PROBANDATO. - Per p. s'intende quel pe-
riodo di tempo che l'aspirante alla postulato (v.) noviziato (v.), quando il
postulato non è prescritto (can. 539 § 1). Tale pe-
riodo viene chiamato anche: aspirandato, scuola
apostolica, collegio serafico, piccolo noviziato, giu-
niorato, piccolo seminario, educandato ecc.
Il p. si connette con l'uso già antico di alcune Reli-
gioni di ricevere l'aspirante innanzi tutto come ospite,
allo scopo di conoscerne almeno sommariamente le atti-
tudini alla vita religiosa, prima di introdurlo in seno alla
comunità. Particolarmente dalle Religioni clericali e poi
dalle Congregazioni maschili insegnanti, con piena appro-
vazione della S. Sede, a partire dal secolo scorso, il p. è
stato sviluppato come istituzione per preparare religiosa-
mente e intellettualmente gli aspiranti che non hanno
ancora l'età e le altre condizioni richieste per l'ingresso
nel postulato e nel noviziato e nello stesso tempo per assi-
curarsi buone vocazioni tra i fanciulli, così come fanno le
diocesi con i seminari minori. In questi ultimi tempi
anche Religioni di donne l'hanno introdotto e sviluppato
con la funzione sopra descritta.
Il p. deve considerarsi come opera propria della Reli-
gione (can. 497 §§ 2-4; 599 § 2) e, secondo i casi, come
scuola interna di una Religione, a norma del can. 587,
della stessa natura dei seminari. Naturalmente non è
richiesto per la validità del noviziato e delle susseguenti
professioni e non ha limiti di tempo preferiti. I probandi
e le probande non hanno obbligo formale di osservare
Costituzioni e Regola della Religione, tuttavia è ovvio che come preparazione alla vita che dovranno fare, se persevereranno, in futuro, vi si preparino prendendone conoscenza e gradatamente praticandole.
PROBATICA. - Porta «delle pecore» (προβαστικὴ), a Gerusalemme. Una tradizione antica, orientale e occidentale, ha identificato, sulla base di alcuni codici greci e della Volgata («est autem Ierosolymis p. piscina quae cognominatur hebraice Bethsaida»: Io. 5, 1), la P. con la piscina dove Gesù guarì il paralitico da 38 anni. L’originale testo greco situa invece la piscina Bethsaida (v.) «presso la [porta] P.» (= ἐπὶ τῇ προβαστικῇ). Gli eseguiti supplicano di solito, nel testo greco, il sostantivo «porta» = πύλη «ciò è presso [la porta] P.» o «delle pecore» nominata da Neh. 3, 1, 21; 12, 8, posta all’angolo nord-est delle mura del Tempio e proprio di fronte alla piscina Bethsaida.
Pochi supplicano κολυμβήθησαν «piscina» ottenendo il senso: «presso [la piscina] P. vi è un’altra piscina...». In questa ipotesi la P. sarebbe Birket Isrā’il, la grande piscina posta pure a nord del Tempio o del muro settentrionale del Haram es-Serif, lunga 109,73 m., larga 38,4 e profonda 25 (oggi riempita ad eccezione dell’angolo nord-ovest). La piscina, che è di fronte a quella del paralitico, serviva per il lavaggio delle pecore che venivano offerte al Tempio. Gli archeologi non si accordano però sull’origine di essa, non essendo menzionata da Flavio Giuseppe nella storia dell’assedio della città. Generalmente viene preferita la lezione «presso la porta P.».