FUGA. - Forma di composizione che riassume i principali criteri di sviluppo del pensiero musicale ed i principali procedimenti del contrappunto detto «a imitazioni», cioè basato sulla riproduzione, in varie voci, di un elemento tematico dato.
La f. si costruisce in quella forma ternaria che trovasi largamente applicata anche all'arte sinfonica nelle tre fasi presentazione, sviluppo e ripresa: i due pilastri laterali reggono e condizionano quello centrale. Nella prima sezione della f. (esposizione) il tema fondamentale (soggetto) è presentato successivamente dalle diverse voci: e vi si intreccia il tema secondario (contrassoggetto). Quest'ultimo è combinato con il primo secondo le regole del contrappunto reversibile, affinché i due temi simultanei possano stare l'uno al di sopra o egualmente al di sotto dell'altro.
La presentazione completa del soggetto e del contrassoggetto in tutte le voci è seguita dai cosiddetti divertimenti, episodi nei quali gli elementi tematici sono sviluppati e che s'iscrivono tra le repliche del soggetto in altre tonalità.
La parte finale è la più interessante e la più dotta per gli incastri serrati (stretti), i canoni (imitazioni prolungate), gli eventuali episodi in contrappunto triplo, gli ingrandimenti (quando i valori ritmici di un tema sono proporzionalmente aumentati) e gli altri possibili procedimenti contrappuntistici, più o meno ingegnosi ed estrusi, culminanti nello strettismo e nel pedale finale, che è una nota prolungata nel basso, sulla quale si sovrappongono nuove combinazioni tematiche.
A questo schema generale obbedisce la composizione di una f. con rigore maggiore o minore secondo che si tratti di f. di scuola, di fugato e di f. come parte di un tempo sinfonico, o ancora di costruzione personale ispirata alla f. Il fugato è di due tipi principali: 1) esposizione seguita da stretti; 2) la sezione che segue l'esposizione è composta con ampia libertà di procedimenti, cioè senza sottostare alle regole precise che invece valgono per la f. scolastica. Come modello mirabile di f., ispirata a criteri altamente artistici e con significato personale, si ricordi quella che chiude l'op. 110 di Beethoven (sono in realtà due fugati, di cui il secondo sul tema invertito del primo; e tale inversione ha valore nel significato, particolare e generale, di questa celebre sonata).
Quanto alle origini storiche, esse si riallacciano, da un lato, alla polifonia fiammings della seconda metà del Quattrocento, e dall'altro alle prime forme strumentali, come il ricercare; e sono determinate, tali origini, sostanzialmente dall'imitazione alla 5ª. Nelle Istituzioni armoniche di G. Zarbino (Venezia 1358) si ha una completa enunciazione della struttura della f., concepita come forma monotematica. Largo uso della tecnica fugata si riscontra negli organisti tedeschi del Seicento, presso i quali anche il fugato s'intreccia al corale. Ma ancora prima, e cioè in un Ricercare di X tono di G. Gabrieli (1595), si può tinctaccare uno dei primissimi esempi (se non è il primo assoluto: si pensi che i primati nella storia della musica sono sempre incerti) di f. con divertimenti.
È superfluo ricordare che tutti i grandi musicisti coltivarono questa forma, ognuno con caratteristiche proprie. Così, p. es., Händel dà alla f. un ampiezza e una maestosità tutta sua. La Messa in si minore di G. S. Bach offre modelli insuperabili di f. per coro e orchestra. Ma l'immensa opera di Bach è tutta basata sulla tecnica fugata, la quale non impedi mai a quel sommo maestro di raggiungere le vette della potenza di espressione e di evocazione poetica attraverso i suoni.
Edgardo Carducci-Agustini