appartamenti Borgia (fine del 1492-95). Palazzo Apostolico Vaticano.**
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**SUSO, HEINRICH, beato - Il b. S. in orazione. Silografia (ca. 1470). Norimberga, Museo germanico.**

ed esperienza spirituale. Ad Elisabetta Stagl di Zurigo, monaca a Toess, è dovuta in gran parte la redazione degli scritti di S. In seguito alla lotta contro Lodovico il Bavaro, S. con la maggior parte della comunità di Costanza cambiò per Diessenhofen (1338-46). In seguito a calunnie, S. nel 1348 fu mandato a Ulma ove fece il missionario del paese e strinse amicizia con Walter di Biberach, cellerario della badia di Wiblingen. Dopo morto fu oggetto di grande venerazione dai fedeli. Gregorio XVI il 16 apr. 1831 confermò il culto come beato e la festa è celebrata nell'Ordine domenicano e nell'arcidiocesi di Friburgo in Br. il 2 marzo, nella diocesi di Rottenburg il 28 genn.

S. è il più amabile dei mistici tedeschi e forse di tutti universalmente. Senza l'ardire speculativo di Eckart, senza la chiarezza finalistica di Taulero, S. vince l'uno e l'altro per finezza e profondità di sentimento, per slancio poetico e fantasia creativa. Sa esprimere con molto sentimento la dottrina dei suoi maestri S. Bernardo, S. Tommaso, Eckart. La teoria delle purificazioni è formale e esplicita. L'ascesa a Dio è necessaria e deve cominciare con una conversione (la prima). S. non parla di chiamata generale o speciale. Il principiante deve stare in ritiro e silenzio, mortificarsi con misura e prudenza, rinunciare alle cose e persone create, perdersi («wehtuender untergang») e diventare passivo, darsi a Dio. La seconda conversione si fa nella meditazione sui misteri di Cristo; Maria fa parte della via a Dio: teneramente filiali sono i capitoli di S. su Maria; i patimenti fanno partecipi dei dolori e meriti del Figlio di Dio. Finalmente l'anima raggiunge l'unione mistica in una trasfigurazione in Dio, essendo le facoltà superiori unite con l'Essere supremo in visione, amore e somma gioiosa fruizione. S. compendia i suoi principi nel motto (Vita, l. II, cap. 4): «Entbilde werden von der creatur, gebildet werden mit Christus, überbildet werden in die Gottheit».

L'influsso di S. alla fine del medioevo fu grande in tutta l'Europa, specialmente prima del diffondersi del De imitatione Christi. Della rinascita suoniana nei secc. XIX e XX hanno trattato Fischer e de Hornstein.

Dei suoi scritti S. curò nel 1362 una selezione, chiamata Exemplar, che contiene: 1) la Vita, formata da notizie raccolte in un primo tempo dalla Stagl, corrette e aumentate da S.; è la prima autobiografia nella letteratura tedesca; se n'è rivendicata la genuinità sostanziale; 2) il Libretto della verità (del 1326-27), che tratta in forma di dialogo delle più alte speculazioni mistiche contro i fra-

telli e le « sorelle del libero spirito » e in favore di Eckart; 3) il Libretto della Sapienza eterna, chiamato da H. De-nifle il frutto più maturo della mistica tedesca, che, sotto forma dialogata tra la Sapienza (Cristo) e il servitore, raggiunge l’apice dell’arte letteraria; fu diffusissimo, come risulta da centinaia di manoscritti; 4) l’Epistolario contes-nente 11 lettere di direzione spirituale d’alto interesse psicologico e religioso. Esulano dall’Exemplar 1) l’Horologium Sapientiae, del 1333-34, dedicato al maestro gene-rale dei Predicatori; è una redazione latina o, secondo altri, un precursore del Büchlein der ewigen Weisheit; diffusissimo, fu tradotto in più di 6 lingue; 2) alcuni Sermoni; 3) il Grande epistolario con 27 o 28 lettere; 4) il Minnebüchlein, pubblicato da W. Preger nel 1806, che però non è ammesso da tutti.

BIBL.: opere: l’editio princeps degli scritti tedeschi fu curata da F. Fabri (Augusta 1482), ed. critica di K. Bihlmeyer (Stock-carda 1907); trad. lat. di L. Surius (Colonia 1555, ecc.). ed. in tedesco moderno di M. Diepenbrock (Ratisbona 1828; 4a ed. 1884), H. S. Denifle (Monaco 1880, in parte), W. Lehmann (Jena 1911; 2a ed. 1922); ed. II. Ignazio Del Nente, Vita e opere del b. E. S., Firenze 1642, parziali di H. S. Denifle, La vita soprannaturale (Torino 1911; 3a ed. 1930); Il libro della sag-genza eterna (Milano 1942). L’Horologium ebbe ed. a Parigi 1470, Colonia 1479 ecc. fino al 1861, Torino 1929. – Studi: W. Preger, Gesch. d. deutschen Mystik, II, Lipsia 1881, pp. 309-418; X. de Ornstein, Les grands mystiques allemands du XIVe siècle, Lucem. 1922, pp. 221-233; F. Überweg-B. Geyer, Die patrist. u. scholast. Philosophie, 11a ed., Berlino 1928, pp. 629-732, 790; G. Fischler, Die Entdeckung d. deutschen Mystiker Eckhart, Tauler u. Seuse im 19. Jahrh., Friburgo 1931; C. Gröber, Der Mystiker H. S., Friburgo 1941; J. Bühlmann, Die Christuslehre u. Christusmystik bei H. S., Lucerna 1942; J. Ancelot-Hustache, Le b. H. S., Parigi 1943; G. Faggin, M. Eckhart e la mistica tedesca prepo-stante, Milano 1946; B. Lavaud, L’œuvre mystique de H. S., Friburgo-Parigi 1946, pp. 1-80, Introduzione; J. A. Bizet, S. et le Minnesota, Parigi 1946; id., H. S. et le déclin de la se-colastique, ivi 1946; F. W. Wentzlaff-Eggebert, Deutsche Mystik zwischen Mittelalter u. Neuzeit, 2a ed., Tubingen 1947, pp. 118-129, 309-111; J. M. Clark, The great german mystics, Eckhart, Tauler und S., Oxford 1949, pp. 55-74, 114-117; D. Planter, H. S. on the spiritual life, in Cross and Crown, 2 (1950), pp. 58-79.