TOLAND, John. - Il più notevole dei deisti inglesi (Collins, Tindal, Morgan), n. a Redcastle presso Londonderry (Irlanda) il 30 nov. 1670, m. a Petney presso Londra l'11 marzo 1722. Di famiglia cattolica, passò a 16 anni alla religione anglicana. Studiò alle Università di Glasgow (1687) e di Edimburgo (1690).
La sua opera principale è Christianity not misterious (1a ed., anonima, Oxford 1696). Nella prefazione dice: "dopoché io fui educato fin dalla culla nelle più grossolane superstizioni e nell'idolatria (la religione cattolica), piacque a Dio che la mia ragione e uomini che della loro ragione hanno fatto uso, fossero strumento della mia conversione". Per lui, contrario all'autorità del papa come a quella del clero protestante, si trattava di scegliere tra la chiara dottrina di Cristo e le complicate dottrine dei teologi. L'aspirazione del Locke nella Reasonableness of Christianity era di mostrare che il cristianesimo è ragionevole, quella di T. che nulla di contrario alla ragione,

partenenti a 27 famiglie religiose. Vi sono 75 fratelli; 482 suore tra nazionali ed estere; 28 seminaristi maggiori. Vi è un seminario interdiocesano, eretto canonicamente il 23 genn. 1948, con 121 alu
o al di sopra della ragione, può far parte della dottrina cristiana. Nelle Letters to Serena (Sofia Carlotta, regina di Prussia) T. combatte il concetto cartesiano della materia, come qualcosa di inerte: il movimento è una proprietà così essenziale e originaria della materia, come l'estensione e la solidità. Queste idee sono svolte ulteriormente nel Pantheisticon sive formula celebrandae sodalitatis Socraticae (1720), in cui sono descritti gli immaginari convegni di uomini di ogni nazione, liberi da pregiudizi, che identificano Dio con la forza creatrice e ordinatrice dell'universo. L'aspirazione del T. di vivere «libero da affanni come da ambizioni, sempre con un libro in mano o in testa» fu molto contrastata dalle polemiche religiose e politiche. Il sincero libero pensatore («a candid freethinker»), come lo chiama Molinieux, amico di Locke, fu fatto apparire come un pericoloso nemico dello Stato e della Chiesa.
Tra gli altri numerosi suoi scritti vanno ricordati: Amyntor or a defence of Milton's life (1699); Clito, a Poem on the force of eloquence (1700); Vindicius Liberius (apologia della sua condotta e dei suoi principi in materia di politica e di religione); Socinianism truly stated (1705); Nazarenus, or Jewish, Gentile and Mahometan Christianity (1718); Tetradydmius (1720).