PULPITO. -
I. ARCHEOLOGIA
Il p., detto pure tribunal, pyrgus, analogius, venne ben presto introdotto negli edifici di culto, sul tipo della tribuna oratoria negli edifici civili romani e nel foro, donde anche la sua denominazione di tribunal.Le due denominazioni pulpitum e tribunal si incontrano per la prima volta in s. Cipriano. Egli scrive d'avere promosso lettore il giovane Aurelio « perché dopo le sublimi parole che hanno dato a Cristo una testimonianza fedele, conviene al confessore leggere il Vangelo di Cristo e salire sul p., dopo il palco, dopo essere stato esposto (a Roma) in vista alla moltitudine dei pagani è giusto che egli qui lo sia agli sguardi dei fratelli; là (a Roma) egli ha stupito il popolo che lo circondava, qui egli sarà ascoltato con gioia dall'adunanza dei fratelli » (Ep., 33, 2, 1; PL 4, 328). Lo stesso Santo promosse lettore il confessore Celerino

Il p. fu in genere situato nella nave centrale ed ebbe una o due scale di accesso. Fu sempre uno solo nelle antiche basiliche, come attestano quello di Salonicco, istoriato, e quello di Tebe (G. De Jerphanion, L'ambon de Salonique, l'arc de Galère et l'ambon de Thèbes, in Atti della Pont. Accad. rom. di arch., 3ª serie, Memorie, 3 [1932], pp. 107-32). Di quello di S. Sofia a Costantinopoli si conservano frammenti nel Museo Ottomano. A Roma in S. Pietro in Vaticano era quello posto dal papa Pelagio I (556-61), ricordato nel Lib. Pont. I, p. 203, e con l'iscrizione: «Scandite cantantes Domino Dominumque legentes ex alto populis verba superna sonent» (G. B. De Rossi, Inscr. chr., II, 1, Roma 1888, p. 78), e uno nella basilica cimiteriale di S. Alessandro; in Ravenna, oltre quello della Cattedrale, vi sono p. in S. Apollinare Nuovo e ai SS. Giovanni e Paolo; inoltre quello di Gregorio IV in Castel S. Elia; di S. Ambrogio in Milano; della cattedrale di Canosa e del santuario del Garghino, tutti del sec. XI, e il più tardo in S. Marco a Venezia. Gregorio di Tours ricorda quello della basilica di S. Cipriano che egli chiama analogius e pulpitus; era marmoreo, tutto scolpito, vi si accedeva per quattro gradini ed era circondato da cancelli (De gloria martyrum, I, 94). In Costantinopoli vi è il p. di S. Sofia. Per la Siria V. J. Lassus e G. Tchalenko, Ambons syriens, in Cahiers archéologiques, V (1951), pp. 75-95. È noto pure quello di S. Maria Antiqua con l'iscrizione di Giovanni VII (705-707) in greco e in latino. Nella Svizzera i p. nelle chiese di St. Maurice, di Romainmôtier e di Baulmes (M. Besson, L'art barbare dans l'ancien diocèse de Lausanne, Losanna 1909, p. 22, fig. 4 e tav. 4; p. 19, fig. 2; id., Antiquités du Valais, Friburgo 1910, pp. 65-68, tavv. 30-31).
Solo in epoca più tarda nelle basiliche vennero posti due amboni per la lettura del Vangelo e dell'Epistola.
Enrico Josi
II. ARTE
I p. cosmateschi romani (v. COSMATI) sono anch'essi con basamento pieno ed appartengono a due tipi diversi; uno con loggia quadrata e scala unica, l'altro con scala doppia e loggia lievemente sporgente, curva, poligonale. La decorazione in porfido, serpentino e musaici ornamentali conferisce a tali opere un carattere particolare; appartengono tutti ai secc. XII-XIII; fra i più importanti sono da ricordare i p. di S. Lorenzo fuori le Mura, di S. Clemente, di S. Maria in Araceli. schola cantorum (v.) essi hanno forma diversa secondo la funzione alla quale erano destinati. I p. dell'Italia meridionale dell'età romanica sono generalmente del tipo a cassa quadrangolare sostenuta da colonne. Ricchissimi di colore quelli di Salerno, Cava dei Tirreni, ecc., ai quali le incrostazioni musive prevalenti nello spazio da decorare conferiscono un carattere diverso dai p. romani; sottilmente misurato nella policroma ricchezza dei marmi è quello della Cappella Palatina di Palermo. Negli esemplari pugliesi, da Canosa a Troia, prevale l'ornamento scolpito. Ad uno scultore pugliese, Nicola da Foggia, deve essere assegnato il p. del duomo vecchio di Ravello caratterizzato dalla scala chiusa tra pareti marmoree policrome.Un gruppo a parte, per il rigoglio della decorazione plastica, formano i p. romanici dell'Abruzzo tra i quali si ricordano quello di S. Maria in Valle Porclaneta presso Rosciolo, di Roggero e Nicodemo scultori (1150), quello di S. Maria del Lago a Moscuo, dello stesso Nicodemo (1159), di S. Pelino di Pentima e di S. Clemente a Casauria della seconda metà del sec. XII.
