DELLA VALLE, FAMIGLIA. - Illustre casato romano, il cui più antico personaggio fu un RUSTICO fatto cardinale da Onorio II nel 1219.

La famiglia ebbe le sue case prima presso il foro Traiano e di lì passò nel sec. XV nella via Papale (ora corso Vittorio Emanuele), dove il primitivo palazzo distrutto dai lanzichenecchi di Carlo V nel sacco di Roma (1527) fu riedificato nella forma attuale da Lorenzo Lotti, detto il Lorenzetto.
Le persone più insigni di questa famiglia sono: ANDREA, cardinale, n. a Roma il 30 dic. 1463, ivi m. il 3 ag. 1534. Dopo aver viaggiato in Europa e in Persia, tornò a Roma nel 1495 e fu vescovo di Crotone (2 dic. 1496) poi di Mileto (1508) e in tale qualità partecipò al 5° Concilio Lateranense (1512). Da Leone X fu nominato reggente della Cancelleria apostolica e poi cardinale del titolo di S. Agnese in Agone (1 luglio 1517). Ebbe in commenda varie abbazie e numerosi vescovati anche contemporaneamente. Clemente VII gli affidò la legazione di Napoli (1523). Durante il sacco di Roma del 1527, benché parteggiasse, secondo la tradizione della famiglia, per i Colonna e gli imperiali, ebbe saccheggiato il palazzo e dovette pagare una forte somma per riscattarsi.
Nel 1532 riesaminò con il card. A. del Monte per incarico di Clemente VII la controversia sorta tra gli Osservanti e gli Eremiti francescani (Cappuccini) (cf. Wadding, Annales, XVI, 11, p. 335). Nell'apr. del 1533 ebbe le sedi di Albano e Palestrina. Fu uomo di grande senno e prudenza - conoscitore e raccoglitore di antichità.
PIETRO, viaggiatore, n. a Roma l'11 apr. 1586, m. ivi, il 21 apr. 1652. Dopo gli esercizi letterari e artistici della giovinezza lasciò la sua città, e tra brevi fughe oltremare, stette a Napoli fino al 1614, dove conobbe M. Schipano, cui dedicò le 54 lettere intorno ai suoi viaggi, ricche di preziose informazioni e utilizzate dai geografi e altri viaggiatori.
L'8 giugno del 1614 iniziò da Venezia il lungo itinerario: dopo una sosta a Zante e fra i luoghi che credette le rovine di Troia, approdò a Costantinopoli; di qui ad Alessandria e al Cairo. Salì sul Sinai e da Suez si portò a Gerusalemme (Pasqua del 1616). Osservando e annotando continuò il pellegrinaggio verso Damasco, Aleppo, Bagdad e la Persia, toccando quivi varie città. Il 1621 era a Persepoli e primo ne descrisse le iscrizioni cuneiformi. Si diresse nell'India, un po' costeggiandola, fino a Calcutta e un po' internandovisi, fino al Gugerat. Altre soste in Arabia e infine ritornò a Roma il 28 marzo del 1626, ricevuto con grandi onori da Urbano VIII.
Il D. V., fra l'altro, copiò le iscrizioni della moschea di at-Tajjibah (Siria); acquistò molti manoscritti che lasciò alla biblioteca Vaticana, ov'è conservata la sua epistola (risalai) apologetica della religione cattolica in persiano; tradusse in latino un catechismo s'illa e in persiano il trattato dell'ex-gessuica C. Borri sul sistema di Tycho Brahé. - Vedi tav. LXXXIX.