APPRENSIONE. - Nel linguaggio filosofico, principalmente scolastico, a. (da ad-prehendere, prendere, afferrare) designa, in senso largo, ogni atto percettivo con cui la mente viene a conoscenza di qualche cosa; in senso stretto, la prima operazione del pensiero, generatrice del puro concetto, al di qua della sintesi di affermazione o negazione realizzata nel giudizio. Nel primo senso, a. è quasi sinonimo di percezione ed è usata da s. Tommaso anche per designare la per-
cezione sensibile (In Boeth. De Trinit., VI, 2). Nel significato più specifico, a., contrapposta al giudizio, rappresenta nell'uomo la forma iniziale di conoscenza spirituale che ci mette a contatto con i contenuti e i valori intelligibili delle cose. Per questo era dagli scolastici chiamata « apprehension simplex, cognitio essentiarum, indivisibilium intelligensia » (cf. s. Tommaso, I Perhermeneias, 1). È noto che nella filosofia tomista l'a., come atto di pensiero con cui si afferra, in modo più o meno distinto, la quiddità delle cose, si realizza principalmente attraverso un'operazione astrattiva dell'intelligenza (v. ASTRATTO; LUSTRAZIONE). Da notare, per rapporto alla teoria della conoscenza, il significato realistico affiorante dalla etimologia della voce: ad prehendere, come un muoversi del pensiero verso l'oggetto per impossessarsene nell'unità intenzionale del concetto.
Un ultimo significato, maggiormente tecnico e poco in uso, è quello per cui a. vien contrapposta a comprensione, come conoscenza parziale e limitata a una conoscenza adeguata e totale.