MANNHARDT, Wilhelm. — Mitografo della scuola etnologica, n. a Friedrichstadt il 26 marzo 1831, m. a Danzica il 26 dic. 1880.
Seguace un tempo della scuola naturistica di Max Müller e della sua mitologia astrale e meteorica (alta mitologia): Germanische Mythen (Berlino 1858); Die Gotter-acht der deutschen und nordischen Völker (ivi 1860), volse poi la sua attenzione ai miti agrari popolati di spiriti, geni, felleti, fate (bassa mitologia) quali si presentano nel folklore agrario delle popolazioni germaniche da lui prese in particolare esame nelle seguenti opere: Die Korndämonen (Berlino 1868); Wald-und Feldkulte (2 voll., ivi 1875-77); Mythologische Forschungen (Strasburgo-Londra 1884, postuma).
Il folklore agrario, che si svolge attorno allo «spirito di vegetazione» parte dal presupposto che l'uomo deve contribuire con la sua opera a mantenere il ritmo della vegetazione salvandone a mietitura lo spirito per trasmetterlo alla nuova semina.

Dalla descrizione dell'ampio materiale relativo alla mietitura, raccolto dal M., si ricava che lo schema costante consiste nella conservazione dell'ultimo covone, detto «covone madre», «madre del grano», che raffigura il vecchio raccolto; oppure di qualche animale catturato e posto con esso a contatto (cane, volpe, gallo, lepre, gatto); nel trasporto di esso al granaio dove i grani vengono mescolati a quelli destinati alla nuova semina. L'antico sacrificio che un tempo chiudeva la mietitura e riscattava per l'uso profano il resto del raccolto, è qui ridotto a quello dell'animale catturato; e se si tratta di un uomo (p. es., l'ultimo mietitore, il fattore, uno straniero che attraversa il campo) questi è costretto a pagare il prezzo del suo riscatto, certo residuo di un antichissimo sacrificio umano. Circa la morte e risurrezione del dio nei riti agrari V. MISTERIO.