In Toscana allora cominciano a prevalere anche nei p. forti decorazioni plastiche sulle fronti di casse marmoree sorrette da colonne isolate o addossate alle pareti o appoggiate alle transenne del presbiterio. Si ricordano quelli della collegiata di Barga (sec. XIII), del S. Giovanni Maggiore presso Borgo S. Lorenzo (sec. XII), di S. Miniato al Monte (sec. XIII) Nicola Pisano (v.), del battistero di Pisa (1260) e del duomo di Siena (1265-69), Giovanni (v.) per la chiesa di S. Jacopo a Pistoia e per il duomo di Pisa. In questi ultimi cominciano a prevalere i riflessi del gusto gotico, sebbene nelle altre regioni d'Europa gli esempi più caratteristici e belli riflettenti un tale gusto risalgano solo al sec. XV. Così in quello bellissimo della cattedrale di Strasburgo, tutto fitto di intagli, trafori e statue. Come i p. francesi sono molti anche della Germania, della Spagna e del Portogallo.
Allora il Rinascimento italiano aveva svolto per suo conto il tema del p. mantenendo estremamente semplice lo sviluppo della parte architettonica che serve ad inquadrare rilievi e nicchie con statue riecheggiandone talvolta le forme antiche nelle strutture isolate o a ridosso di pareti sorrette da pilastri o colonne (cattedrale di Cremona, opera di Geremia da Cremona; S. Lorenzo a Firenze, opera di Donatello), mentre si diffondeva sempre più il tipo a poggiuolo o a nido a ridosso di colonne o pilastri.
Caratteristici in questo senso sono il p. della cattedrale di Prato, opera di Donatello e Michelozzo, e quello in S. Maria Novella a Firenze, disegnato dal Brunelleschi ed eseguito da Andrea di Lazzaro Cavalcanti. Ed è appunto un tale tipo che s'appoggia in genere con ornatissime mensole ai pilastri o alle pareti delle chiese quello che maggiormente si diffonde durante i secc. XVI, XVII e XVIII ed è quasi sempre in legno ma spesso anche con decorazioni policrome e stucchi. Esempi notevoli del periodo della Riforma cattolica si hanno nella collegiata di Manduria, nella chiesa di S. Maria a Mosso, nella chiesa dei SS. Martiri di Torino ecc. mentre nel '600 è notevole il p. costruito da B. Cavalieri e G. Neri per la parrocchiale di Chioggia o quello di Asso presso Como, tutto in noce, sorretto da massicce carlatidi.
Durante il '700, allorché la decorazione si fa più teatrale e fastosa e talvolta inclina alle smancerie del rococò, gli esempi più caratteristici di un tale gusto occorre cercarli riflessi nei p. di Germania e d'Austria. Quasi sempre di stucco dipinto o con intarsi policromi, sono sorretti da
gruppi e figure ed hanno tettoie e baldacchini con alti fastigi ove angeli in volo e simboli religiosi appaiono tra cumuli di nubi e raggiere. I p. della chiesa di Ottobeuren (1760) o quello della Marienkirche di Berlino, opera di Andrea Schluter, ne sono esempi caratteristici.
Nell'800 si tornò in genere alle forme rinascimentali ma con grande semplicità di decorazioni, mentre in epoca moderna il gusto per certo razionalismo architettonico sembra talvolta volersi accordare con le esigenze determinate dalle leggi dell'acustica.
Da ricordare a tale proposito il p. della chiesa di S. Ignazio a Roma. Altri caratteristici p. della nostra età sono in altre chiese romane: in S. Paolo quello ligneo di A. Foschini, nella chiesa di Cristo Re quello marmoreo di M. Piacentini e infine gli altri della chiesa di S. Maria Mediatrice, disegnati dall'architetto G. Muzio.
Guglielmo Matthiae - Emilio Lavagnino
III. LITURGIA
Come si è detto, il p. nel presbiterio fu usato in origine per le letture sacre, nel medio evo se ne fecero due, l'uno per il Vangelo e per l'Exultet, l'altro per l'Epistola.La forma attuale, detta anche pergamo, venne in uso dopo la metà del sec. XIII, col diffondersi degli Ordini dei Predicatori e dei Francescani e si sviluppò in seguito; fu posto in genere dal lato Vangelo nel centro della navata perché la voce del predicatore fosse più agevolmente udita, e perciò spesso con una specie di baldacchino per migliorare l'acustica; dalla parte verso l'altare o nella parete è il Crocifisso. In quelli mobili oltre la cattedra si dispone un inginocchiatoio. La parola p. in liturgia viene usata anche per leggio. - Vedi tav. IX.
Pietro Siffrin

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