Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Arte Artisti

VELA, VINCENZO

English Cita

VELA, VINCENZO. - Scultore, n. a Ligornetto presso Mendrisio nel Canton Ticino il 3 maggio 1822, m. ivi il 4 ott. 1891.

La prima scultura che dette fama al V. a Milano, dove, ragazzo, aveva lavorato quale scalpellino nel Duomo, ma dove aveva anche frequentato i corsi di Brera quale scolaro del Cacciatori, fu lo Spartaco (1847; Palazzo Litta). Successo derivante anche dai valori illustrativi del tema di chiara significazione in quegli anni rivoluzionari. Lo sospettò il governo austriaco, tanto che il V., volontario in Svizzera contro il moto separatista nel 1852, dopo quella sua avventura guerriera piuttosto che rientrare a Milano preferì andare a Torino. E li rimase fino al 1867 succedendo al Gaggini quale insegnante di plastica all'Accademia Albertina.

VELA, VINCENZO - Le due regine Maria Teresa e Maria Adelaide - Torino, Santuario della Consolata.
VELA, VINCENZO - Le due regine Maria Teresa e Maria Adelaide - Torino, Santuario della Consolata.(fot. Alinari)

Furono quelli torinesi i quindici anni più proficui per lo scultore che, postosi su di una via per molti aspetti simile a quella del Bartolini, non eluse del tutto le forme accademiche anche quando volle esprimere concezioni naturalistiche. Tanto che l'interesse maggiore delle sue sculture sembra quasi sempre debba ricercarsi nei loro prevalenti interessi illustrativi. Così nella Desolazione che è a Lugano (1852 ca.), così nel caratteristico gruppo delle figlie del marchese Ala Ponzone (già a Cremona), così nelle immagini delle regine Maria Teresa e Maria Adelaide (1861) nella chiesa della Consolata a Torino, così nella tomba di Antonio Rosmini che è nella chiesa del Crocifisso a Stresa, così infine in quello che viene considerato il suo capolavoro: il Napoleone morente nel castello di Versailles (1866).

Dopo il '67 il V. si ritirava di nuovo a Ligornetto, ove continuò ad operare intensamente fino alla morte evolvendo il proprio stile in senso sempre più incline al pittoricismo verso cui s'erano già orientati tanti suoi scolari e seguaci in Piemonte e Lombardia. Ma l'atorilievo in bronzo Le vittime del lavoro (1883) della Galleria nazionale d'Arte moderna di Roma, che di quella evoluzione è caratteristico esempio, malgrado il sentimento e la bella larghezza d'impostazione, non si può considerare fra le cose più riuscite del maestro. Ottimi alcuni suoi ritratti fra i quali notevolissimo il Tito Pollestrini del Museo civico di Torino ed il Cavour nel Palazzo della borsa di Genova.

Bibliografia3 opere
BIBL.: G. Vigezzi, La scultura ital. dell'Ottoc., Milano 1932; N. Tarchiani, La scultura dell'Ottoc., Firenze, s. d.; F. Sapori, La scultura moderna, Roma 1946. Emilio Lavagnino

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Di Emilio Lavagnino

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 1165–1167.

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vol. 12, coll. 1165–1166
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Lavagnino, Emilio. “Vela, vincenzo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 1165–1167. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/vela-vincenzo.

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Lavagnino, Emilio. “Vela, vincenzo.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 1165–1167. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/vela-vincenzo.

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