Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Arte Artisti

VASARI, GIORGIO

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VASARI, GIORGIO. - Pittore, architetto e scrittore, n. il 27 luglio 1511 in Arezzo, m. il 27 giugno 1574 in Firenze.

Avendo dimostrato disposizione al disegno, ebbe, durante lo studio delle lingue classiche, i primi insegnamenti artistici dal celebre pittore di vetrate Guglielmo de Marcillat, francese fattosi aretino di elezione, e quindi in Firenze da Michelangelo. Morto suo padre nel 1527, il V., spinto dal bisogno e dal proposito di mantenere la sua famiglia, si diede a compiere opere di pittura in Arezzo e nel suo contado. Ma, per la sua giovane età e per la sua inesperienza artistica, non riuscendo nel suo intento, dovette mettersi all'arte dell'oreficeria presso il fiorentino Vittorio Ghiberti, passando poi nelle botteghe di altri orafi di Pisa e di Arezzo, pur seguitando a compiere opere minori di pittura. Riuscito a farsi assumere, nel 1532, nella corte dello splendido card. Ippolito dei Medici, il V. poté in Roma dedicarsi completamente allo studio ed all'esercizio della pittura, continuandoli poi in Firenze, ove era passato ai servizi del duca Alessandro dei Medici. Rivelato il suo talento anche in opere di decorazione e di architettura e nell'ideazione ed esecuzione di grandi complessi ornamentali posticci - importante quello fatto nell'occasione dell'andata a Firenze di Carlo V (1536) - dopo l'assassinio del suo protettore (6 genn. 1537), il V., ormai fattasi una propria maniera pittorica, esplicò la sua attività artistica in Firenze, in Arezzo, in Roma ed in altre città italiane.

Chiamato, nel 1541, da Pietro Aretino in Venezia per eseguirvi l'apparato per la sua commedia La Talanta creò con quello un esempio di vera e propria e grande scenografia. Dopo aver compiuto in quella città ritratti ed opere varie, fra cui notevole la decorazione del Palazzo Cornaro, il V. si trasferì in Napoli attendendovi alla decorazione del grande refettorio e della chiesa del convento di Monteoliveto, a quella di S. Giovanni in Carbonara ed a numerosi lavori per altri committenti. Tornato in Roma nel 1546, per incarico del card. Farnese, eseguì in soli cento giorni la completa decorazione della sala maggiore del Palazzo della Cancelleria, che venne ad essere il primo di quei cicli pittorici, compiuti utilizzando e coordinando l'opera di numerosi allievi ed aiuti, in cui il V. si specializzò. E fu in quel periodo di lavoro e di permanenza in Roma che, partecipando insieme agli umanisti più famosi del tempo, alle riunioni serali nella corte del card. Farnese, nacque nel V. l'idea della composizione delle Vite degli arrefici che, con l'aiuto di dotti amici, poté scrivere quindi e far stampare nel 1550 nella tipografia del Torrentino in Firenze; città che doveva diventare il suo luogo di residenza, pur dovendosi periodicamente allontanare per compiere altri lavori in Rimini, Ravenna, Bologna ed Arezzo, ove, nel 1548, iniziò la decorazione della bella casa che vi si era fatta costruire, ma che egli abitò solo nei periodi delle sue rare, ma operose vacanze. Chiamato in Roma da Giulio III, il V. attese ai lavori della cappella della di lui famiglia in S. Pietro in Montorio, ai disegni di Villa Giulia (1550-53) ed alla fattura di altre opere per committenti romani.

Nel 1554 il V. passò ai servizi del duca di Toscana Cosimo I de' Medici, che, trovando in lui l'uomo che, con celerità, ed anche con grandiosità, poteva ideare ed eseguire le opere di architettura, d'ingegneria e di pittura con cui doveva abbellire i suoi palazzi, Firenze ed altri luoghi del suo Ducato, lo nominò soprastante a tutti i lavori che si compivano per suo ordine. Fattasi una solida posizione finanziaria ed acquistata maggior fama, il V. continuò a sviluppare sempre più intensamente una molteplice, e quasi incredibile, attività (Michelangelo ebbe a dire: « Giorgio da solo opera per più di mille ») attendendo alla fattura di quadri che gli venivano commessi da ogni parte, facendo progetti per grandiosi edifici ed opere, come il Palazzo degli Uffizi, suo capolavoro architettonico, e per la trasformazione di Palazzo Vecchio, in cui creò i quartieri medici ed il Salone dei cinquecento - da lui personalmente decorati - che vennero a rappresentare uno dei complessi interni più importanti e più monumentali d'Italia. Nel contempo forniva senza interruzione disegni per altre costruzioni in Toscana, per i tessuti delle arazzerie medicee e per ogni altro genere di attività artigiana, attendendo anche, con l'aiuto dell'erudico fiorentino Vincenzo Borghini, alla laboriosa e difficile preparazione della seconda edizione dell' Vite, fatta poi nel 1568 dalla tipografia fiorentina dei Giunti.

