CESARI, ANTONIO

CESARI, ANTONIO. - Scrittore, n. a Verona nel 1760. Fu prete della locale Congregazione dell'Ora- torio. Si dedicò intensamente agli studi sacri, ma più ancora a quelli letterari.
Pubblicò varie traduzioni: dal greco due elegie di Calimaco e l'Apologetico di s. Gregorio Nazianzeno; dal latino le Odì e alcune Satire di Orazio, le Commedie di Terenzio, il primo libro Delle vergini di s. Ambrogio, e collaborò, insieme all'abate Giuseppe Furlanetto, all'Appendix ad totius latinitatis Lexicon Egidii Forcellini (Padova 1816). La sua traduzione dell'Inniatzione di Cristo (Verona 1785) è veramente da collocare tra i testi di lingua italiana (F. Flora). Nell'insegnamento dell'italiano e del latino trascorse trent'anni fino al 1807, rivolgendo infine gran parte delle sue fatiche alla nuova edizione del Vocabolario della Crusca con le Giunte veronesi. Ricercando il canone dello scrittore perfetto formulò i principi per un risorgimento del bello scrivere: la sua dottrina del "purismo" è nella Dissertazione sullo stato presente della lingua italiana e nel dialogo Le Grazie; e affermò che la lingua del Trecento "basta a poter dire elegantemente tutte le cose". Testimoni del suo lungo amore all'antica lingua sono l'edizione della Vite dei SS. Padri, della Vita del B. Colombini, dei Fioretti, l'acuta analisi del linguaggio dantesco nelle Bellesse della Commedia di Dante. Così suoi scritti originali (Novelle, Rime piacevoli, Rime gravi), il C. confermò largamente la sua teoria sul valore assoluto dell'aureo Trecento. Le sue notevolissime opere a carattere religioso: Lezioni storico-morali, Vita di Gesù Cristo e la sua religione, Fatti degli Apostoli, Fiore di storia ecclesiastica ci danno del C. e della sua operosità letteraria quell'idea che il Giordani definì nella famosa epigrafe: "Cogli scritti e colla vita mantenne gloriosamente la fede di Cristo e la lingua d'Italia".
L'attività umanistica non impedì al C. di attendere agli obblighi della vita religiosa, anzi egli può considerarsi il restauratore dell'Oratorio di Verona dopo l'in- terruzione napoleonica. Morì a Ravenna nel 1828, e gli fu eretto il sepolcro nella chiesa di S. Romualdo di Classe (detto l'iscrizione l'abate Celestino Cavedoni); chiusa al culto la chiesa, il sepolcro fu poi trasferito nella chiesa metropolitana della stessa città.

BIBL.: Opere: Lettere di A. C., con la vita e la bibl. delle opere raccolte dal Manuzzi, Firenze 1845 (incompleta). Le opere minori del C., a cura di G. Guidetti, furono pubblicate in 1811, a Reggio Emilia. Studi: G. Guidetti, A. C., Reggio Emilia 1903; id., A. C. giudicato ed onorato dagli italiani e sue relazioni con i contemporanei, 1910; V. Fontana, A. C., le sue opere, la sua vita, le sue amicizie, Verona 1928; Onoranze ad A. C. nel primo centenario della morte, 1919; F. Flora, Storia della vita, 1919; F. Flora, Storia della vita, 1919; F. Flora, Storia della vita, 1918.