VERGERIO, PIER PAOLO il Giovane. - Vescovo apostata, n. nel 1497-98 a Capodistria da Girolamo, nobiluomo del luogo, m. a Tubinga il 4 ott. 1565. Studiò a Venezia forse alla scuola dell'Egnazio, poi a Padova s'addottorò in diritto, vi insegnò arte notarile (1522) e diritto (1523) ed esercitò ufficio di avvocato e di magistrato.
Fu fratello di Giov. Battista poi vescovo di Pola (1532); amico dapprima di Girolamo Muzio, Antonio Elio poi vescovo e dell'Armino. Sposò nel 1526 Diana Contarini che gli morì l'anno seguente; viaggiò in Dalmazia ed ebbe conoscenza delle lingue slovena e croata. Alla morte del fratello Aurelio, segretario papale (1532), entrò nella Curia come notaro e fu inviato come nunzio papale in Austria e Boemia presso Ferdinando d'Ausburgo nel 1533 e vi rimase sin dopo la morte di Clemente VII, quando fu richiamato da Paolo III. Nel febbr. 1535 ritornò nunzio in Germania presso il Re ed i principi per preparare il raduno del Concilio e nel nov. si abboccò anche con Lupero (nov. 1535). Sul finire del 1535 lasciò la Germania e fu a Roma ed a Napoli; ma cadde in disgrazia per cui si fece tosto feroce odiatore dei Farnese. Fu nominato vescovo di Modrusa in Croazia il 5 maggio 1536, donde il 6 sett. seguente fu trasferito a Capodistria col gravame di una pensione in favore dell'Elio. Consacrato vescovo non si preoccupò di far residenza; fu presente a Vicenza il 12 maggio 1538 quando si trattò di aprirvi il Concilio, stette quindi a Mantova presso il card. Ercole Gonzaga (1539), poi a Ferrara con il card. Ippolito d'Este (1540) e passò con lui in Francia, dove conobbe anche Margherita di Navarra. Francesco I lo inviò come suo fiduciario presso la Dieta di Worms (nov. 1540) ove si abboccò con i più noti eretici; poi passò a Spira (genn. 1541) ed a Ratisbona e diede sospetto d'adesione all'eresia. Dopo una inutile visita a Roma passò a Capodistria (luglio 1541), dove non seppe che suscitare discordie civili, intraprende inconsulterlo, diffamando anche i frati del luogo e provocando una denuncia di costoro presso il Consiglio dei Dieci a Venezia (dic. 1544), per cui dovette allontanarsi da Capodistria e riparare a Ferrara, a Mantova, a Brescia (1546). Intanto era giunto come nunzio a Venezia Giovanni Della Casa (1544) che dovette cominciare il processo contro il V. (25 genn. 1545) che fu inviato a Roma. Perciò il V. il 15 genn. 1546 fu citato dinanzi all'Inquisizione. In quel mese osò presentarsi al Concilio di Trento, ma non vi fu ammesso perché in contrasto con il Papa per la sua condotta e le sue maldicenze, per cui alternò la sua dimora in Istria ed a Venezia. Intanto nel giugno 1547 si chiudeva il processo contro di lui e veniva inviato a Roma. Nel dic. si spediva di là l'ordine di condurlo in prigione a Roma dove veniva giudizialmente citato. Il V. si agita, si dichiara latitante e soggiorna a Padova ed altrove; però soltanto il 3 luglio 1549 in concistoro Paolo III lo dichiarava deposto dal vescovato. Presentendo la prossima condanna, il 1° maggio il V. aveva lasciata l'Italia ed il 15 maggio lo si trova a Chiavenna, poi a Coira, a Poschiavo, nel giugno a S. Gallo e nel dic. a Basilea. Cominciò subito a diffondere i suoi scritti polemici che pubblicava senza luogo di stampa in italiano per diffondere più facilmente le sue dottrine. Designato parroco a Vicosoprano nel genn. 1550, tenne la parrocchia sino al 1553, pensando di diventare capo degli italiani, profughi, per motivo di religione, come lui. Ma egli non era uomo che sapesse accattivarsi benevolenza, attaccabrighe ed ambizioso com'era, facile denunciatore di chi non sopportasse la sua alterigia o non condividesse le sue idee. Queste non avevano nulla di originale o di sistematico: in fondo erano quelle di Lutero con una più accentuata tendenza iconoclastica, stemperate in una moltitudine di libelli polemici redatti con faciloneria rozza e popolaresca con i quali ebbe mira costante di introdurre l'eresia in Italia, denigrando il papato, le pratiche cattoliche, il concilio. Così favorì i tentativi di Primo Trubar per diffondere il protestantesimo nella Slovenia, promovendo a tale scopo la diffusione di Bibbie e di opuscoli tradotti in lingua slovena e croata. Si guardò ben presto con i pastori svizzeri eretici e si pose alle dipendenze di Cristoforo duca del Württemberg (1553) tenendosi sulla linea della Confessio Augustana. In seguito non passò anno che da Tubinga non facesse un lungo viaggio. Nell'apr. maggio 1555 era presso i Grigioni. Nell'ott. 1556 SLEIDANUS, JOHANN (v.) cui fornì materiale per la sua storia. Dopo volse lo sguardo verso la Polonia e trattò personalmente con Alberto duca di Prussia e con il Principe Radziwill a Vilna. Nella primavera del 1558 osò riapparire in Italia, attraversando il Friuli da Pontebba a Duino, diffondendo libri; ma alla fine di apr. era di nuovo a Tubinga (cf. P. Paschini, Eresia e riforma cattolica ecc.). Roma 1951, p. 58 sgg.). Nella primavera del 1559, dopo avere polemizzato con il vescovo Osio di Warmia, era di nuovo in Polonia, in lotta con le altre confessioni eretici, che tendevano a radicarsi in quella nazione. Nel 1560 sperava di poter essere presente al Concilio di Trento, e negli anni 1561-64 ripassò nel paese dei Grigioni, finché terminò la sua vita a Tubinga. Natura irrequieta, pronta ad immiscersi in tutto subdolamente, tanto che anche i protestanti ebbero fin troppo a lamentarsi di lui. Fu in corrispondenza con Celio Curione, Bonifacio Amerbach, e con i principali eretici delle varie tendenze e per un momento anche con Elisabetta d'Inghilterra. Muzio (v.), che tentò invano di illuminarlo, scambiò con lui le Vergeriane nel 1559.
La sua corrispondenza come nunzio in: Nuntiaturberichte aus Deutschland: I. Nuntiaturen des V. (1533-36), Gotha 1899, ed. Friedenburg. Le prime opere: De republica veneta, 1526; De pace et unitate Ecclesiae, Venezia 1542; Storia di Francesco Spiera. Padova 1548: lavoro tendenzioso di propaganda, più volte poi edito e tradotto. Dodici trattatelli di M. Pietro Paulo V., 1550, e' fratelli d'Italia. Di una raccolta dei suoi scritti uscì un solo volume di Opera nel 1563 con il contributo di Alberto di Prussia.