SCRUPOLO. - È la vana apprensione che vi sia peccato là, dove peccato non c'è. Quindi si dice scrupoloso l'individuo che si trova durevolmente nell'impossibilità di sapere riconoscere il valore morale di determinate azioni e di saper distinguere alcuni peccati, specie di pensiero, malgrado gli insegnamenti del direttore spirituale. Per queste sue condizioni egli vive in uno stato di allarme continuo, di inquietudine eccessiva, perché teme ad ogni momento di avere offeso Dio per motivi non fondati.
Lo s. può dipendere da cause soprannaturali e da cause naturali; nel primo caso Dio permette lo s. per castigare la superbia o per provare l'anima devota. Lo s. serve allora a purificare l'anima, distaccandola dalle consolazioni spirituali, aumentando lo studio di evitare ogni colpa. Nel secondo si tratta di un aspetto particolare della sindrome fobico-ossessiva (v. PSICOSI OSSESSIVA).
I. S. PATOLOGICO. - Limitandoci soprattutto a questi ultimi casi sarà opportuno ricordare anzitutto la differenza tra idee fisse e idee coatte od ossessive. Le idee fisse fanno parte della personalità del soggetto, che le accetta e le coltiva, perché derivano dalle sue tendenze coscienti e rientrano nel suo programma di vita. Le idee
coatte, invece, sono considerate dal paziente come intruse nel suo pensiero, estranee alla sua personalità, idee parasite, contro le quali lotta senza riuscire a liberarsene. Possono essere puramente teoriche ed allora non provocano da parte del paziente reazioni di difesa considerevoli; in altri casi si accompagnano a timori fuori luogo, che prendono nome di fobie e sono causa di preoccupazioni e di ansie, fino all'angoscia. Ed invano il soggetto cerca convincere se stesso delle assurdità dei timori, perché le idee che li alimentano durano irremovibili ad onta delle contrarie sue reazioni e se cedono per qualche tempo, non tardano a ripresentarsi con il vecchio insistente martellamento. Sono oggetto di fobia il timore di avere offeso Dio con omissioni od atti di vario genere, principalmente con peccati di pensiero, e la paura di avere meritato le pene dell'inferno.
Per quel che riguarda la patogenesi dello s. si deve osservare che i candidati alle idee ossessive di qualsiasi genere presentano generalmente un terreno predisposto ben riconoscibile che impone obbligo agli educatori di adottare opportune cure profilattiche nei campi fisico e psichico, per impedire che esploda ad un certo momento la sindrome morbosa o per renderla meno grave. I futuri ossessionati e i futuri scrupolosi presentano nella infanzia tendenza ai tics e paura di star soli; e sono molto sensibili ai rimproveri. In seguito si fa in essi sempre più netto il sentimento del dubbio e ciò li rende indecisi, perché hanno bisogno, in ogni azione, di accertarsi di trovarsi sulla giusta strada. Per questo si dedicano alla introspezione esagerata, ai ragionamenti incessanti che li intralciano nel lavoro quotidiano e concorrono ad alimentare in essi quel senso di incompletezza, che è caratteristica saliente di ogni soggetto martellato da idee ossessive. Non tutti i candidati alle ossessioni e allo s. saranno dominati un giorno dalle idee coatte. Alcuni rimangono indenni da queste idee per tutta la vita, in altri esse si presentano precocemente fin dalla infanzia, o all'epoca della pubertà o tardivamente in seguito a traumi emotivi, a malattie infettive, all'epoca del climaterio ecc.
