UMILIATI

UMILIATI. - Sorsero come movimento evangelico di perfetta vita cristiana tra i lavoratori della lana dei sobborghi delle città lombarde, tra il 1170 e il 1178.
UMILIATI. - Sorsero come movimento evangelico di perfetta vita cristiana tra i lavoratori della lana dei sobborghi delle città lombarde, tra il 1170 e il 1178.

Sono leggendarie le loro origini nel sec. XI da un gruppo di cavalieri milanesi reduci dalla prigionia germanica, come pure una loro sistemazione monastica per opera di s. Bernardo durante il suo soggiorno a Milano nel 1135; la biografia del loro preteso fondatore s. Giovanni Oldradi da Meda, nella prima metà del sec. XII, si lascia difficilmente precisare. I lavoratori e piccoli mercanti della lana, viventi ai margini della feudalità citta

dina e inquadrati dal primo capitalismo industriale e commerciale delle stoffe, si uniscono in una associazione laica a scopo religioso e sociale; i primi u. vivono nell'oro famiglie e s'assistono nel lavoro; s'umiliano per Iddio, adottando vesti grezze (e berrettine) non tinte), contro il lusso delle stoffe fini e colorate; si astengono dalle menzogne, che con le frodi corrompono la santità morale dell'industria e del commercio; non intentano cause giudiziarie per amor di pace sociale; si tengono liberi dalle costrizioni della feudalità e delle corporazioni con l'astenersi dai giuramenti; forti di questa condotta ascetica affrontano con la predicazione e la discussione pubblica l'offensiva delle varie scelte eretici nella seconda metà del sec. XII. Per tale ortodossia polemica non si possono ritenere come catari (v.); le particolarità di convivenza familiare e di professione artigiana li distinguono nettamente dal contemporaneo movimento evangelico dei valdesi (v.). La Curia Romana era allora contraria alla predicazione dei laici, sottratta al controllo dell'autorità episcopale; il suo esercizio abusivo, insieme con le adunanze segrete, era ritenuto come una manifestazione di eresia. Gli u. disobbedienti come i valdesi, furono compresi nominatamente nella cost. Ad abolendam promulgata nel 1184 a Verona da Lucio III contro l'eresia; una corrente progrede nella scisma e nell'errore dogmatico; s'accostò ai valdesi di Lombardia e costituì nel 1205 LOMBARDIA (v.).

Gli u. che si riconciliarono con la Chiesa per l'azione pacificatrice di Innocenzo III, si erano sviluppati, dalla associazione religioso-lavoratrice di uomini e donne ristrette nello stato matrimoniale, che costituì il Terz'ordine, alla vita monastica laicale e operaia di frati e suore, viventi in case contigue, che formarono il Second'ordine; l'elemento clericale, che aderì al movimento, si sistemò secondo le norme canonici nel primo Ordine, che comprendeva anche le monache consacrate solennemente alla vita religiosa corale. Innocenzo III li approvò nel 1201 e li autorizzò alla predicazione morale, in cui tanto i chierici come i laici, uomini e donne, più istruiti, si distinsero come temuti ed efficaci oppositori degli eretici. Nel 1216 esistevano 150 case nell'arcivesco-vato di Milano; Bonvesin da Riva (v.), poeta e narratore, nel 1278 contava 220 conventi del Second'ordine e 7 canoniche del Prim'ordine nella città e contado di Milano. I «praepositi» delle case di Rondinetto in Como, di Viboldone presso Milano, di Vignalone in Pavia, di Fossalto presso Lodi, dirigevano a turno l'intenso movimento di espansione; dal 1246 furono governati da un solo maestro generale; nel 1288 Nicolò IV li esentò dalla giurisdizione vescovile; il Second'ordine accentuò le forme monastiche e s'avvicinò al Prim'ordine, mentre il Terz'ordine si diede una organizzazione propria e nel 1291 tenne un capitolo generale indipendente, in cui si emanarono particolari costituzioni.

Gli u. persero solo nel Trecento la caratteristica originaria dell'industria della lana. Non si devono ritenere come fautori di una nuova tecnica di fabbricazione e dello sviluppo del commercio delle stoffe nel sec. XII; anzi il loro ascetismo rappresentò una reazione al lusso del vestire. Ma dagli opifici ben organizzati dei loro conventi, a cui fluiva anche il lavoro dei membri del Terz'ordine, venivano immessi nel commercio i «panni umiliati», un mezzalano forte e resistente. Gli u. furono richiesti da vari Comuni per incrementare l'industria locale e favorire l'indipendenza economica cittadina. I profitti del lavoro venivano impiegati in opere di assistenza sociale, soprattutto ospedali e lebbrosari. Condiviserono con i Francescani le simpatie popolari; furono loro affidati dalle autorità comunali uffici pubblici, p. es., di tesoriere o economo del Comune e delle varie sue amministrazioni, delle gabelle e dei dazi, del controllo dei lavori d'interesse generale, ecc. Ma la ricchezza fondiaria e le rendite, la cessazione del lavoro manuale, il trasformarsi delle cariche e relativi profitti in benefici personali dei titolari, il sistema commendatario, unitamente con le cause generali esterne di decadenza degli Ordini religiosi nel Trecento e nel Quattrocento, minarono la vita dei

conventi umiliati, che si spopolarono di religiosi. I progetti di riforma per opera soprattutto di s. Carlo Borromeo, protettore dell'Ordine, furono ostacolati dall'opposizione dei provosti, alcuni dei quali organizzarono l'attentato alla sua vita del 26 ott. 1569; lo sdegno del Papa si placò con l'esecuzione dei responsabili e la soppressione dell'Ordine. Esso contava ormai soltanto 94 preposti su cui si erano stati 170 religiosi.

BIBL.: G. Tiraboschi, Vetera Humiliatorum monumenta, 3 voll., Milano 1766-68; L. Zanoni, Gli u. nei loro rapporti con l'eresia, l'industria della lana ed i Comuni nei sec. XII e XIII sulla scorta di docum. med., Milano 1911; A. De Stefano, Reformatori ed eretici del medioevo, Palermo 1938, pp. 125-208; Ilarino da Milano, Il Liber supra Stella del piacentino Salvo Burci contro i Catari e altre correnti eretici, in Avemur, 17 (1943), pp. 121-34 (vi si discutono le opinioni di L. Zanoni e A. De Stefano sul carattere originario degli u.): id. L'eresia di U. Speroni nella confutazione del maestro Vacario, Città del Vaticano 1945, pp. 452-56; P. Guerini, Gli u. a Brescia, in Misc. P. Paschini, I, Roma 1948, pp. 187-214; Echi di s. Carlo Borromeo, Milano 1937-41, cf. indice.