VERISMO

VERISMO. - Ove s'intenda per V. in letteratura una rappresentazione icastica di personaggi o di situazioni, si può dire che tale forma non sia andata mai diagiunta dai diversi generi letterari e ne abbia postulato la condizione per una più vigorosa potenza descrittiva.

Nella poesia omerica, Tersite è ritratto: «sciancato, zoppo d'un piede, il capo aveva aguzzo in cima, da cui spuntavano rade ciocche di capelli» (Iliade, II, 216 sg.). Né mancano accenni personali o veristici nella lirica posteriore: basti pensare ad Ipponatte e ad alcuni epigrammi dell'Antologia Palatina. Al tempo della seconda sofistica il retore Alcifrone con il suo epistolario offre una serie di tipi e di scenette tratte dalla realtà quotidiana e inerenti a categorie di gente modesta. In genere però più che V. per quel che riguarda la letteratura antica sia greca che romana bisogna chiamarlo realismo o naturalismo affinato da un superiore senso artistico. L'ignoto autore del trattatello di estetica: Περὶ ὕδους prescrive: «che nelle descrizioni del sublime non bisogna scendere in particolari sudici e rivoltanti, a meno che non siamo costretti da qualche riconosciuta necessità» (XLIII, 5).

Elementi realistici abbondano nei canti dei popoli primitivi (E. von Sydow, Poesia di popoli primitivi, trad. it., Modena 1951) e la lirica medievale italiana come quella d'oltralpe non rifugge da descrizioni umili o talvolta grottesche. Si ricorderà l'incontro di Dante con i demoni (Inf., XXI e XXII), il realismo della Balade des Pendus di François Villon, alcune poesie di Cecco Angiolieri e la burlesca contraffazione di Cene da la Chitarra dei sonetti dei mesi di Folgore di S. Gimignano. Anche la scultura romanica, nelle allegorie dei mesi o delle virtù, prenderà a soggetto le rappresentazioni dell'attività umana (P. D'Ancona, L'uomo e le sue opere nelle figurazioni italiane del medioevo, Firenze 1923). Persino la candida prosa della fiorita francescana accoglie qualche ridevole situazione specie nella vita di Frate Ginepre e quella del Beato Egidio e una vivezza di particolari dà risalto alla commossa poesia di Jacopone da Todi. Questo sano realismo rappresentativo si continua nel vario succedersi della produzione letteraria dei diversi paesi. Si possono addurre come esempio certi aspetti della novelistica italiana e della commedia del Rinascimento, alcuni lati della produzione umanistica e, dove la realtà trita e volgare acquista dignità di rappresentazione artistica, i romanzi picareschi spagnoli dei secc. XVI e XVII; l'anonima Vida de Lazarillo de Tormes, il Guzmán de Alfarache di Mateo Alemán e il Buscón di Francisco de Quevedo (una raccolta e traduzioni a cura di F. Capecchi, Firenze 1953).

Un'inclinazione più marcata verso il V. propriamente detto si verificò invece nella seconda metà del sec. XIX. Dopo la grande fioritura romantica l'interesse del poeta o del letterato si va spostando verso situazioni o avvenimenti che riflettono le esigenze, le aspirazioni e le vicissitudini di determinate classi sociali o dei loro protagonisti. In Francia i romanzi della Comédie humaine del Balzac e quelli del Flaubert sono un po' i precursori di questa tendenza, ma è una realtà ancora idealizzata sotto l'influsso romantico. Analogamente in Inghilterra il Dickens. L'autore più rappresentativo di questo tipo di romanzo sociale e «verista» fu invece Emilio Zola con il suo grandioso ciclo dei Rougon-Macquart, vera e propria epopea sociologica. Anche la critica letteraria del Taine si ispira ai canoni positivistici. Le novelle del Maupassant riflettono gli aspetti a volte crudeli o beffardi della realtà, per quanto l'animo dell'artista «si distende e si ammollisce assai spesso in una sorta di calma dolorosa o di dolore calmo, nel sentimento della pietà» (E. Croce, Poesia e non poesia, Bari 1923, p. 311 sgg.) e così i versi dolorosi del Baudelaire. J. K. Huysmans, discepolo dello Zola, seguì i metodi della scuola naturalistica nei romanzi dove predomina il suo interesse religioso (La Cathédrale, L'oblat, Les Poules de Lourdes). Alcuni narratori si servirono dei canoni del V. per i loro attacchi contro il clero; tipico esempio è il romanzo O crime do padre Amaro del portoghese J. M. de Eça de Queiroz. In genere in tutti i paesi d'Europa fiorì in quell'epoca una poesia o narrativa che tratta problemi sociali e, di conseguenza, non esita a manifestare crudi particolari. Per limitarsi all'Italia dove la voce del filosofo Francesco Acrì si era levata nei Tre ragionamenti contro i veristi (1881), in filosofia, in politica e in poesia, narratori veristi furono tra gli altri: Luigi Capuana, Federico De Roberto e Matilde Serao. Di quest'ultima va ricordata, in particolare, la lunga novella Suor Giovanna della Croce, dedicata a P. Bourget, intorno alle dolorose vicende di una suora di clausura, che, scacciata dal convento e a contatto con le brutture della vita, le affronte con mite animo e cristiana rassegnazione. Pur rimanendo nell'ambito del v., anzi essendone il maestro, Giovanni Verga attraverso una scabra prosa sa elevare le traversie dei suoi personaggi a soffertà umanità. Sta a sé un gruppo di narratori toscani che, seppur partendo da un comune fondo naturalista, secondo i loro interessi artistici, approdarono ciascuno a diverse conclusioni. Così Mario Pratesi, Renato Fucini e Ferdinando Paolieri. All'arte di costoro si ricollega, sebbene nel primo Novecento, il senese Federico Tozzi. In'lare predilezione verista possiede anche l'arte del primo D'Annunzio (Le novelle della Pescara, Giovanni Episcopo, L'Innocente). Temi o situazioni veriste sono stati in seguito l'ispirazione di altri scrittori o poeti europei ed extra-europei e in certi casi ne costituiscono ancora l'appannaggio. Ma ciò non toglie che del V. come fenomeno artistico ogni storia letteraria possa ormai delineare i meriti e i limiti.

BIBL.: V. SICILIA, Saggi sul naturalismo nella lettera, Reggio Calabria 1921; P. Arrighi, Le verisme dans la prose narrative ital., Boivin 1937; id., La poésie vériste en Italie, ivi 1937; G. Marzot, Il v., in Questioni e correnti di storia letteraria, Milano 1949; L. Russo, nella introduzione storica al vol. I narratori (1850-1950), Milano-Messina 1951. Lanfranco Fiore
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“VERISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 812. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/verismo.