Sta il fatto che il giusto equilibrio delle funzioni psichiche si ristabilisce rapidamente se le cause perturbatrici furono di modesta entità; ma se queste furono gravi e durarono a lungo e agirono sopra un terreno predisposto, il meccanismo emozionale può rimanere sensibilizzato a discapito di quello razionale e la sindrome ossessiva o scrupolosa entra in giuoco. Agiscono sfavorevolmente in questo senso anzitutto le intossicazioni croniche endogene ed esogene: hanno particolare importanza la vita affaticante, la mancanza di riposo sufficiente, il lavoro in ambiente malsano, la cattiva alimentazione, le affezioni intestinali ed epatiche, la iperuricemia. Vi sono poi i traumi emotivi, le malattie infettive acute e croniche, le disendocrinopatie tra le quali hanno importanza quelle legate ai periodi critici della vita: la pubertà e il climaterio sia femminile che maschile.
L'esordio dello s. può essere lento e progressivo; ma non è raro che lo s. si affacci all'improvviso e che prenda consistenza rapidissimamente. Di solito nelle persone più predisposte allo s. si osserva una tendenza esagerata alle minuzie delle pratiche di pietà. Il normale pone attenzione al compimento dell'atto nel suo insieme, mentre il candidato agli scrupoli concentra la propria attenzione alle parti di cui l'atto si compone. La persona normale, se si accorge di non aver fatto bene, si umilia, promette di far meglio e rimane serena; ma il candidato agli s. è pronto a ripetere e ripete di fatto più volte l'atto di pietà, fino ad essere sicuro di averlo compiuto come intendeva. Egli infine nella fretta di progredire nella vita ascetica adotta massime di difficile applicazione.
Entrato nello s. difficilmente lo scrupoloso riesce a liberarsene in breve tempo; per lo più la sindrome dura più mesi, con alternative di miglioramento e di peggioramento. Da principio il paziente comincia a confondere la difficoltà di vincersi con le cadute reali, i semplici pensieri di peccato con il consenso ai pensieri stessi; in seguito il peccato diventa il nemico aborrito che si para davanti allo scrupoloso in ogni momento, lo mantiene in continuo allarme, lo preoccupa, lo turba, lo arresta nel cammino
spirituale. Le reazioni di difesa con le quali lo scrupoloso tenta di resistere e di liberarsi dalle idee coatte che lo martellano sono di tre generi: esami di coscienza ripetuti, reazioni motorie, confessione immediata. Negli esami di coscienza il paziente cerca di richiamare alla mente le circostanze nelle quali dubita di aver peccato, per convincersi di non aver acconsentito. Le reazioni motorie si hanno nella fase parossistica della sindrome e consistono in atti di diniego accompagnati da no espressi a mezza voce, da chiusura delle palpebre, da contorsioni del tronco ed in altri atteggiamenti. La confessione immediata è il mezzo preferito dallo scrupoloso per riacquistare la tranquillità; ma spesso sorge il dubbio che la confessione non sia stata fatta bene e allora riaffiorano nuove preoccupazioni che richiedono una seconda o una terza confessione. In alcuni casi, l'oggetto delle preoccupazioni non è quello di avere offeso Dio, ma il timore di poter morire all'improvviso in peccato. In questo stato vengono a trovarsi gli scrupolosi che, dopo aver lottato senza risultato contro alcune tentazioni, ne diventano infine vittima.
Come tutte le ossessioni, anche lo s. ha decorso ciclico e la remissione almeno temporanea dei sintomi è costante ed avviene anche senza cure; però un adeguato trattamento abbrevia il decorso della sindrome e la rende meno grave. Il primo attacco è generalmente più forte dei successivi, che vengono meglio sopportati e più facilmente dissimulati. Non mancano gli attacchi unici in tutta la vita; talora si hanno due o tre episodi, intercalati da lunghi periodi di calma; in alcuni casi si ha uno stato scrupoloso cronico, che può non arrecare soverchio fastidio al paziente. La prognosi è buona in presenza di individui che non hanno sofferto di ossessioni e non presentano evidenti i segni della costituzione fobico-ossessiva; è meno favorevole nei casi in cui si ebbero altre manifestazioni ossessive, specialmente se queste cominciarono a manifestarsi nell'infanzia.
