VARANO, ALFONSO

VARANO, ALFONSO. - Scrittore, n. a Ferrara il 13 dic. 1705, ivi m. il 18 giugno 1788.

Discepolo dell'ab. Tagliazucchi nel Collegio modenese dei Nobili si dedicò agli studi letterari e alla poesia, nella quale perseguì chiari intenti morali in una visione cristiana della storia. Nelle Rime imitò ora il Petrarca ora il Berni, nelle Egloghe Virgilio e Teocrito, ma nelle Visioni, dodici cantiche in terza rima, si ispirò alla Bibbia e alla Commedia dantesca riproponendo modernamente questioni teologiche e filosofiche e celebrò la grandezza dei Misteri cristiani contro il Voltaire, che aveva negato la possibilità di viva poesia al cristianesimo. Per il teatro scrisse: Demetrio; Saeba regina di Ginge e di Taniorre; Agnese martire del Giappone; ed il Giovanni di Giscala sulla distruzione di Gerusalemme, che dedicò a Benedetto XIV.

In contrasto col Bettinelli sostenne il valore poetico della Divina Commedia; ammirato dal Monti, ne anticipò il gusto letterario per le visioni; ma nel complesso l'uomo e la nobiltà degli ideali superano di molto il poeta.

BIBL.: edd.: Opere scelte in poesia, Milano 1818; Visioni, Torino 1886. Studi: P. Pompeati, Dalle poesie di A. V., note critiche, Feltre 1901; L. Cambini, A. V. poeta di visioni, Ferrara 1904 (con bibl.). Enzo Navarra
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“VARANO, ALFONSO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 639. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/varano-alfonso.