AUTOMATISMO. - Diconsi automatiche (dal gr. αὐτοματίζω [αὐτομάτως] «muoversi, agire da sé, di proprio impulso»), quelle azioni della psiche o del somma che, non soggette a scarsamente soggette alla vigilanza della coscienza, si svolgono indipendemente da speciali impulsi volitivi.
I. L'A. E LA SCIENZA. - Rientra nell' a. fisiologico il compiersi di funzioni senza l'intervento della coscienza, come la cardiaca, la respiratoria, ecc.; mentre il compiersi di azioni anche complesse e coordinate, come il cannuminare, lo scrivere, il leggere, l'andare in bicicletta, le quali si svolgono senza il controllo cosciente, rientra nell'a. psicologico nel senso lato della parola. Numerosi a psicologici, intesi nel senso stretto del termine, si possono osservare nella nostra attività intellettiva (abitudini di pensiero, stereotipie di linguaggio, processi di associazione, di memoria, di immaginazione, per cui si può parlare di un «pensiero automatico») e in quella morale. Dalla quale segnatamente va tratto vantaggio nella educazione morale, specie per combattere tendenze e passioni mediante atti che, se per la prima volta richiedono grave fatica, finiscono, per mezzo dell'esercizio e della ripetizione che conduce all'abitudine, con il divenire agevoli. L'a. si può considerare, in molti casi, come l'ultimo stadio, l'ultimo prodotto dell'abitudine (v. ABITO, ABITUDINE).
Lo svolgersi di tutta la nostra vita è sommamente facilitato dall'a., la cui sfera d'azione è nell'uomo estesissima e grazie a cui innumerati atti vengono compiuti con un minimo impiego di energia, che sarebbe invece enorme se si ATTENZIONE (v.).
Vastissima risulta la gamma degli a. umani, che va da quelli normali a quelli anormali e patologici. Alto grado di suggestibilità esterna (eterosuggestibilità) indica il cosiddetto a. al comando, cioè la possibilità, in determinati soggetti, che vengano compiuti a comando gli atti più diversi, quasi che l'individuo fosse un obbediente automa: caso frequente nei dementi precoci, negli isterici e frequentissimo negli ipnotizzanti. Egualmente da influenze esterne il soggetto è soggiogato quando riproduce per imitazione movimenti che vede compiere (a. imitativo o ecoprasia o ecocinesia), o quando ripete parole che ode pronunciare (ecolalia). Da ricordarsi anche i casi di a. am-bulatorio (dromo- o porio-mania), cioè quelle determinate forme di attacco epilettico per cui l'infermo, spinto da una forza irresistibile, si pone d'improvviso a camminare o correre senz'averne coscienza; nel quadro di questa forma accessuale rappresentante un equivalente epilettico, rientrando anche le cosiddette fughe, che possono prolungarsi per ore e giorni.
Giova notare che, eccettuati i casi patologici, l'attività automatica della vita psichica è pur sempre promossa da un atto iniziale di coscienza e di volontà, e, inoltre, che l'attività automatica solo risulta tale in quanto la coscienza lo permette, cioè soltanto con il tacito consenso della nostra volontà; per cui molti a. della vita quotidiana sono da considerarsi, fondamen-talmente, nella loro genesi profonda, come azioni determinante da un atto di coscienza. A dimostrazione di ciò basti ricordare quei vari atti scorretti che noi compiamo meccanicamente quando siamo o ci crediamo soli, e che invece evitiamo in presenza di altri. Esigenze intellettuali, morali e fisiche risvegliano spesso la coscienza ed interrompono od annullano un a. E precisamente la prima funzione della volontà vigile sarà quella di annullare i coefficienti d'impulsività legati alle tendenze deteriori, stroncando così l'a. psicologico delle azioni da evitarsi.
II. L'A. UMANO E LA VITA MORALE. - Sui dati della psicologia scientifica intorno ai diversi a. naturali dell'uomo, la teologia morale, applicando le norme generali della responsabilità dei nostri atti, formula un triplice giudizio: 1) Considerati direttamente in se stessi, gli a. automatici o non hanno nessun valore morale, buono o cattivo, o lo hanno in un grado molto debole, perché o sono del tutto incoscienti, o ci colgono di sorpresa senza che vi badiamo o li vogliamo. Ne siamo quindi o nulla o pochissimo responsabili. 2) Lo possiamo però diventare quanto alle conseguenze, se, rendendoci conto della esecuzione dell'atto, lo approviamo e ne accettiamo volentieri gli effetti, che ne derivano, di piacere o di utilità. 3) Considerati nel loro collegamento con le attività psichiche superiori (intelligenza e volontà) gli a. automatici possono diventare imputabili a noi, in quanto la volontà può sempre, tranne nei casi patologici, aver cooperato o cooperare alla loro formazione o stroncamento mediante l'assecondamento indulgente o la reazione vigile e costante pro e contro le tendenze naturali, e mediante la formazione di idee-forza, le quali all'atto pratico, facilitano o stroncano i coefficienti di impulsività. Di qui il valore pedagogico formativo o deformativo delle abitudini (v.).
III. L'A. UMANO E IL FORMALISMO. - Oltre alla vita naturale, il cristiano battezzato possiede la vita sopranaturale costituita dalla Grazia santificante, dalle virtù teologali e infuse, dai doni dello Spirito Santo. Poiché questa novella vita non viene né a sopprimere la natura, né a sostituirsi ad essa, ma ad elevarla e perfezionarla, le sue attività, pur restando soprattutto nelle mani di Dio, esigono anche la nostra cooperazione, si servono, per svolgersi e progredire, della nostra natura umana; quindi non potranno sfuggire alle condizioni generali della nostra vita psicologica, necessaria per pregare, unirci a Dio, prodigare nelle opere buone, e neppure ai nostri a. naturali. Donde il pericolo, talora grave, di cadere nel formalismo, tanto rimproverato ai cattolici dagli avversari; di compiere cioè gli atti della vita spirituale (preghiere, assistenza alla Messa, Confessione, Comunione, ecc.) per pura abitudine
o tradizione o conformismo, con poco o nessun frutto e merito; ma con molto danno, perché subentra uno stato generale di tiepidezza. D'altra parte non si può rinunciare in maniera assoluta ad ogni a., perché non è possibile fare un atto di volontà ad ogni azione che compiamo (basta richiamare lo sforzo che si esige per camminare, in momenti di depressione, «a punta di volontà»).
E allora occorre servirsi di tutti quei mezzi che la sana e vera ascetica suggerisce: la regolarità, gli esami generali e particolari di coscienza, i vari modi di orare circa le diverse preghiere per meglio penetrare il senso, gustare e assaporare; la riflessione di qualche istante prima delle azioni più importanti, il rinnovamento delle intenzioni per cui si vuole agire, l'esercizio della vigilanza su di sé e della padronanza sulle proprie azioni. L'a., allora, lungi dal costituire un pericolo, darà alla formazione interiore e alla spiritualità cattolica una forza e un trasporto solidamente efficaci.