WYCLIF, JOHN

WYCLIF, JOHN. - Eresiarca inglese, n., sembra, nel castello di Wycliffe-on-Tees, nel Yorkshire, di proprietà della famiglia, probabilmente nel 1324 Herbert B. Workmann, suo ultimo biografo, sposta la nascita al 1328), m. a Lutterworth il 31 dic. 1384.

I. VITA

Aveva tutte le caratteristiche di un abitante del Yorkshire: spirito fiero e puntiglioso.

La sua famiglia e il suo villaggio sono rimasti cattolici fino ai nostri giorni. W. lasciò presto la terra avita per divenire e rimanere sempre un uomo di Oxford, cioè un intellettuale invaghito del suo sapere e delle sue idee. Giunse probabilmente ad Oxford verso il 1345; ma dal 1349 al 1353 dovette interrompere gli studi a causa della peste nera. Nel 1353 divenne maestro nel Collegio di Balliol e rettore o curato di Fillingham. Quando si è stato ordinato sacerdote non si sa. Nel 1363 incaricò un vicario di sostitutrice e fece ritorno a Oxford. Già l’anno precedente aveva ottenuto un altro beneficio; praticò così il «cumulo» dei benefici nonché «l’assenteismo», abusi caratteristici di quel tempo, che egli doveva poi criticare con tanta vivacità. Gli studi di teologia, incominciati nel 1363, furono coronati dalla laurea nell’autunno 1372. Nel 1368 aveva cambiato la parrocchia di Fillingham con quella di Ludgershall. Fin dal 1370, da semplice baccaliere, aveva incominciato ad insegnare, commentando le sentenze di P. Lombardo. Il suo De benedicta Incarnazione risale al 1370; nel 1375 entrò al servizio della corona d’Inghilterra, come peculiari regis clericus. Ciò doveva avere per lui grande importanza. La Sede Apostolica si trovava allora ad Avignone, dove si succedevano tutti papi francesi. La Francia era in guerra con l’Inghilterra; ciò faceva aumentare negli Inglesi la diffidenza verso la S. Sede. W. si fece presto capo di un movimento antipapale in Inghilterra, atteggiandosi a riformatore religioso e a teologo riformista.

II. OPERE

Fin dal 1374 W. si diede ad una grande attività teologica. Aveva ottenuto dalla Corona una parrocchia molto redditizia a Lutterworth (a sud di Leicester) rinunziando al beneficio di Ludgershall. In seguito, mettendo un sostituto anche qui, poté ritornare ad Oxford, dopo aver partecipato ad una missione diplomatica a Bruges. Pubblicò allora, una dopo l’altra, le seguenti opere che formano una specie di somma teologica: De dominio divino (1375); De civili dominio (1375);

De veritate Scripturae (1378); De Ecclesia (1378), che fu poi largamente utilizzata da G. Huss; De Ordine Christi (1379); De apostasia (1379); De Eucharistia (1379); Confessio (maggio 1381); De blasphemia (marzo 1382); Trialogus (autunno 1382) e quest'ultima è considerata come una delle più importanti; Opus evangelicum e De citationibus frivolis (1383-84); De quatuor sectis novellis (ag. 1384). Pubblicò anche dei tracti, scritti d'occasione, e favorì una nuova traduzione inglese della Bibbia. Si mise poi a capo di quella riforma della Chiesa invocata da tutti insistentemente sin dal Concilio di Vienne. Raccolse intorno a sé predicatori popolari e li inviò, di propria iniziativa, in tutto il paese con il nome di «poveri preti» (poveri priesters), nome che si mutò presto in bocca al popolo in quello di Lollards, lollardi (da lollen o lullen, eseguire un canto di lode).

