CLASSICISMO

CLASSICISMO. - Il concetto di c., come quello di romanticismo e, più recentemente (limitato alle arti figurative) di barocco, oltre che designare un gusto ben determinato storicamente, ha assunto anche il significato più vasto di categoria filosofica, per cui caratteristiche particolari vengono elevate a principi assoluti d'arte.
Per il c. in letteratura V. UMANESIMO.
In arte, dal punto di vista storico il c., rappresentato dalle opere fiorite nel mondo greco-romano, non ha maggior valore dei gusti propri di altre età e indicati con altri nomi. L'aver fatto del classicismo il prototipo dell'arte,

l'arte per eccellenza, è forse ancora un retaggio della critica rinascimentale che, vedendo nelle opere di quel periodo la somma perfezione, faceva scadere al loro confronto le altre espressioni d'arte che sembravano allontanarsene, e basti pensare per questo alla teoria dell'arte del Vasari. Rinascimento (v.) una pura e semplice ripresa del razionalismo ellenico e non lo fu il neoclassicismo di tempi più vicini a noi per cui sarebbe errato andar ricercando nella storia dell'arte il ripetersi di forme che sono espressione di altre età e di altro sentimento.
Tuttavia già agli inizi del '600 la critica consigliò di guardare all'antico per trarne esemplificazioni precettistiche, contrapponendolo all'arte di cosiddetta imitazione naturalistica (identificata specialmente con la pittura veneziana) nella quale il tocco, la maniera pittoresca di porre i colori sulla tela venivano riguardati come l'opposto dello stile misurato, razionale dell'arte classica. In Italia (per citare qualche nome) sono le idee dell'Agocchi, e poi del Bellori; in Francia del Dufresnoy e poi di Roger de Piles. Giunti a questo punto, è breve il passo a vedere il c. identificarsi con l'Accademia e, ammesso il principio della «selezione», con l'Ecletismo di cui nel '700 fu sostenitore il Winckelmann, massimo rappresentante assieme al Mengs del fanatismo classico di tutti i tempi. Con l'affermarsi ai primi dell'800 degli artisti della scuola romantica si viene a determinare anche nel campo critico una netta presa di posizione, e mentre per i classiciti il programma è «l'Antiquité toute crue» e l'artista è un filosofo per il quale l'arte non ha «per guida che la faccola della ragione» (David), per i romantici proprio questa arte è condannabile, perché freddamente calcolata e mancante dell'impeto creativo della fantasia dell'artista (v. NEOCLASSICISMO; ROMANTICISMO).
I due termini, e, e romanticismo, messi a confronto per definire due modi di vedere, finiscono però poi per prendere decisamente il loro posto in una diade nella quale il c., identificato con «l'arte bella» hegeliana, rappresenterebbe la forma eterna dell'arte (l'Arte) mentre il romanticismo ne sarebbe la negazione (la Non-Arte). Posizione, ben si comprende, oltremodo pericolosa, che o s'intende per c. quel tipo di bellezza in cui (per dirla col Milizia) tutto è «grazia, delicatezza, eleganza di forme, di proporzioni, di contorni, di attitudini» come era stata, ad un certo momento, l'arte greca, e allora la parola c. diventa un concetto arbitrario (quanto ad universalità) che denotere un gusto affatto particolare, col pericolo inoltre di definire come classiche opere di una bellezza affatto esteriore ed esteticamente al di fuori dell'arte. O con c. si vuole intendere la raggiunta sintesi estetica di contenuto e forma, e non si comprende allora perché si debba usare tale termine che finirà per diventare equivoco quando si debbano, ad es., secondo tale principio, definire classiche alcune espressioni d'arte modernissima. È chiaro inoltre che in quest'ultimo caso il c. come equivalente dell'Arte potrà sempre che si voglia sostituirsi con altri termini, tra i quali proprio lo stesso romanticismo, intendendo anche con questo quella stessa identità di contenuto e forma: tanto è vero che chi ha voluto, come il Croce, insistere sulla definizione di classico, ha dovuto distinguere classicità da c. nella stessa maniera, sembra, di chi, nella rivalutazione del barocco ha distinto questo dal barocchismo, comprendendo in quella le realizzazioni estetiche che rispondano al suo concetto di arte quale intuizione-espressione di un sentimento «che si è fatto tutto rappresentazione nitidissima» (Breviario di Estetica, p. 35) e lasciando invece scadere il termine c. ad indicare, storicamente, realizzazione troppo spesso negative di imitazione e di ricerca intellettualistica. Si giunge così ad una con
taminazione del significato di c. e di quello di romanticismo, per cui l'opera d'arte finisce per essere ad un tempo classica e romantica, sia pure presupponendo, con Paul Valéry, in ogni c. un romanticismo anteriore.
In senso più strettamente formale, sarà inoltre opportuno aggiungere che al termine c. (contrapposto a quello di romanticismo o di barocco) si è riferito il linguaggio lineare (in contrasto con quello pittorico), la visione di superficie (in contrasto con quella di profondità), la forma chiusa (in contrasto con la forma aperta).
Dare del c. una precisa definizione, dopo tante che ne sono state date, senza forzare nel contempo il significato delle parole, è pertanto quasi impossibile, e non sarà fuor di luogo consigliare allora di mantenere al termine il significato d'indicazione di un gusto storico, senza voler astrarre dalle opere e naturalmente solo da alcune - di quell'età che si chiamò classica, principi generali d'indole estetica.

BIBL.: Per una storia della fortuna del c., V. J. Schlosser-Magnino, La letteratura artistica, trad. it., Firenze 1935, specialmente pp. 392 sgg. e 441 sgg.; D. Mahon, Studies in Sei-ento Art and Theory, Londra 1947 (passim, V. indice analitico), nonché L. Venturi, Storia della critica d'arte, Roma 1945. Per il contrasto classicisti-romantici V. ROMANTICISMO, mentre per la formulazione dei concetti dal punto di vista filosofico si veda in particolare B. Croce, Breviario di Estetica, 8ª ed., Bari 1946, p. 34 sgg.; Aesthetica in nuce, 1946, p. 34 sgg.; Guido classicistico e gusto romantico, in Quaderni della «Critica», (1945), p. 106; H. Focillon, Vita delle Forme, trad. it., Milano 1945, p. 74 sgg. Per le relazioni classicismo-barocco, oltre il libro di E. Wooffin (Rinascimento e barocco, trad. it., Firenze 1928), c. E. D'Ors, Del barocco, trad. it., Milano 1945, e L. Anceschi, E. D'Ors e il nuovo c. europeo, 1945. Gilberto Ronci