TEODORO arcivescovo di CANTERBURY. - Filosofo, teologo, canonista, n. a Tarsio di Cilicia verso il 602, m. a Canterbury il 19 sett. 690.
Iniziò la sua educazione a Tarsio e la perfezionò ad Atene (papa Zaccaria lo chiamava: Graeco-latinus ante philosophus et Athenis eruditus). Venne in Italia forse al seguito di Costante II (nel 667 era a Roma); fu monaco in un convento basiliano ma senza ordini sacri, nel tempo in cui la Chiesa d'Inghilterra era in crisi per il contrasto tra i sostenitori degli usi romani e gli Scoti. Morto a Roma

Tecioono, santo, martire - Il martire T. vestito di clamide. Particolare del massico absidale della chiesa dei SS. Cosma e Damiano (sec. vi) - Roma.
Wigardo, preconizzato metropolità d'Inghilterra, venne scelto da papa Vitaliano a succedergli, dopo il rifiuto dell'abate Adriano, e il 26 marzo 668 consacrato arcivescovo di Canterbury. Immenso fu il suo lavoro di riorganizzazione e di disciplina della Chiesa inglese. Nel Concilio di Hetford (637) riuscì a far accettare molte disposizioni tratte dalla Collectio Canonum di Dionigi il Piccolo e nel Concilio di Hetfield (680) fece applicare le decisioni del Sinodo romano contro il monoteilismo. Al suo arrivo in Anglia, egli aveva trovato soltanto quattro diocesi; alla sua morte ne erano più di 12, da lui costituite con duro lavoro e con il prestigio di fronte ai vari re, fra i quali egli fece spesso opera di pacificazione. Più che per questo la sua importanza risulta per essere stato «il primo arcivescovo al quale tutta la Chiesa inglese obbedì» (Beda); compiendo l'unità fra i vescovi (a) come se la diocesi di York gli fosse direttamente soggetta, benché canonicamente fosse a capo di una propria provincia), uniformò le usanze e le leggi canoniche inglesi a quelle romane. In più T. favorì Adriano, maestro nella scuola di Canterbury, in modo che, secondo il Beda, molti scolari allora «crano tanto valenti nelle lingue greca e latina come nella propria»; e sotto di lui Adriano riorganizzò la vita monastica. Testimoni della sua opera sono il Poenitentialis, i Capitula e i Judicia: pur non potendo esserne provata la paternità diretta, la più antica tradizione ne fa risalire a lui la fonte. La più recente edizione critica e commentata è quella di P. W. Einsterwalder, Die Canones Theodori Cantuariensis und Überlieferungsformen, Weimar 1929.
Augusto Moreschini-Giuseppe Gill