zionale sono le nozioni che per la loro massima uni-
versalità si applicano a tutte le cose e di tutte for-
malmente si predicano. Il termine deriva dal verbo
trascendere riferito filosoficamente a qualcosa che in
qualche modo sorpassa un'altra perché appartiene
a un ordine superiore: in questo senso Dio trascende
la natura e il mondo come loro principio e causa
efficiente, lo spirito la materia, la vita le attività
fisico-chimiche, il genere la specie. Sono promiscua-
mente usati, nella filosofia tradizionale, i termini tra-
scendente e t. benché preferibilmente sia detta tra-
scendente una realtà che supera un'altra realtà (Dio
rispetto alle creature), e t. una nozione che sorpassa una
altra nella sua estensione (il genere rispetto alla specie).
Nel pensiero antico il concetto di trascendentalità
è elaborato specialmente in rapporto all'ente (v.) e alle
sue proprietà o attributi generalissimi. In particolare
Aristotele insiste sul carattere t. della nozione di essere
che è oggetto formale della metafisica (filosofia prima)
e concetto non semplicemente generico, ma trascendente
tutte le categorie, i generi, le specie e le differenze (Met.,
IV). Aristotele rileva inoltre la trascendentalità di altre
nozioni quali l'unità (v.), la verità (v.) e la bontà (v. BENE)
I neoplatonici (Plotino, Emead., V), insieme con la
verità e la bellezza, considerano come nozioni t. soprat-
tutto l'unità e anche, sotto l'influsso di Platone, la bontà.
La dottrina, ripresa dai Padri (in particolare s. Agostino,
De mor. Manich., II; Soli., II) è dalla scolastica medievale.
in dipendenza anche della filosofia araba, svolta siste-
maticamente. S. Tommaso (De Ver., q. 1, a. I e passim)
enumera cinque nozioni trascendenti al pari dell'ente, da
cui non si distinguono che per distinzione logica: res
che esprime l'essenza o quiddità dell'ente, unum che ne
indica l'indivisione, aliquid che significa la distinzione
di ogni singolo ente da ogni altra realtà; verum che esprime
la conformità dell'essere con il pensiero (omne ens est
intelligibile), bonum che indica la convenienza dell'essere
con le tendenze appetitive del soggetto razionale o irra-
zionale (omne ens est appetibile). Analoga dottrina in
Scoto (Oxon., I, dist. 8, q. 3) e in Suárez (Disp. Met., dist.
3, s. 1) che svolge ampiamente le proprietà t. dell'ente.
Il pensiero del Suárez esercitò notevole influsso
nella filosofia moderna, come appare in Wolff (Ontologia,
§ 169). Kant conobbe la dottrina scolastica, ma affermò
che i t. non esprimono predicati delle cose, bensì piut-
tosto le esigenze logiche di ogni cognizione delle cose
(Krit. d. rein. Vern., I, 1), e conoscenza (v.) attribuì ai termini trascendente e t. un
nuovo significato: trascendente è tutto ciò che in qua-
lunque modo è al di là di ogni possibile esperienza (il nou-
meno [v]), e si oppone a immanente (ibid., Tranz. Dial.,
Einl.); t. è la condizione a priori, o forma necessaria e
universale della esperienza e si oppone ai dati empirici
dell'esperienza stessa. Con Kant il termine t. era così
vòlto dal significato e dalla direzione ontologica a quella
logico-gnoseologica del soggetto. Delle forme t. kantiane
è legittimo soltanto l'uso empirico perché esse necessa-
riamente si connettono con i dati fenomenici dell'espe-
rienza cui solo si riferiscono: ogni loro uso metafisico
è pertanto, secondo Kant, privo di valore.
Nella filosofia moderna i termini trascendente e t.
sono usati per lo più nel senso kantiano o in un senso ana-
logo, escluso il riferimento all'essere, come appare anche
in valori (v.) ove gli at-
tributi t. sono considerati come «valori» supremi di-
sinti dalle cose.
TRASCENDENZA, PRINCIPIO di: V. IMMA-
NENZA.