MORONE, GIOVANNI. - Cardinale, n. a Milano il 25 genn. 1509 da Girolamo, cancelliere di Massimi- liano e Francesco Sforza, e da Amabilia Fisiraga. Attese allo studio delle leggi a Padova e da Clemente VII fu nominato, a vent'anni, vescovo di Modena il 7 apr. 1529 in forza di una promessa fatta al padre; nonostante l'opposizione di Alfonso d'Este, tenne la diocesi sino al 23 maggio 1550. Il 12 sett. 1552 ebbe la diocesi di Novara e la tenne fino al 13 marzo 1560. Riebbe la diocesi di Modena il 23 febbr. 1564 e la tenne poi sino al 16 sett. 1571. Egli stesso si definì né teologo né canonista; ma la consumata
esperienza ed il dignitoso comportamento supplirono a questa innegabile deficienza. Lo si può ben chiamare uno dei più puri e chiaroveggenti uomini di Chiesa dell'età sua.
Dopo una breve missione in Francia nel 1529 il M. cominciò sotto Paolo III la sua luminosa attività diplomatica, quando il 21 ott. 1536 fu destinato a succedere a Pier Paolo Vergerio nella nunziatura presso Ferdinando di Germania, con lo speciale incarico di promuovere la celebrazione del Concilio allora indetto per Mantova: in quell'occasione diede subito prova di quella speciale accortezza d'osservazione e quasi proverbiale abilità che gli fu propria. Richiamato il 3 sett. 1538, fu di nuovo inviato in Germania il 20 genn. 1539 in vista soprattutto del colloquio religioso che si intendeva tenere a Spira con i principi dell'Impero per metter fine alle discorde religiose. Quando fu deciso che le discussioni teologiche si sarebbero tenute ad Hagena, il 25 maggio 1540 il M. vi si recò con re Ferdinando. Indetta la conferenza a Worms (28 ott.) il M. giunse colà il 27 nov. Lo si trova alla Dieta di Ratisbona il 31 genn. 1541; lo raggiunse colà il card. legato Gaspare Contarini il 12 marzo. L'accorta operosità del M. in un momento assai delicato per il cattolicesimo in Germania non riuscì ad impedire le inutili dispute teologiche ed il recesso con l'Interim di Ratisbona (29 giugno) che riusciva svantaggioso ai cattolici. Mentre il Contarini ritornava in Italia, il M. rimase presso re Ferdinando a patrocinare la convocazione del Concilio a Trento. Il 9 febbr. 1542 partecipò alla Dieta di Spira ed il 2 giugno ebbe la nomina di cardinale, dopo la quale lasciò la Germania.
Il 16 ott. 1542 insieme con i card. Pole e Parisio fu nominato legato al Trento (v.) e raggiunse questa città il 22 nov. 1542; ne ripartì sul finire del luglio 1543, rimasto unico legato ad un Concilio che per ragioni politiche non poté per allora funzionare. Il 2 apr. 1544 Paolo III nominò il M. legato a Bologna e tenne quella legazione sino al 1548, durante la quale il 23 luglio 1544 fu inviato come legato presso Carlo V per gli affari dal Concilio; ma Carlo V riuscò di riceverlo, per cui ritornò a Bologna alla fine di sett. Il M. era convinto che fosse necessario condurre innanzi la riforma della Chiesa se si volevano arginare i progressi dell'eresia, e si era preoccupato durante le proprie assenze di provvedere alla purezza della fede nella sua diocesi di Modena. È di questi anni la particolare amicizia che lo legò con il card. Pole e con quel circolo spirituale che si radunava intorno a lui prima a Capranica poi a Viterbo (1541-45), dove con Vittoria Colonna, Marco Antonio Flaminio, Alvise Priuli, convenivano talvolta Pietro Carnesecchi, Donato Rullo, Vittore Soranzo, Apollonio Merenda ed altri non bene sicuri nella fede. Da ciò i sospetti concepiti contro di lui da parte del card. Gian Pietro Carafa, che gli furono causa di tanti guai quando questi divenne Paolo IV. Come costoro il M. inclinava allora verso il principio luterano della giustificazione per la sola fede, grazie ai meriti del Salvatore, senza però intaccare il mistero della presenza reale; ammetteva il dovere delle buone opere e l'autorità della Chiesa. Ebbe il torto, come molti cattolici, di contribuire alla diffusione del trattatello eretico del Beneficio di Cristo (1541-43), poi condannato. Ciononostante, il 27 febbr. 1550 il M. entrò a far parte della Inquisizione romana, assistette la nascente Compagnia di Gesù e promosse la fondazione a Roma del Collegio Germanico (1552). Giulio III ricorse a lui quando nel 1555 si preparava la Dieta di Augusta e lo nominò legato presso re Ferdinando (7 genn. 1555) con il compito di tutelare la dignità della Sede apostolica. Il M., partito il 18 febbr., dovette ritornarsene presto per partecipare al Conclave alla fine del marzo.
