Studiò giurisprudenza ad Aix, poi nel 1821 cominciò a Parigi una vasta attività giornalistica collaborando al Globe e al Constitutionnel. Con E. Manuel, J. Lafitte, C. M. Talleyrand e C. G. Etienne iniziò l'opposizione politica ai Borboni. Raggiunse la notorietà con la Histoire de la Révolution Française pubblicata fra il 1823 ed il 1827. L'opposizione a Carlo X si fece più aspra dopo che T. ebbe fondato, sul finire del 1829 ed in collaborazione con Mignet e Carrel, un giornale, il National, che orientò l'opinione pubblica verso il ducal Filippo d'Orléans. Dopo la Rivoluzione del 30 d'été, il National, dopo la rivoluzione del 1830, fu nominato prefetto di Aix, con significative di Stato e sottosegretario alle Finanze, poi ministro degli Interni nel gabinetto del Maresciallo Soult.
Dimostrò grande fermezza nell'arresto della duchessa di Berry e nella repressione dei moti sociali di Parigi e Lione nel
1834. Dopo la caduta del Soult, fu ancora ministro degli Interni (1835) e Presidente del Consiglio nel febbr
sett. 1836.Riprese il potere nel 1840, ma non riuscì a sostenere, nel vasto quadro di una politica mediterranea, il pascià d'Egitto Muhammad 'Ali amico della Francia. Oratore impareggiabile e ricco di esperienza, fu più abile invece nella opposizione che, dal 1840 al 1848, condusse contro il Guizot. Dopo la Rivoluzione del febbr. '48, divenne il capo del partito dell'ordine, combatté il socialismo e non si oppose alla candidatura di Luigi Bonaparte; molto contribuì a decidere la spedizione militare contro la Repubblica romana. Dopo il colpo di Stato fu arrestato ed esiliato. Graziato dopo pochi mesi, ritornò in Francia nel '52 e completò la Histoire du Consulat et de l'Empire (1845-1862) glorificando il fondatore dell'Impero (nel '40 aveva anche fatto trasportare a Parigi le ceneri di Napoleone). Eletto deputato di Parigi nel '63 e nel '69, chiese all'interno le libertà necessarie alla Francia e combatté la politica estera di Napoleone III favorevole alla unità italiana. Nel 1870 si oppose invano alla guerra franco-prussiana, e dopo la sconfitta fu capo del potere esecutivo e poi Presidente della Repubblica, spiegando tutta la sua competenza per la conclusione della pace con la Prussia, la eliminazione della Comune di Parigi e per la ricostruzione finanziaria della Francia che permise l'allontanamento delle truppe prussiane prima del termine stabilito. Una reazione monarchica lo costrinse a dimettersi (24 maggio 1873); morì nel 1877 quando la Repubblica dei Gambetta e dei Favre era ormai consolidata.
Come storico il T. è maestro di precisione quanto ai particolari, diplomatici, militari e finanziari; perciò la Histoire du Consulat et de l'Empire conserva ancora oggi la sua importanza; mentre dimostra scarso interesse per la storia delle idee, della coscienza religiosa e dell'economia. Lo stile è fluido e piano, ma privo di originalità e bellezza. Considerato capo della scuola storica «fatalista», è classificato dal Fueter tra i prosecutori liberali della storiografia volterriana.