III. CONDANNA

Per rispondere di tali novità fu citato, nel febb. 1377, dal vescovo Guglielmo di Courtenay a S. Paolo di Londra. Ma W. era sotto l'alta protezione della Corte. Il papa Gregorio X lo condenò e lo citò a comparire dinanzi al suo tribunale. Tale citazione però fu considerata come un attentato alle libertà inglesi e W. rispose con una Protestatio con alcune Conclusiones nelle quali identificava il Papa con l'Anticristo. W. si trovò subito immischiato in tutti i movimenti sociali della sua età agitata. Venuto in disaccordo con la Corte, si schierò con i contadini ribelli nel 1381. Guglielmo di Courtenay, divenuto arcivescovo-primare di Canterbury il 9 sett. 1381, tenne un Sinodo dal 17 al 21 maggio 1382: tutte le dottrine di W. vi furono condannate. Due altri Sinodi colpirono i suoi amici di Oxford. W. fu costretto dopo ciò ad abbandonare l'Università e a ritirarsi nella sua parrocchia di Lutterworth. Colpito di paralisi nel nov. 1382 si riebbe, ritornò al lavoro e furono gli anni della sua più intensa attività. Il 28 dic. 1384, mentre assisteva alla Messa nella sua chiesa parrocchiale, un nuovo attacco lo condusse alla tomba tre giorni dopo. Gli furono fatti i funerali religiosi, perché non era stato espressamente comunicato. Il Concilio di Costanza condannò i suoi scritti il maggio 1415 e ordinò l'esumazione della salma. Il vescovo di Lincoln, dal quale dipendeva Lutterworth, era stato discepolo di W. e non eseguì l'ordine; ma il 9 dic. il papa Martino V rinnovò la sentenza del Concilio e il vescovo Fleming fece esumare e bruciare i resti del corpo di W. le cui ceneri furono gettate nella Swift (primavera del 1428).

IV. DOTTRINA

Le dottrine di W. condensate in 45 proposizioni, furono condannate nel Concilio di Costanza (4 maggio 1415), poi in due bolle di Martino del 1418. Corrispondono alle 24 proposizioni già prescritte dal Sinodo riunito da Guglielmo di Courtenay nel maggio 1382. W. attribuisce solo a Dio il dominium o sovranità, distinguendolo dalla potestas, dalla possessio e dall'usus. La sovranità o dominio non appartiene che a Dio e, sotto Dio, al sovrano temporale. W. esclude pertanto il «dominio eminente del papato» sui beni civili; respinge tanto il potere diretto che indiretto del papa nel campo civile. Ma, anche per i sovrani temporali legittimi, W. subordina l'esercizio del loro potere allo stato di grazia. Nessuno è sovrano temporale se è in stato di ribellione contro il sovrano eterno. L'uomo che è in stato di peccato mortale non può tenere né sovranità né proprietà (prop. 15, condannata a Costanza; Denz-U. 595). Al contrario «ogni uomo in stato di grazia ha una reale sovranità su tutto l'universo», proposizione che implica il comunismo degli eletti. Realmente però, siccome solo Dio conosce gli eletti, le proposizioni di W. si riducevano ad idee rivoluzionarie, senz'alcun risultato pratico.

W. ammise due principi in materia biblica. La Bibbia contiene tutta la Rivelazione, e si distingue per se stessa da qualsiasi scritto profano. Nessun testo dei Padri dei papi o dei concili ha valore se non nella proporzione in cui si appoggia sulla Bibbia. La Bibbia è la legge di Dio, il Codice unico e completo della fede e della morale umana. Tutti i mali della Chiesa provengono dall'igno

ranza della Bibbia. La conoscenza della Bibbia è condizione di salvezza, almeno quanto al Nuovo Testamento; la Bibbia è, secondo W., accessibile a qualsiasi intelligenza, anche alla meno pronta.

