SCENOGRAFIA

SCENOGRAFIA. - È propriamente l'arte di dipingere le scene per le rappresentazioni teatrali, ma poiché è evidente che l'unità di uno spettacolo esige una coordinazione di tutti gli elementi che lo

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Scarsellino, Ippolito Scarsella, detto lo - Adorazione dei Magi, Firenze, collezione Cioni.

balo, dandole il modesto titolo di Esercizi. Nel 1728 la segul a Madrid dove mori. Fra le composizioni sacre, va ricordata quella che forse fu l'ultima sua opera, una Salve Regina per canto, archi ed organo

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SCENOGRAFIA

La sua evoluzione in senso profano portò alla sua
interdizione da parte delle autorità ecclesiastiche, ma
in tale evoluzione si ritrovano anche le origini di una forma
di spettacolo che continuerà, più o meno eleborato, fino
a tempi moderni; e basterebbe ricordare, per sottolineare
l'importanza, che la più antica rappresentazione di un
Mistero in una sala chiusa – e cioè in un vero e proprio
teatro – risale forse al 1308 (la Passione a St-Maur-Les-
Fossés).

Il tipo dello spettacolo medievale continua anche nei
primi tempi del Rinascimento (si ricor-
dino gli ingegni del
Brunelleschi), e sol-
tanto sulla fine del
Quattrocento inter-
vengono nella sua
evoluzione le nuove
leggi scientifiche
della ritrovata pro-
spettiva, con la crea-
zione di veri e pro-
pri scenari, quali
saranno, qualc'he
tempo dopo, quel-
li celebri di Baldas-
sarre Peruzzi, di
Raffaello (per i Sup-
positi dell'Ariosto
in Castel S. An-
gelo a Roma nel
1519), di Giulio
Romano e d'altri;
mentre Sebastiano
Serlio, nel suo Trat-
tato di Architettura
del 1553, codificherà
le regole di questo nuovo teatro rinascimentale. Teatro
che non poteva non conoscere, naturalmente, anche una
più complessa realizzazione struttiva della stessa sala
e del palcoscenico, e basterà ricordare il celebre Teatro
Olimpico di Vicenza ideato dal Palladio e costruito dallo
Scamozzi e quello di Sabbioneta (anch'esso, come il primo,
interamente in legno), opera dello stesso Scamozzi.

Il periodo barocco è quello delle grandi rivoluzioni
sceniche, che si accompagnarono all'evoluzione dello spet-
tacolo dalla commedia dell'arte al melodramma e che,
specialmente per gli intermezzi che vanno sempre più
in favore, spinsero gli scenografi ad invenzioni più com-
plesse e meravigliose, ai fini, in particolare, delle mu-
tazioni sceniche. È il periodo in cui gli Italiani godono il
maggior prestigio sulle scene in tutta Europa, ed è rimasto
celebre il caso del Torelli che in Francia meravigliò tanto
con i suoi meccanismi da mettersi il titolo e l'accusa
di stregone.

È il secolo del Burnacini (1636-1707), dei Bibiena,
inventori della prospettiva d'angolo, che dava la possi-
bilità di portentose illusioni spaziali, di G. L. Bernini
(anche se egli fu piuttosto un macchinista che un vero e
proprio scenografo), del gesuita Andrea Pozzo, codificatore
della s. barocca, come il Serlio lo era stato di quella ri-
nascimentale. Nel Settecento si ricordano F. Juvara
(1676-1736), V. Bigari, P. Aldrovandi, S. Orlandi, M.
Tesi, G. e B. Galliari, nonché G. B. Piranesi che, anche
se non ha lasciato vere e proprie s., fu tuttavia con
le sue incisioni maestro a molti scenografi romantici
ottocenteschi.

La s. dell'Ottocento finì per riflettere infatti il gusto
delle teorie estetiche dominanti e si ebbe una s. « neo-
classica », pedissequamente storicistica, e una s. pitto-
rica « illustrativa » e romanticheggiante. Tra i più rap-
presentativi furono Antonio Basoli e Francesco Cocchi
bolognesi, e il milanese Carlo Ferrario.

