VERLAINE, PAUL. - Poeta ed iniziatore del movimento simbolista francese, n. a Metz il 30 marzo 1844, m. a Parigi l'8 gennaio 1866.
A Parigi, dove la famiglia s'era trasferita nel 1851, V. si iniziò alla letteratura; dal 1864 al 7° occupò un impiego municipale, donde fu allontanato per le sue simpatie rivoluzionarie. Scarsa risonanza ebbero i suoi primi volumi di versi: Poèmes saturniens (1866); Fêtes galantes (1869); La bonne chanson (1870), dove un tono nuovo, fra ironico e sinceramente commosso, si fa strada fra le reminiscenze parnassiane e budealiriane. Poi l'esistenza di V. venne travolta dall'abuso dell'alcol e dalla morbosa passione per Arthur Rimbaud, il giovanissimo, prodigioso poeta da lui rivelato e con lui iniziatore del simbolismo. Fuggirono insieme in Belgio e a Londra: a Bruxelles, sulla via del ritorno, dopo un anno di dissipazione, V. ferì l'amico in una disputa e fu condannato a due anni di reclusione (1873). Uscì dal carcere al principio del 1875, disintossicato o quasi, di nuovo credente nella fede della sua infanzia; attese per alcuni anni all'insegnamento, a Stickney, Bournemouth (Inghilterra) e Rethel. Apparivano intanto le Romances sans paroles (1874), versi perfettamente rispondenti per la vibrante musicalità ai dettami dell'Art poétique (che fu però pubblicato solo dieci anni più tardi, in Jadis et naguère), e Sagesse (1881), siloge ammirevole delle inquietudini e dei rimorsi che ac
compagnarono la sua crisi religiosa.
Un'altra amicizia (per l'alunno Lucien Létinois) gettò nuovamente V. fra le braccia del suo demono e fuunseco, lo indusse ad acquistare una fattoria e ad intraprendere uno sfortunato esperimento agricolo. Morto il giovinetto V. subì nuove traversie giudiziarie, per un litigio avuto, ubriaco, con la madre (1885), e si ridusse definitivamente a Passe nella miseria e
rigi, scendendovi sempre più in basso nella miseria nel vizio, mentre un coro sempre più vasto di ammirazione e di entusiasmo si raccoglieva fra le nuove leve letterarie intorno alla sua opera che si esauriva in Parallelement (1889), rispecchiante il suo contemporaneo slanci verso Dio e il peccato, ed altre raccolte di versi più crudi e ineguali (Amour, Chansons pour elle, Bonheur, Liturgies intimes), oltre che nella prosa ineguale e capricciosa di alcuni libri di ricordi (Les poètes maudits, 1888; Mes hôpitaux, 1891; Mes prisons, 1893; Confessions, 1895; Voyage en France, 1907).