Soprattutto in materia ecclesiologica W. ha errato, dando origine all'eresia di Giovanni Hus. La maggior parte delle 45 proposizioni di W. condannate a Costanza appartengono alla dottrina della Chiesa. Secondo W., la Chiesa comprende tre parti: la Chiesa trionfante in cielo, la Chiesa militante in terra, la Chiesa «dormiente» in purgatorio. Quest'ultima espressione sembra indicare che W. ammette, sì, il purgatorio, ma un purgatorio senza cuna pena, poiché le anime vi si trovano «dormienti». W. parla soprattutto della Chiesa militante e la definisce: la totalità dei predestinati: universitas praedestinatorum. Veri membri della Chiesa pertanto sono solo gli eletti, i soli conosciuti da Dio; ci si può trovare nella Chiesa, essere, magari, anche capi della Chiesa, prete, vescovo, Papa, senza tuttavia appartenere realmente alla Chiesa, se non si è predestinati. La Chiesa visibile non è la Chiesa invisibile. I predestinati formano il Corpo di Cristo, ma i praesecisti (o riprovati) formano il corpo dell'Anticristo. La lotta tra la Città di Dio e la Città del demonio è tutta la storia umana. Le proposizioni condannate nel Concilio di Costanza riguardano soprattutto la negazione del diritto di proprietà negli ecclesiastici (prop. 10, 32, 33, 36, 39), e siccome tutto il sistema ecclesiastico medievale era fondato sui «benefici», tutta la Chiesa di allora era radicalmente condannata. Gli Ordini religiosi che possedevano non erano meno attaccati dei chierici beneficiari (prop. 44, 45, 20-24, 31-36). Gli Ordini mendicanti, che avevano osato censurare W. riguardo alla sua dottrina eucaristica, non furono da lui risparmiati. La 24ª proposizione, infatti, diceva: «I frati sono tenuti a guadagnarsi la vita con il lavoro manuale e non andando a questura». Si può perciò affermare che W. condannava tutto il sistema ecclesiastico allora esistente e considerava prive di valore tutte le eventuali censure che la Chiesa avrebbe potuto emanare contro di lui. Dopo la condanna inflittagli dal Papa, W. divenne il nemico dichiarato del papato: «Il Papa, diceva, non è la testa, la vita o la radice se non, forse, di quelli che agiscono male in seno alla Chiesa».

W. respinse globalmente anche quanto la Chiesa insegnava sulle indulgenze (prop. 42). Quanto all'Eucaristia, W. professava il realismo in filosofia nella maniera più assoluta ed intransigente, cioè la realtà trascendente degli universali. Tutto ciò che esiste, è altrettanto necessario quanto Dio e tutto avviene secondo una necessità assoluta (prop. 27), per conseguenza, nulla può essere annientato; il pane e il vino pertanto non possono essere né annientati né transustanziati. La sostanza del pane e del vino rimane insieme alla sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo. Il dogma della transustanziazione è un'eresia che risale non più in là di Innocenzo III. Professava la consustanziazione, che Lutero doveva poi adottare. Della Penitenza non ritenne che la contrizione, giudicando la Confessione superflua ed inutile (prop. 7); affermò che il Sacramento dell'Ordine non è necessario per consacrare l'Eucaristia né per confessare ed assolvere.

Gli errori di W. ebbero un grande influsso in Inghilterra, dove furono diffusi dai lollardi. La sua azione postuma si riferisce soprattutto all'eresia di Giovanni Hus e degli ussiti. Per quanto riguarda Lutero, è certo che questi conobbe Hus, e mediante Hus W., solo quando aveva già professato tutti i suoi errori particolari; non si può pertanto sostenere che egli abbia subito il loro influsso diretto.

BIBL.: fonti: Opera omnia, pubblicate dalla W. Society, in 36 voll., Londra 1883, 3 sg.; Th. Arnold, Select english Works of W., 3 voll., Oxford 1860-71; G. V. Lechner, John W. and his english Precursors..., Londra 1884; J. Loserth, W. and Hus..., Vienna 1884. Studi: J. Gairdner, Lollardy and the Reformation in England, 4 voll., Londra 1908; B. Manning, The peoples' faith in the time of W., Cambridge 1919; H. B. Workmann, J. W. a Study of the english medieval Church, 2 voll., Oxford 1926 (importante); L. Cristiani, s. V. in DThC, XV, coll. 3858-3614; J. B. McFarlane, J. Wycliffe and the beginnings of english Nonconformity, Londra 1952.