Come le ossessioni, così lo s. di solito non ostacola sensibilmente la normale attività e il rendimento di chi li patisce; molti uomini chiarissimi che hanno illustrato le scienze, l'arte, la politica, la religione hanno molto sofferto per le loro ossessioni. I rari casi che si associano ad abulia, depressione notevole dell'umore e a instabilità morale accentuata non appartengono alla sindrome dello s. di cui si parla ma a quadri di altra gravità.
La cura dello s. si ricollega a quella della sindrome ossessiva ed è preventiva e curativa. La cura preventiva dev'essere rivolta principalmente a chi presenta le stimmate della costituzione fobico-ossessiva e consiste nella osservanza di una vita igienica, in una educazione morale forte, esente da timori fuori luogo, nella tutela della salute fisica e soprattutto in un'azione pedagogica paziente con la quale dev'essere insegnato come superare, praticamente, i dubbi. Dev'essere inoltre opportunamente combattuta la tendenza isolazionistica e introspettiva. La cura dell'attacco consiste anzitutto nelle comuni cure igieniche e nella rimozione delle cause che hanno scatenato la sindrome scrupolosa. Se coesistono disturbi epatici, gastro-enterici o di qualsiasi altro genere, converrà attuare la terapia propria di tali malattie. All'infuori di questa terapia verranno somministrati i tonici del sistema nervoso ed in particolare i regolatori del sistema vegetativo autonomo. In genere è inutile o dannosa la cura dell'elettroshock, mentre può riuscire utile, ma solo nei casi gravi persistenti, non influenzati dalle comuni cure, il pre-coma insulinico.
Grande importanza ha la psicoterapia condotta con competenza e con garbo. Lo scrupoloso dev'essere istruito sulla vera natura dei suoi disturbi e dev'essere autoritariamente indirizzato sul modo di comportarsi di fronte alle fobie che lo tormentano. Dev'esergli insegnato che il migliore modo di guarire è quello di rimanere passivo di fronte alle tentazioni; in ogni caso la lotta deve procedere senza eccessi di zelo, con fiducia nella vittoria, con dedizione completa alla volontà di Dio. Dev'essere inoltre ordinata; si devono combattere cioè le occasioni reali di peccato e non quelle presunte, le tentazioni devono essere prese di mira secondo la loro importanza gerarchica e si deve evitare di combattere nello stesso tempo

(fot. Alinari)
La collaborazione tra medico e direttore spirituale è indispensabile in alcuni casi di s. patologico; il medico cura le condizioni morbose che sostengono la sindrome e propine i medicamenti che giovano al caso; il direttore di coscienza interviene con i mezzi morali e spirituali.
II. MORALITÀ DEGLI ATTI DELLO SCRUPOLOSO
La moralità degli atti dello scrupoloso va coscienza (v.) erronea e dubbia. Quando diviene abituale, non si può più parlare tanto di errore quanto di uno stato di paura di sbagliare, di peccare. E poiché non è possibile in un giorno spogliarsi di tale stato, lo scrupoloso può agire anche contro la coscienza scrupolosa, e non pecca, pur se invaso da un vivo timore di peccato, purché usi una mediocre diligenza di indagine, ricorrendo soprattutto al consiglio altrui, e quanto fa non lo ritenga con certezza peccaminoso. Così può fare quanto vede praticato da gente timorata di Dio, anche se contrario al proprio punto di vista. D'altra parte però lo scrupoloso è tenuto a reagire al suo stato per evitare danni al corpo ed all'anima ed insieme per sfuggire al proprio egoismo ed alla propria caparbietà. Non applicando i rimedi metodicamente prescritti lo scrupoloso si rende direttamente colpevole del peggioramento del proprio stato.direction spirituelle, l'oraïme quotidienne, Tournai 1934; id., Pour consoler et guérir les âmes scrupuleuses et craintives, 3ª ed., ivi 1938; R. Biot - P. Galimard, Guide médical des vocations sacerdotales et religieuses, Parigi 1945; E. Boganelli, Corpo e spirito, Roma 1931, p. 390 sgg.