Nel giugno 1555, appena eletto, Paolo IV deputava il commissario incaricato di raccogliere i capi di accusa contro il M. per eresia. Il M. stesso il 31 maggio 1557 fu imprigionato in Castel S. Angelo ed una commissione di cardinali fu designata per giudicarlo sull'accusa che "immemore dei benefici ricevuti dalla Chiesa romana avesse dissentito dalla fede cattolica in pluribus dictis et factis, clam et publica". Il processo ripreso nell'ott. non conduceva a prove positive e Paolo IV avrebbe voluto liberare il M. per via di grazia; ma questi volle una sentenza e compilò una difesa (cf. C. Cantù, Gli eretici d'Italia, II, Torino 1866, pp. 176-90; P. Tacchi-Venturi, Storia della Compagnia di Gesù, II, Roma 1950, p. 125, 156 sgg.). Il triste episodio si chiuse alla morte di Paolo IV, quando il M. (18 ag. 1559) fu liberato e poi ammesso al Conclave da cui fu eletto Pio IV. Nel Conciestro del 13 marzo fu prosciolto da ogni addebito e riconosciuto innocente. In quello stesso giorno egli optava per la sede suburbicaria di Albano. Morti i card. Seripando e Gonzaga, legati al riaperto Concilio di Trento, Pio IV li sostituì il 7 marzo 1563 con il M. e con il Navagero, e da quel momento il M. fu l'anima del Concilio, che sembrava sul punto di naufragare e seppe condurlo felicemente a termine nel dic., vincendo le molteplici difficoltà che sorvevano ad ogni istante. Per il Natale 1563 era già a Roma a favorire la solenne approvazione del Concilio. Nel Conclave del 1566 un forte partito condotto dal card. Borromeo caldeggiò la sua elezione, ma gli noccuse assai il fatto di essere stato sottoposto ad inquisizione. Anche sotto Pio V, che non gli fu mai del tutto favorevole, continuò ad essere consultato negli affari germanici (ritenuto, come era, il miglior conoscitore delle cose tedesche) ed anche in occasione della guerra contro il Turco. In particolare considerazione fu tenuto da Gregorio XIII il quale il 18 marzo 1575 lo inviò a Genova a comporre le discordie cittadine e ad impedire gli intrighi di Filippo II. Composte nel miglior modo le cose genovesi, il M. rientrò a Roma il 14 apr. 1576. Ma pochi giorni dopo ne ripartì come legato in Germania presso la Dieta di Ratisbona per la lega contro il Turco, e vi si occupò egregiamente al ristabilimento della disciplina fra i cattolici in cui ridestò il coraggio "con prudenza impareggiabile". Rientrò a Roma il 17 nov. Sino dal 3 luglio 1570 era diventato vescovo d'Ostia e decano del S. Collegio. Morì il 1° dic. 1580 e tota urbe collacrimante"; povero per non aver mai importunato i papi e a dargli, ma solo atteso con ogni industria a superare le invidie et le malevolentie. Era protettore di parecchi Ordini religiosi e dei nuovi Collegi germanico ed

MORone, Domenico - Il Crocifisso con la Vergine e s. Giovanni (1498) - Verona, chiesa di S. Bernardino.
inglese; pur in mezzo a tanti affari a
veva atteso con zelo
al governo delle sue
diocesi, specie in
quella di Modena
dove radunò tre si-
nodi.
Oltre la Difesa
si hanno lettere di
M. in diverse rac-
colte; i dispacci di-
plomatici, importan-
tissimi, in Nuntia-
turberiche aus Deut-
schland (I, II, IV, VI,
III, I, Gotha 1892-
1908; parzialmente
[periodo 1536-41] in
H. Lämmer, Monum-
Vatican., Frburger
in Br. 1861, V. in-
dice).