VELA, Vincenzo. - Scultore, n. a Ligornetto presso Mendrisio nel Canton Ticino il 3 maggio 1822, m. ivi il 4 ott. 1891.
La prima scultura che dette fama al V. Milano, dove, ragazzo, aveva lavorato quale scalpellino nel Duomo,

ma dove aveva anche frequentato i corsi di Brera quale scolaro del Cacciatori, fu lo Spartaco (1847; Palazzo Litta). Successo derivante anche dai valori illustrativi del tema di chiara significazione in quegli anni rivoluzionari. Lo sospetto il governo austriaco, tanto che il V., volontario in Svizzera contro il moto separatista nel 1852, dopo quella sua avventura guerriera piuttosto che rientrare a Milano preferì andare a Torino. E li rimase fino al 1867 succedendo al Gaggini quale insegnante di plastica all'Accademia Albertina.
Furono quelli torinesi i quindici anni più proficui per lo scultore che, postosi su di una via per molti aspetti simile a quella del Bartolini, non eluse del tutto le forme accademiche anche quando volle esprimere concezioni naturalistiche. Tanto che l'interesse maggiore delle sue sculture sembra quasi sempre debba ricercarsi nei loro prevalenti interessi illustrativi. Così nella Desolazione che è a Lugano (1852 ca.), così nel caratteristico gruppo delle figlie del marchese Ala Ponzone (già a Cremona), così nelle immagini delle regine Maria Teresa e Maria Adelaide (1861) nella chiesa della Consolata a Torino, così nella tomba di Antonio Rosmini che è nella chiesa del Crocifisso a Stresa, così infine in quello che viene considerato il suo capolavoro: il Napoleone morente nel castello di Versailles (1866).
Dopo il '67 il V. si ritirava di nuovo a Ligornetto, ove continuò ad operare intensamente fino alla morte evolvendo il proprio stile in senso sempre più incline al pittoricismo verso cui s'erano già orientati tanti suoi scolari e seguaci in Piemonte e Lombardia. Ma l'altorilievo in bronzo Le vittime del lavoro (1883) della Galleria nazionale d'Arte moderna di Roma, che di quella evoluzione è caratteristico esempio, malgrado il sentimento e la bella larghezza d'impostazione, non si può considerare fra le cose più riuscite del maestro. Ottimi alcuni suoi ritratti fra i quali notevoli- simo il Tito Pollestrini del Museo civico di Torino ed il Cavour nel Palazzo della borsa di Genova.
(da G. Dainelli, Fiume e la Dalmazia, Torino 1930, p. 183) VECLIA, DIOCESI di - Veduta di Veglia.

fin verso i trent'anni, culminante nei sopra citati
Bevitori (o Trionfo di Bacco) del Prado e nel Crocifisso
del medesimo Musco; la seconda, che abbraccia il quin-
quennio 1634-39, in cui emergono i più prestigiosi ri-
tratti, eseguiti alla Corte madrilena, compresi quelli dei
buffoni, la panoramica Partita di caccia al cinghiale (Gal-
leria nazionale di Londra) e la Resa di Breda o Le lance
(Museo del Prado); la terza, che va dal 1640 in poi, e
vanta altre opere oltremodo caratteristiche, come le figure
di Esopo, Menippo e alcuni nani, la scena picaresca Mer-
curio e Argo e quelle più complesse: Le filatrici e Las
Meninas (tutte al Museo del Prado). Ma la cronologia,
nell'opera di V., ha un'importanza molto relativa. Più
utile ai fini di definirne la natura creatrice è l'esame degli
atteggiamenti e dei mezzi che assunse il suo radicato, in-
tegrare realismo, non solo al contatto immediato della
realtà quotidiana, ma in sede aulica o celebrativa, in sede
storica e nell'ambito del racconto sacro. Se talvolta, come
nella Fucina di Vulcano (Museo del Prado), V. si dimostra
poco idoneo ad elevare sul piano del mito le notazioni
anatomiche ed ambientali, in quasi tutte le occorrenze a
lui proposte o scelte dal suo sicuro istinto di poeta del
colore, egli sfoggia una duttilità e capacità trasfiguratrice,
che ha ben pochi riscontri nell'arte universale da Giotto
in poi. Il che può spiegare come, in difetto di inclina-
zioni al trascendente e all'asetismo, talune sue opere di
soggetto religioso siano da annoverare tra le più alte del
Seicento europeo e senza la minima traccia di spirito
barocco. Si ricordano, oltre al Crocifisso sopra citato, con
il volto a metà coperto dalla chioma spiovente, l'Adora-
zione dei pastori e il Cristo alla colonna (entrambi nella
Galleria naz. di Londra), l'Incoronazione della Vergine, il
Colloquio di S. Antonio e S. Paolo eremiti (ambedue nel
Museo del Prado). - Vedi tav. CXX.