INFERMITÀ

INFERMITÀ. - L'ì. è una delle cause di scusa o dispensa dalle leggi ecclesiastiche. Talvolta è sufficiente l'ì. leggera, talvolta invece si richiede l'ì. grave e in qualche caso lo stesso pericolo di morte (v. PERICOLO di).

1. L'ì. non grave esime dall'obbligo di ascoltare la Messa nei giorni festivi di precetto; ché anzi è sufficiente un lieve incomodo di salute, se prudentemente si teme che, ascoltando la Messa, abbia ad aggravarsi. 2. L'ì. data anche solo dallo stato di debolezza o temuta per l'insufficiente potere nutritivo dei cibi di magro, come pure il timore che i cibi di magro abbiano a pregiudicare l'effetto benefico delle medicine prescritte dal medico, è causa sufficiente per scusare dalla legge dell'astinenza. 3. Gli stessi motivi di debolezza di complessione, lo stato di convalescenza, il mal di capo o l'insonnia, scusano dalla legge del digiuno ecclesiastico. 4. L'ì. che rende possibile la Comunione sotto forma di viatico, scusa senz'altro dal digiuno eucaristico. Anzi, finché dura il pericolo di morte, il malato può ricevere non digiuno la S. Comunione anche quotidianamente (can. 864 § 2, 3). Inoltre gli infermi degenti da un mese, senza speranza di pronta guarigione, possono, con il consiglio del confessore, comunicarsi una o due volte la settimana, ancorché abbiano preso medicine o altro per modo di bevanda (can. 858 § 2). 5. L'ì. grave, sebbene non pericolosa, autorizza le religiose a richiedere qualsiasi sacerdote approvato dall'Ordine del luogo per le confessioni delle donne, sebbene non deputato per le religiose, e confessarsi da lui durante la malattia, quante volte desiderino (can. 523). 6. L'ì. grave scusa anche dall'integrità della Confessione: quando cioè l'infermo per la debolezza non riesce a farsi intendere, o si teme abbia da venir meno o a stancarsi eccessivamente nel confessare tutte le sue colpe. 7. Infine, gli infermi anche non gravi, impediti di fare o prendere parte al pio esercizio della Via Crucis, possono lucrarmi le indulgenze anche solo tenendo in mano il Crocifisso benedetto e recitando venti Pater, Ave e Gloria. Gli infermi più gravi, impossibilitati anche a ciò, possono limitarsi a baciare o a guardare il Crocifisso, benché tenuto in mano da altri, e a recitare qualche breve preghiera o giaculatoria in memoria della Passione e Morte di N. S. Gesù Cristo (S. Pentinzièria Apost., 25 marzo 1931; AAS, 23 [1931], p. 107).

Riguardo alle i. che si richiedono per ricevere l'Estrima Unzione, V. voce; per i problemi pastorali e ascetici attinenti all'ì. V. SOFFERENZA.

BIBL.: G. Reverdini, Apostolato per la frequenza della S. Comunione agli ammalati, Genova s. d.; D. Iorio, La Comunione agli infermi, Roma 1931; G. Bussolari, Pia associazione pro infermi, Modena 1932; L. Génin, Per te, sorella infermiera, e per la tua formazione morale, trad. di B. Soldati-Bargigli, Torino 1936; R. Biot, A servizio della persona umana, ivi 1939; F. M. Cappello, De Extrema Unzione, Torino-Roma 1942, n. 228. Id., De Sacramenti, I, 5ª ed., ivi 1947, nn. 390, 468; Id., De poenitentia, 5ª ed., ivi 1947, nn. 167, 208, 395 sgg. Andrea Gennaro.