VITALISMO. - In un senso molto ampio comprende le dottrine scientifiche e filosofiche che affermano l'irriducibilità (sia dal punto di vista ontologico come da quello epistemologico) dei fenomeni biologici ai fenomeni meccanici o fisico-chimici, come voleva, p. es., J. Loeb (cf. La conception mécanique, trad. franc., Parigi 1911, pp. 1-5) che estende la teoria dei «tropismi» all'animale e all'uomo. Aristotele, H.-L. Bergson, H. Driesch, N. Hartmann in questo senso sono vitalisti.
In un senso più ristretto il V. sec. XVI al sec. XIX (le

cui principali tappe sono indicate dai nomi di Paracelso, Stahl, Barthez e dalla scuola di Montpellier) le quali sottendono ai fenomeni biologici un principio distinto da tali fenomeni che ne assicura la coordinazione: principio vitale assimilabile ad un principio spirituale detto «arché» e radicalmente distinto dall'anima pensante (scuola di Montpellier). In un senso rigoroso comprende oggi (sotto la corrente denominazione di «neo-v.») le concezioni scientifiche o filosofiche che, dopo la fine del sec. XIX, per reazione alle concezioni meccaniche della vita e con riferimento ai dati positivi delle scienze biologiche (più particolarmente dell'embriologia) sostengono l'irriducibilità del vitale al meccanismo o al fatto fisico-chimico, sia dal punto di vista oggettivo (nel senso realista o kantiano del termine), come dal punto di vista soggettivo.
Di qui la distinzione fra un V. metodologico e un V. dottrinale. Il primo è rappresentato, ad es., dal Reinke il quale, riprendendo l'idea kantiana del «concetto regolatore», non dà ai concetti di «forze regolatrici» (Die physischen Kräfte) che un valore di «concetto provvisorio» (provisorischer Begriff) utile, anzi necessario, in quanto la vita non si è creata con mezzi di laboratorio, ma che lascia aperta la possibilità di un'ulteriore riduzione sia alle forze materiali sia a quelle psichiche e che si riduce perciò ad un «come se» (Als ob, cf. J. Reinke, Leblos u. Lebendig, in Kantstudien, 31 [1926], spec. p. 205 sgg.). Il V. dottrinale invece sostiene che il finalismo organico è un carattere veramente costitutivo sia nel senso dell'a priori kantiano (come H. Driesch, Kant und das Ganze, in Kantstudien, 29 [1924], pp. 365-67) sia in un senso più immediatamente realista (come R. Ruyer, Eléments de bio-psychologie, Parigi 1946; id. Néo-finalisme, 1912). Il finalismo organico, in virtù del quale il vivente si evolve mediante le sue forze interne dallo stato embrionale all'età adulta ed è veramente causa sui, e che il Driesch oppone tanto alla finalità descrittiva o regolatrice quanto alla finalità statica, quella delle macchine: (cf. Storia e dottrina del v., trad. it., Napoli 1912, pp. 1-13), ha un doppio aspetto: armonia (causale, compositiva e funzionale) e regolazione sia semplicemente possibile di adattamento sia rigeneratrice di stadio embrionale (ad es., nei ricci di mare) che hanno con-
dotto Driesch all'elaborazione dei concetti tecnici (che oppone ai concetti collettivi, ibid., pp. 244-49) di «significato prospettico» (prospetktive Bedeutung) e di «potenza prospettica» (prospetktive Potenz). Il primo esprime il destino attuale, reale, ed è l'attitudine normale di ciascun blasfemo a produrre un organo determinato; la seconda è l'attitudine, comune a tutti i blasfemo, a rigenerare, nei casi di perturbazione o di divisione provocata artificialmente, la totalità dell'organismo (ibid., p. 271 sgg.). Mentre la prima capace, secondo le varie collocazioni, di produrre un tale organismo determinato è variabile e suscettibile di essere rappresentata con la formula S=f (a, g, E) in cui S significa la prospetktive Bedeutung, a la situazione del plasfemo in funzione di un polo originario, g la grandezza assoluta del sistema, E una costante che abbraccia la capacità originaria dell'organo elementare, nei limiti specifici del sistema morfogenetico e la sua armonia con le altre parti (ibid., pp. 295-98), la seconda è costante, almeno allo stadio iniziale, uguale in tutti i blasfemo che costituiscono così un sistema equipotenziale armonico (ibid., p. 420, nota 255). Riflettendo su questi fatti elaborati dai concetti tecnici, Driesch osserva ch'essi sono irriducibili ad una spiegazione per mezzo dei fattori interni di carattere esclusivamente fisico-chimico meccanico (nessuna parte di un sistema meccanico può evidentemente rigenerare la totalità del sistema, cosa che suppone la presenza spaziale in una sola parte di tutte le altre [ibid., p. 299 sgg.]). Di qui l'appello ad un fattore che trascende l'ordine fisico-chimico, il fattore E, che, con richiamo ad Aristotele, Driesch chiama «ente lechia» (ibid., pp. 300-304), ma in un senso nuovo che egli tenta di determinare con un riferimento complessivo alle categorie kantiane di relazione, causalità e sostanza e in ultima istanza alla categoria costitutiva d'individuabilità.
Il V. di Driesch è stato criticato tanto da un punto di vista scolastico, perché la sua entelechia non è l'ente che ha aritotetica (cf. H. Nuyens, Evolution de la psychologie d'Aristote, Lovanio 1948, pp. 73-78), quanto da un punto di vista scientifico (cf. J. Matisse, Le rameau vivant du monde, Parigi 1945, pp. 77-91) e filosofico (cf. Ruyer, Éléments, pp. 92-93) che obbietta all'ente che ha degli innesti interspecifici, incomprensibili nella posizione di Driesch e sostituisce al fattore E le nozioni psicologiche di forma potenziale, tematica e significativa, di struttura e di dominio unitario (ibid., pp. 134 e 232 sgg.), che anche Néo-finalisme, pp. 269-70).
Va notato però che se si distinguono nella teoria di Driesch i fatti sperimentali, i concetti tecnici e i concetti esplicativi di carattere filosofico, non è necessario legare la sorte dei primi due agli ultimi. I fatti sperimentali, invero, hanno portato alla netta distinzione fra le uova e mosaico (ad es., i molluschi) e le uova totipotenti o autoregolative (ad es., i ricci di mare) tenendo anche presente la caratteristica anisotropia di tutti germi (cf. C. Bounoure, L'autonomie de l'etre vivant, Parigi 1949, pp. 16-38); ma questi complementi non distruggono affatto, anzi, confermano, il valore incontestabilmente sperimentale e operativo dei concetti tecnici. Questi permettono al filosofo di costruire una concezione dell'organismo più adeguata ai fatti, così da evitare la confusione fra l'efficienza e il formale e la pretesa autonomia della «entelechia» rispetto all'organismo della concezione di rieschiana e in quanto si pone l'anima nell'organismo come forma della materia secondo i presupposti della filosofia aristotelica.