TURPILOQUIO. - È discorso di cose turpi, che forniscono all'intelligenza ed alla volontà materia di pensieri ed azioni disoneste.
Già s. Paolo metteva in guardia i cristiani contro gli scurrae pagani che divertivano il pubblico con le loro spiritosaggini e i moti equivoci (Eph. 4, 29).
I Padri della Chiesa (cf. Clemente Al., Pedagogo, lib. 2-3; S. Giovanni Crisostomo: PG 56, 263-70) ed i predicatori popolari - come S. Bernardino ed il Savo- nara - hanno avuto parole assai forti e richiami efficaci contro il t. (cf. R. Mecacci, L'educazione cristiana nelle opere di S. Bernardino, in Bullettino di S. Bernard., [1941], pp. 21-48, 90-121). Né meno opportuna è la lotta contro il t. ai nostri giorni, dove la sensibilità e l'equivoco inverecendo abbondano in commedie, in spettacoli di varietà ecc.
Il t. ha una gravità maggiore o minore a seconda del suo contenuto, delle persone a cui viene rivolto, del fine per il quale è fatto. Se avviene tra persone rotte al vizio, può essere leggermente cattivo, perché non eccita la sensualità e non dà scandalo; ma lo stesso discorso può essere altamente riprovevole e dannoso, se tenuto alla presenza di persone che potrebbero averne turbamento. Già i pagani osservavano che «magna debetur pueror reverentia» e il Vangelo ha una terribile minaccia contro chi scandalizza i fanciulli (Mt. 18, 7). Lo scandalo del t. riveste, poi, una malizia gravissima quando avesse lo scopo di corrompere gli innocenti per toglierli alla purezza ed avviarli alla corruzione ed al pervertimento.
L'articolo 726 del Codice penale italiano stabilisce: «soggiare alla ammenda fino a L. 500 chi in luogo pubblico o aperto al pubblico, usa un linguaggio contrario alla pub- blica decenza». L'articolo è stato introdotto sotto la spinta di una grande campagna nazionale italiana per la difesa dell'onestà del linguaggio, sorta a Verona il 16 apr. 1922 per l'iniziativa di un gruppo di persone, che crearono un Comitato Centrale contro la bestemmia ed il t. Il Comitato lanciò e diffuse in ogni angolo d'Italia un appello, che ebbe la benedizione del papa Benedetto XV, l'adesione del Governo, di tutti i partiti e di tutti gli Istituti più importanti. Tutte le industrie della propaganda vennero messe in moto: dai biglietti di visita speciali, ai cartelli per i mercati, i campi sportivi, i luoghi pubblici. Nelle scuole vennero introdotte gare scolastiche sulla propaganda. Venne pure indetto un grande referendum nazionale fra le persone più insigni. Quattro congressi nazionali hanno discusso e trattato, sotto tutti gli aspetti, la lotta contro la bestemmia ed il t. Il movimento, diventato nazionale, fece pressione sugli organi legislativi. La legge prese la tutela del movimento.
Turrettini. - Famiglia lucchese, il cui capostipite, Francesco, abbandonò Lucca nel 1574 e si stabilì a Ginevra nel 1593.
Tra i suoi discendenti si resero celebri: Benedetto figlio di Francesco (1588-1631), ministro della Chiesa italiana calvinista di Ginevra, mandato al Sinodo di Dort (o Dordrecht), della cui dottrina fu ardente difensore e propagatore. Contro il libro del p. Cotton, Ginevra plagiaria, scrisse Difesa della fedeltà delle traduzioni della S. Bibbia fatte a Ginevra; pubblicò anche una Storia della Riforma in Ginevra. Francesco, figlio del precedente (1623-87), esso pure ministro della Chiesa calvinista italiana, scrisse contro il Papa De circulo pontificio e per difendere la giustificazione senza le opere, la Concordia Pauli et Jacobi in iustificationis articulo; inoltre pubblicò l'Instituto theologia Helvetica, usata in varie accademie calviniste. Giovanni Alfonso, figlio del precedente (1671-1737), è il più celebre; fu successivamente professore di storia ecclesiastica, rettore dell'accademia e della Chiesa di Ginevra. Per tutta la vita lavorò attivamente per l'unione dei protestanti; a questo scopo scrisse: De pace protestantium ecclesiastica e nel 1707 l'Oratio de componendis protestantium dissidiis. Si mise in relazione con Leibnitz, con alcuni cardinali (A. M. Quirini e D. Passione) ed anche con l'arcivescovo anglicano di Canterbury (Wake). Dalla lettera al Wake prese occasione di scrivere nel 1719 Nubes testium pro moderato et pacifico de rebus theologicis iudicio et instituenda inter protestantes concordia. Tentò di sopprimere le formole assolute delle confessioni protestanti ed attenuare le differenze tra le dottrine delle diverse scelte, e difatti nel 1725 fece eliminare nella Chiesa di Ginevra la formula assoluta dei calvinisti di Dort e di non insegnare il contrario (ai canoni di Dort) né a voce né in iscritto, né privatamente né pubblicamente, sostituendola con quella di Calvino. Protestò di tenere la dottrina dei Profeti e degli Apostoli come è contenuta nei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento. Però alla fine della vita dovette confessare essere impossibile l'unione tra coloro che discordavano in punti fondamentali del Vangelo, aggiungendo che pure si potrebbe effettuare tra coloro dove la discordia era solo accidentale. Contro l'opera del Bossuet, Variations des Eglises protestantes scrisse il Pyrrhonismus pontificius o Tesi storico-teologiche sulle variazioni dei pontificii intorno all'infallibilità della Chiesa. Per i suoi scritti, alcuni chiaramente eretici, altri tendenti a comporre fra loro le diverse dottrine, si disse di lui che fu l'ultimo dei buoni protestanti ed il primo dei cattivi. Le sue opere furono edite in 3 voll. a Ginevra, 1774-76.
Turisi, Diocesi di: V. anglona e tursi, dio- cesi di.
del lago di Bolsena, conosciuto già da un privilegio di Lozzo IV al vescovo Virbono di T., tra l'847 e l'855. Sono invece conservate e ritenute le più belle chiese romaniche del Lazio, S. Maria Maggiore e S. Pietro, presso la via carrozzabile, ai margini dell'abitato di T. S. Maria Maggiore fu anche la prima cattedrale di T., che poi fu trasferita in S. Pietro, e nel 1572 nella chiesa di S. Giacomo. Le due chiese suddette mostrano il loro divenire architettonico dal sec. VIII al XIII, ma dovettero sostituire edifici di culto preesistenti.
T. è immediatamente soggetta alla S. Sede e ha il tribunale d'appello al vicariato di Roma. - Vedi tav. XLIV.