Solo in epoca più tarda nelle basiliche vennero posti due amboni per la lettura del Vangelo e dell’Epistola.
Enrico Josi
II. ARTE
I p. cosmateschi romani (v. COSMATI) sono anch’essi con basamento pieno ed appartengono a due tipi diversi; uno con loggia quadrata e scala unica, l’altro con scala doppia e loggia lievemente sporgente, curva, poligonale. La decorazione in porfido, serpentino e musaici ornamentali conferisce a tali opere un carattere particolare; appartengono tutti ai secc. XIII-XXIII; fra i più importanti sono da ricordare i p. di S. Lorenzo fuori le Mura, di S. Clemente, di S. Maria in Aracoeli. schola cantorum (v.) essi hanno forma diversa secondo la funzione alla quale erano destinati. I p. dell’Italia meridionale dell’età romana sono generalmente del tipo a cassa quadrangolare sostenuta da colonne. Ricchissimi di colore quelli di Salerno, Cava dei Tirreni, ecc., ai quali le incrostazioni musive prevalenti nello spazio da decorare conferiscono un carattere diverso dai p. romani; sottilmente misurato nella polichrona ricchezza dei marmi è quello della Cappella Palatina di Palermo. Negli esemplari pugliesi, da Canosa a Troia, prevale l’ornamento scolpito. Ad uno scultore pugliese, Nicola da Foggia, deve essere assegnato il p. del duomo vecchio di Ravello caratterizzato dalla scala chiusa tra pareti marmoree policrome.Un gruppo a parte, per il rigoglio della decorazione plastica, formano i p. romanici dell’Abruzzo tra i quali si ricordano quello di S. Maria in Valle Porclaneta presso Rosciolo, di Roggero e Nicodemo scultori (1150), quello di S. Maria del Lago a Moscufo, dello stesso Nicodemo (1150), di S. Pelino di Pentima e di S. Clemente a Casauria della seconda metà del sec. XII.
In Toscana allora cominciano a prevalere anche nei p. forti decorazioni plastiche sulle fronti di casse marmoree sorrette da colonne isolate o addossate alle pareti o appoggiate alle transenne del presbiterio. Si ricordano quelli della collegiata di Barga (sec. XIII), del S. Giovanni Maggiore presso Borgo S. Lorenzo (sec. XII), di S. Miniato al Monte (sec. XIII) Nicola Pisano (v.), del battistero di Pisa (1260) e del duomo di Siena (1265-69), GIOVANNI B (v.) per la chiesa di S. Jacopo a Pistoia e per il duomo di Pisa. In questi ultimi cominciano a prevalere i riflessi del gusto gotico, sebbene nelle altre regioni d’Europa gli esempi più caratteristici e belli riflettenti un tale gusto risalgono solo al sec. XV. Così in quello bellissimo della cattedrale di Strasburgo, tutto fatto di intagli, trafori e statue. Come i p. francesi sono molti anche della Germania, della Spagna e del Portogallo.
Allora il Rinascimento italiano aveva svolto per suo conto il tema del p. mantenendo estremamente semplice lo sviluppo della parte architettonica che serve ad inquadrare rilievi e nicchie con statue riecheggianti dalle volte le forme antiche nelle strutture isolate o a ridosso di pareti sorrette da pilastri o colonne (cattedrale di Cremona, opera di Geremia da Cremona; S. Lorenzo a Firenze, opera di Donatello), mentre si diffondeva sempre più il tipo a poggiolo o a nido a ridosso di colonne o pilastri.
Caratteristici in questo senso sono il p. della cattedrale di Prato, opera di Donatello e Michelozzo, e quello in S. Maria Novella a Firenze, disegnato dal Brunelleschi ed eseguito da Andrea di Lazzaro Cavalcanti. Ed è appunto un tale tipo che s’appoggia in genere con ornate simme mensole ai pilastri o alle pareti delle chiese quello che maggiormente si diffonde durante i sec. XVI, XVII e XVIII ed è quasi sempre in legno ma spesso anche con decorazioni policrome e stucchi. Esempi notevoli del periodo della Riforma cattolica si hanno nella collegiata di Manduria, nella chiesa di S. Maria a Mosso, nella chiesa dei SS. Martiri di Torino ecc. mentre nel ’600 è notevole il p. costruito da B. Cavalieri e G. Neri per la parocchiale di Chioggia o quello di Asso presso Como, tutto in noce, sorretto da massicce cariatidi.
Durante il ’700, allorché la decorazione si fa più teatrale e fastosa e talvolta inclina alle mancanze del rococo, gli esempi più caratteristici di un tale gusto occorre cercarli riflessi nei p. di Germania e d’Austria. Quasi sempre di stucco dipinto o con intarsi policromi, sono sorretti da

che anche egli aveva stupito con la testimonianza della sua fede lo stesso persecutore, perché nessuno più di lui "meritava di essere fatto salire sul p., cioè sul "tribunal"
gruppi e figure ed hanno tettoie e baldacchini con alti fastigi ove angeli in volo e simboli religiosi appaiono tra cumuli di nubi e raggiere. I p. della chiesa di Ottobeuren (1760) o quello della Marienkirche di Berlino, opera di Andrea Schluter, ne sono esempi caratteristici.
Nell'800 si tornò in genere alle forme rinascimentali ma con grande semplicità di decorazioni, mentre in epoca moderna il gusto per certo razionalismo architettonico sembra talvolta volersi accordare con le esigenze determinate dalle leggi dell'acustica.
Da ricordare a tale proposito il p. della chiesa di S. Ignazio a Roma. Altri caratteristici p. della nostra età sono in altre chiese romane: in S. Paolo quello ligneo di A. Foschini, nella chiesa di Cristo Re quello marmoreo di M. Piacentini e infine gli altri della chiesa di S. Maria Mediatrice, disegnati dall'architetto G. Muzio.
Gudulmo Matthiae - Emilio Lavagnino
III. LITURGIA
Come si è detto, il p. nel presbiterio fu usato in origine per le letture sacre, nel medio evo se ne fecero due, l'uno per il Vangelo e per l'Exultet, l'altro per l'Epistola.La forma attuale, detta anche pergamo, venne in uso dopo la metà del sec. XIII, col diffondersi degli Ordini dei Predicatori e dei Francescani e si sviluppò in seguito; fu posto in genere dal lato Vangelo nel centro della navata perché la voce del predicatore fosse più agevolmente udita, e perciò spesso con una specie di baldacchino per migliorare l'acustica; dalla parte verso l'altare o nella parete è il Crocifisso. In quelli mobili oltre la cattedra si dispone un inginocchiatoio. La parola p. in liturgia viene usata anche per leggio. - Vedi tav. IX.
Pulvino - P. con pavoni affr

Pulpito - P. rococó della chiesa abbaziale cistercense di Wilhering (metà del sec. xviII).

Pulvino - P. con pavoni affrontati (sec. vi) - Ravenna, chiesa di S. Vitale.
ontati (sec. VI) - Ravenna, chiesa di S. Vitale.