TACHARD, GUY

TACHARD, Guy. - Gesuita missionario, n. ad Angoulême il 7 apr. 1651; m. nel Bengala il 21 ott. 1712.

Dopo vari anni di insegnamento nei Collegi dell'Ordinare, accompagnò il maresciallo D'Estrées in un lungo viaggio nelle colonie dell'America meridionale (1680-84); nel 1685 visitò con l'ambasciatore francese, M. Chaumont, la corte del Siam, tornando quale interprete con gli ambasciatori siamesi, che presentò a Luigi XIV e al Papa; nel 1689 ripartì per l'India, esercitando il suo ministero nel Bengala.

Oltre a parecchie lettere importanti, inserite nelle Lettres édifiantes et curieuses (II, Parigi 1843, pp. 317-29; 425-37) pubblicò: Voyages de Siam des Pères Jésuites envoyés par le Roy aux Indes et à la Chine, avec leurs observations astronomiques et remarques de physique, de géographie, d'hydrographie et d'histoire (ivi 1686; vers. it., Milano 1693); Second voyage du p. T. et des Jésuites, envoyés... au Royaume de Siam avec... (ivi 1686). Le due

ideate per risparmiare lavoro e materiale, o per segretezza. Ma quando si manifestò il bisogno di seguire e conservare le parole degli oratori ed i pubblici dibattimenti, si cercò di sostituire alle comuni abbreviazioni nuovi e speciali espedienti di scrittura: semplificazioni di lettere, variazioni di segni e formazioni monogrammatiche, da cui derivò una particolare grafia.

Si ritiene che in Grecia siano sorti tentativi di tal genere fin dal sec. IV a. C., in seguito allo sviluppo dell'eloquenza ed alla divulgazione filosofica, e si attribuisce a Senofonte (cf. Diogene Laerzio, Vita Xen., II, 48), la raccolta dei discorsi di Socrate mediante σημεία, o segni (distinti dai γράμματα, o lettere comuni). Non si hanno tuttavia tracce di questa antica t. greca ed è ancor dubbio se ad essa appartengano i segni di una lapide dell'Acropoli (350 a. C.), ora nel Museo nazionale di Atene, e quelli di due tavole del sec. III ritrovate nel 1894-95 fra le rovine del tempio di Apollo a Delfo. I più vecchi e sicuri saggi di t. greca risalgono ai sec. II-IV d. C. (pietra sepolcrale di Asterio a Salona, papiri di Lipsia, sillabari).

Maggiori sono le notizie circa la t. latina. Al poeta Quinto Ennio vengono attribuite (Isidoro, Etym., II, 22) le prime notae vulgares; Marco Valerio Probo determinò un sistema di sigle (singulae litterae) in opposizione ad uno veramente tachigrafico. Ma il più noto è quello che ebbe nome da M. Tullio Tirone (100-4 a. C.), liberto di Cicerone, la cui prima applicazione sarebbe avvenuta, secondo Plutarco, il 5 dic. del 63 a. C., raccogliendosi in Senato, per disposizione di Cicerone consolle, il discorso di Catone Utcinese contro Catilina.

Anche dell'opera di Tirone non si ha però diretta conoscenza. I più antichi documenti con note tironiane (così denominate dal sec. IV in poi) risalgono al sec. IX-X (Commentari di Cassel, Parigi, Berna, Madrid) e da essi si è cercato di desumerne storicamente la formazione e lo sviluppo. Secondo gli studi più recenti, le notae consistentavano anzitutto nella semplificazione delle sigle e lettere già in uso, specialmente della scrittura corsiva, potevano avere forme multiple e varie posizioni, esser tracciate diritte o rovesciate, secondo i significati da assumere e le parti, iniziali o secondarie, delle parole da indicare. I segni potevano combinarsi sul tipo delle legature antiche; si usavano pure largamente la contrazione e il troncamento, l'incrociamento e il punto, ricorrendosi, per necessità di distinzioni, anche a segni greci o di scritture italiche. Dal sec. I, con lo svilupparsi di una t. greca in corrispondenza alla diffusione della cultura ellenica, si notano anche reciproche influenze greco-latine nella formazione monogrammatica, con più deciso uso di due qualità di segni: signum principale, per la parte fondamentale della parola, signa auxiliaria (piccoli e tracciati come esponenti) per le desinenze. Sebbene non sia stato possibile ricomporre, nonostante vari tentativi, una grammatica tironiana, si è ormai certi che questa t. non consistera soltanto in una raccolta di segni convenzionali da tenere faticosamente a memoria.

Allo sviluppo della t. romana altri contribuirono dopo Tirone, e specialmente Vipsanio Filargio, liberto di Agrippa (13 a. C.), Aquila, liberto di Mecenate (8 a. C.), e Seneca, forse il filosofo, che raccolse il tutto (come attesta s. Isidoro) e lo ordinò in 500 note; della sua diffusione parlano gli scrittori fin dal sec. I a. C. (Cicerone, Quintiliano, Orazio, Ovidio, Marziale, Manilio, Plinio). Ausonio (v.) le dedicò un'odio. Nuovo incremento ebbe dal cristianesimo ad opera dei notarii o excepteres, che registravano i processi dei martiri, talvolta essi stessi condannati (s. Genesio d'Arles, s. Adriano di Nicomedia, s. Cassiano di Tangeri) per aver gettato tavolette e stilo

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TACHIGRAFIA - TALE DELL'ACROPOLI DI Atene (350 a. C.) - Atene, Museo nazionale.

Opere segnano un punto importante nella storia e nella geografia dell'Asia.

BIBL.: Sommervogel, VII, coll. 1802-805; Streit, Bibl., V, p. 628 sgg.