La s. moderna si afferma con la reazione al roman-
ticismo della teoria verista, e a volte eccessivamente ve-
rista, del Théâtre libre di Antoine a Parigi (1887) e con
la reazione al realismo da parte del simbolismo francese
del Théâtre mixte di P. Fort (poi Théâtre d'art), Ma inco-

compongono, la s. non è qualche cosa che possa
concepirsi a sé stante, ma un elemento più o meno
importante nelle varie epoche storiche della rappre-
sentazione.

Non sembrerà più strano allora che, specialmente in
questi ultimi tempi, si sia usato in sua voce piuttosto il
termine di scenotecnica, come più adatto a definire il
complesso giuoco scenico di una rappresentazione, che
va dalla s. più propriamente detta all'illuminazione, ai
costumi, alla forma
stessa del palcosce-
nico o, addirittura,
della sala nella qua-
le si svolge la rap-
presentazione.

È evidente in-
fatti l'importanza di
questi ultimi ele-
menti; ed è pro-
prio alla forma di
essi che occorre ri-
farsi per compren-
dere lo spettacolo
nell'antichità classi-
ca: le ampie scalee
digradanti a semicer-
chio e ricavate lungo
le pendici naturali
di un colle, fino al
piano nel quale si
pone l'orchestra e
in mezzo al quale
s'innalza l'altare di
Dioniso, fanno ben
comprendere come
anche per questo
spettacolo antico (come sarà poi per quello medievale)
l'origine vada ricercata nelle manifestazioni religiose, che
implicavano una comunione più stretta di quanto oggi
sia concepibile fra attori e spettatori. Allorquando, in un
secondo momento, sul fondo dell'orchestra venne elevato
il palcoscenico, quel legame ideale venne mantenuto dal
coro rimasto attorno all'altare e che accompagnava lo
svolgersi della rappresentazione. Ma col palcoscenico si
registra anche il sorgere di altri elementi che possono far
parlare di una nascita della s. vera e propria: dapprima
in una tela limitante il fondo del palco, sulla quale venne
ad un certo momento dipinta una prospettiva per l'am-
bientazione dello spettacolo (Vitruvio ha tramandato il
nome di Agatardo di Samo che dipinse quella occorrente
per la rappresentazione dell'Ortesitade di Eschilo nel
458 a. C.), e quindi in una scena stabile in marmo o
in pietra, a mo' di frontone di fabbrica, con tre porte
per l'uscita degli attori, mentre ai lati vennero costruiti
altri due edifici minori. Più tardi, questi ultimi vennero
sostituiti da prismi a tre facce, girevoli (i periacti) e per-
metenti quindi la realizzazione della tre scene principali
(tragica, comica, satirica), che componevano lo spettacolo
antico. Con i Romani il teatro non venne più ricavato dal
declivo di una collina, ma costruito in pietra, e quindi
elevato sul piano; la platea, dai Greci riservata al coro,
servì invece per gli scanni degli spettatori più autorevoli.

Nel medioevo il teatro risorge per le esigenze del
dramma liturgico, anche stavolta, dapprima nell'interno
della chiesa, attorno all'altare, e poi, per l'affermarsi di
una drammaturgia più complessa, sul sagrato della chiesa,
avente come scenario di fondo naturale la facciata dello
stesso edificio religioso. Caratteristiche di queste rap-
presentazioni, derivate dai testi liturgici e di quelle dei
più complessi Misteri, è lo scenario simultaneo costituito
dai cosiddetti luoghi deputati, e cioè dalla costruzione
molto sommaria (e che verrà ripresa anche dal teatro
elisabettiano), di tutti i luoghi nei quali dovrà svolgersi
successivamente l'azione scenica. Una s. che si può
quindi definire simbolica e che può far bene comprendere
il carattere di coralità di questo spettacolo medievale,
essenzialmente religioso.