ATTRIBUTO. — In grammatica è un elemento accidentale della proposizione e può essere pronome, numerale, participio e, più spesso, aggettivo. In giudizio (v.) e s’identifica col predicato. Riguardo all’estensione dell’a., la logica mantiene, malgrado le contestazioni di Hamilton, i due assiomi: 1) in ogni proposizione affermativa l’a. è particolare; 2) in ogni proposizione negativa l’a. è universale. La posizione dell’a. è importante nei giudizi analitici di cui si interessa la logica formale: per il principio d’identità è vero e legittimo ogni giudizio il cui a. è contenuto nell’idea del soggetto; per quello di contraddizione, falso ed assurdo ogni giudizio il cui a. è contraddittorio alla idea del soggetto.
Per Spinoza «l’a. è ciò che l’intelletto coglie nella sostanza come costitutivo della sua essenza» (Ethica, parte 1ª, dim. della prop. 10). In ogni teodicea o studio razionale di Dio, l’a. è una perfezione divina: ad es. l’infinità, l’immensità, l’onniscienza (v. A. DIVINI). Probabilmente fu appunto l’espressione «a. di Dio» a dar origine al senso spinoziano del termine (cf. G. T. Richter, Spinoza’s Philosophische Terminologie, Lipsia 1913, p. 26).