VANVITELLI, Luigi. - Architetto, n. a Napoli il 26 maggio 1700, m. a Caserta il 19 marzo 1773. Figlio del pittore vedutista olandese Gaspare Van Vittel fu da questi avviato allo studio del disegno; Juvara (v.), compagno di studi prima, di lavoro poi, di Nicola Salvi.
Tra le opere del V. si possono ricordare utilmente le seguenti: Roma: prolungamento della facciata del Palazzo Olescalchi, opera del Bernini; Ancona: il Lazzaretto (1734), l'arco Clementino, la chiesa del Gesù (1746), la cappella delle religie in S. Ciriaco; Siena: progetto per la sistemazione e trasformazione della chiesa di S. Domenico; Perugia: progetto per la chiesa e convento degli Oliveti; Macerata: progetto per la chiesa della Misericordia; Loreto: completamento del campanile della Basilica, ecc. Ma la maggiore misura di sé il V. Caserta. A Roma infatti trasformò con intelligenza e senso mirabile degli spazi alcune grandi aule delle Terme di Diocleziano nella grandiosa basilica di S. Maria agli Angeli, lavoro già iniziato da Michelangelo, e dette i disegni e guidò la costruzione del convento degli Agostiniani (1746); a Caserta costruì la Reggia. È questa una delle migliori imprese architettoniche italiane del sec. XVIII; essa fu commissionata al V. da Carlo III di Borbone nel 1751 ed è costituita da un complesso di fabbriche e giardini che nelle intenzioni del monarca doveva gareggiare con la famosissima Versaglia. Ma da quell'esempio francese l'opera del V. ORDINI ARCHITETTONICI e del gusto scenografico, nel V. contenutissimo, tanto che s'è anche parlato, sebbene impropriamente, di forme che preludono al neoclassicismo. Tra le altre opere napoletane del V. S.ma Annunziata, la sistemazione del Foro Carolino, il Palazzo d'Angiò e la villa del principe di Campolietto a Resina.
Il V., procedendo sulla via indicatagli dallo Juvara ma operando con accenti propri, è uno degli esponenti più significativi di quel gusto architettonico tipico della metà del sec. XVIII che si può definire neocinquecentista. Un gusto nel quale, reagendo all'enfasi ed agli artisti del barocco e del rococo, alcuni degli architetti più aggiornati e moderni d'allora mostrarono volersi rifare agli esempi del Vignola e dei più austeri cinquecentisti, e ciò in armonia con le idee che già da tempo andavano esprimendo, sulle orme dei Belloni, teorici e filosofi. - Vedi tav. XCIII.