TOTALITARISMO

TOTALITARISMO. - È un neologismo, connotato dall'aggettivo «totale» (*totus*), per indicare quella forma di regime e quella dottrina politica, la quale tutto assorbe nello Stato e tutto subordina ai suoi fini di potenza. In modo particolare esso si riferisce alle più moderne dittature, quali il fascismo, il nazional-socialismo e il bolscevismo, che, pur movendo da diverse concezioni, sono pervenute all'istaurazione di un assolutismo capillare, dal quale non si sottrae nessun aspetto della vita e dell'attività umana, privata e pubblica. Il t., prima di essere un regime, è stato un movimento sentimentale, cui poi s'è innestato quello ideologico, nato in reazione allo Stato liberale, ritenuto incapace di risolvere i problemi sociali moderni, resi più acuti dalla crisi politica ed economica causata dalla prima guerra mondiale. Queste cause, tuttavia, non si possono estendere al t. russo, la cui origine deve essere riportata alla concezione del comunismo marxista, che, dopo l'abbattimento dello Stato borghese, prevede un periodo di dittatura del proletariato, come fase preparatoria alla pura e semplice scomparsa dello Stato. Mentre le due forme storiche di t. oggi tramontate nacquero in opposizione dialettica con lo Stato liberale, quella ancora esistente nacque dalla lotta contro lo Stato borghese, che poi in pratica viene a coincidere con il primo, così che fra di essi si può asserire l'esistenza di un'identità nell'obiettivo da colpire.

Lo Stato liberale o borghese era stato eretto sul presupposto della concezione democratica divulgata dalla Rivoluzione Francese, nella quale alla composizione atomistica della società si congiungeva un estremo individualismo, espresso nella teoria della sovranità popolare, nel conseguente regime parlamentare, instaurato con il meccanismo del maggior numero mediante il suffragio universale, e nella proclamazione e tutela dei diritti di libertà, entrati a far parte delle costituzioni moderne dopo la prima francese. Il t. ha negato tutti e singoli questi principi di organizzazione politica. Accusando il liberalismo di aver aperto un dissidio insuperabile tra individuo e Stato, ha preteso di sanarlo sopprimendo il primo, per far giganteggiare solo e perfettamente autonomo lo Stato. Alla concezione atomistica ha opposto quella monistica e organica, e, dimenticando l'analogia implicita nell'organismo, l'ha portata all'eccesso dell'identificazione, concependo l'individuo come una cellula dell'organismo dello Stato, che dallo Stato riceve vita, dignità e diritti, e fuori di esso è un nulla. Alla sovranità popolare ha sostituito la sovranità unitaria dello Stato, concepita come potere assoluto e illimitato, non sottoposto ad alcuna restrizione derivante da una legge autonoma dalla sua volontà o da diritti preesistenti nella persona umana. Il parlamentarismo, come partecipazione del popolo all'amministrazione della cosa pubblica, mediante rappresentanti liberamente scelti in regolari e periodiche consultazioni, venne riformato con la nomina di camere scelte dal partito unico riconosciuto e permesso con una determinazione proveniente dall'alto. I diritti della persona umana vennero concepiti come emanazione dello Stato e sua benevola concessione, come in genere per tutto il diritto non si riconobbe altra fonte che la sua volontà autonoma.

Con questo rovesciamento di posizioni rispetto allo Stato liberale, indubbiamente meritevole di critica, si pervenne all'instaurazione di dittature, la cui nota dominante si può riassumere nella formula classica di Mus