HANDEL, GEORG FRIEDRICH. - Musicista, n. ad Halle il 23 febbr. 1685, m. a Londra il 14 apr. 1759.
Superando l’ostilità paterna compi gli studi musicali sotto la guida dell’organista Zachov; s’iscrisse come stufente di giurisprudenza nell’Università di Halle, ma nel 1703 si trasferì ad Amburgo ove fece rappresentare la prima opera teatrale, *Almira* (1705). Dal 1706 al 1709 fu in Italia, a Firenze, Roma, Venezia e Napoli, ove conobbe i grandi maestri Alessandro Diderot e Domenico Scarlatti e Arcangelo Corelli; nel 1710 fu maestro di cappella nella corte di Hannover, ma alla fine dello stesso anno si trasferì a Londra, ove rimase per tutta la vita che fu ricca di lotte, cadute e trionfi.
Sono note le vicende della sua carriera teatrale in rapporto alle difficoltà finanziarie dell’Accademia reale di musica da lui fondata ed alle rivalità economico-artistiche del Bononcini prima e del Porpora poi. Alla copiosa produzione teatrale seguì la creazione di una nuova forma drammatica in cui il genio di H. ha lasciato il suo segno perenne. Il *Saul e Israele in Egitto* (1738-39) furono i primi saggi di questa personale concezione dell’oratorio; seguì il *Messia*, eseguito a Dublino nel 1742 con grande successo, che non si rinnovo in Inghilterra. Eguamente poco fortunati furono l’oratorio profano *Ercole e il Bel* *sacr* (1744), ma fu trionfalmente accolto il *Giuda Maccabeo* (1747) scritto a celebrazione della vittoria del duca di Cumberland sui partigiani degli Stuart. Frutti di una inesauribile vena creativa furono gli oratori composti dal 1747 al 5°: *Giosuè, Salomone, Susanna, Teodora, Iette*. Negli ultimi anni il musicista fu colto dalla cecità, ma fu confortato dall’ammirazione ormai indiscussa e universale; fu sepolto, in segno di grande onore, nell’alba di Westminster. L’opera di H., pregevole anche nel campo della musica strumentale, eccelle nell’oratorio, in cui la fantasia ebbe modo di spiegarsi con una mirabile grandiosità di architettura e pienezza di espressione: l’epica drammaticità dei cori e l’intenso lirismo melodico delle parti solistiche si fondono nell’armoniosa e salda unità artistica della composizione sempre improntata a caratteri di nobile e solenne vigore stilistico.