Nel 1565, nell'occasione del matrimonio del principe Francesco dei Medici, ideò, curandone poi l'esecuzione, alla quale collaborò tutta la massa degli artisti fiorentini, il fastoso e colossale apparato della città di Firenze, che fu allora, ed anche in seguito, considerato come un'opera, nel genere, senza riscontri. Nel 1570 il V. esegui in Roma, per incarico di Pio V, varie pitture nel Palazzo Vaticano e, nel 1572, vi dette compimento alla decorazione della Sala Regia. Rimunziando ad andare in Spagna, dove era stato invitato a recarsi da Filippo II per progettarvi ed eseguirvi lavori di architettura e pittura, egli rimase a Firenze per dedicarsi alla decorazione della cupola di S. Maria del Fiore. Ma non poté eseguire altro che la parte inferiore essendo stato colpito da una grave malattia che causò la sua morte (27 giugno 1674). Portato dal suo temperamento, ma anche da un eccessivo desiderio di guadagno, ad operare ininterrottamente e con fretta eccessiva, il V. contribuì con la sua produzione pittorica - fra cui eccellono solo poche opere da lui condotte per sua personale soddisfazione - al progredire ed affermarsi del manierismo. Geniale, ed anche grandioso, nelle opere di carattere decorativo, il V. si distinse specialmente per le sue creazioni architettoniche fra cui le migliori e più importanti sono il Palazzo e la chiesa dei Cavalieri di S. Stefano in Pisa, la cupola della chiesa dell'Umiltà in Pistoia, il Palazzo degli Uffizi in Firenze e la chiesa della Badia e le logge della Piazza Grande in Arezzo. Ed il V. ebbe il vanto, specie nella sua qualità ed attività di architetto della corte medicea, di dare un potente indirizzo artistico e mirabil e nuovi aspetti estetici e monumentali alla stessa Firenze. Ma fama maggiore ed immortale deriva al V. dalle sue Vite degli artefici che sono da considerarsi una delle opere più originali ed importanti della letteratura di ogni tempo ed il pilastro fondamentale di una nuova scienza: la storia dell'arte. - Vedi tav. XCV.

In alto a sinistra: FACCIATA DEL PALAZZO DEGLI UFFIZI sul Lungarno di G. Vasari con completamenti di A. Parigi (1560-85) - Firenze. In basso a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. STEFANO DE' CAVALIERI - Pisa. A destra: CLEMENTE VII INCORONA CARLO V. Soffitto della Sala di Clemente VII - Firenze, Pa
Tav. XCV In alto a sinistra: FACCIATA DEL PALAZZO DEGLI UFFIZI sul Lungarno di G. Vasari con completamenti di A. Parigi (1560-85) - Firenze. In basso a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. STEFANO DE' CAVALIERI - Pisa. A destra: CLEMENTE VII INCORONA CARLO V. Soffitto della Sala di Clemente VII - Firenze, Palazzo Vecchio.
Bibliografia22 opere
BIBL.: edd.: Le Vite degli artefici, Firenze 1550; 2ª ed. ivi 1568; I ragionamenti del signor G. V. aretino sopra le invenzioni da lui dipinte in Firenze nel palazzo delle loro Altezze Serenissime, postumo, ivi 1588; Le Vite, ragionamenti e lettere di G. V., a cura di G. Milanesi, 6 voll., ivi 1878-82. Studi: C. Guasti, G. V., ivi 1885; W. v. Obernitz, Vasaris allgem. Kunstanschauungen auf dem Gebiete der Malerei, Strasburgo 1897; U. Scoti Bertinelli, G. V. scrittore, Pisa 1905; W. Kallab, Vasari's studien, ivi 1905; W. R. Carden, The life of G. V., Londra 1910; G. F. Gamurrini, Descrizione delle opere di G. V. in Arezzo, Arezzo 1911; A. Sidney-J. A. Churchill, Bibliografia vasariana, Firenze 1912; A. Lorenzoni, Cartaggio artistico inedito, ivi 1913; A. Del Vita, Le ricordanze di G. V., Arezzo 1927; K. D. Frey, Der literarischer Nachlass G. V., 2 voll., Monaco 1923-30; C. L. Raggianti, G. V., in Revd. dell'Acc. dei Lincei, Classe di scienze mor., 3ª serie, 9 (1933); Venturi, IX, vi; A. Del Vita, Lo zibaldone di G. V., Arezzo 1938; H. W. Frey, Neue Briefe von G. V., Burg b. M. 1940; H. W. Frey-A. Del Vita, Il carteggio di G. V. dal 1563 al 1565, Arezzo 1941; «Vasari», rivista diretta da A. Del Vita, 14 voll. (1927-43); vi sono pubbl. i docum. dell'Arch. vasariano, studi, articoli e notizie riguardanti il V.; C. L. Raggianti, Le Vite, Milano 1948; vari autori, Studi vasariani, Firenze 1952 (testo delle comunicazioni tenute al Convegno Vasariano in Firenze nel 1950).

Alessandro Del Vita

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 1036–1037.

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Del, Vita Alessandro. “Vasari, giorgio.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 1036–1037. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/vasari-giorgio.

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Del, Vita Alessandro. “Vasari, giorgio.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 1036–1037. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/vasari-giorgio.

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