SCULTERA

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**SCULTERA - Dittico d’avorio del sec
**SCULTERA - Dittico d’avorio del sec

nei dittici consolari; ad ogni modo sono preziosissimi per lo studio dell'iconografia cristiana post-cimiteriale. La cattedra di Massimiano a Ravenna (sec. VI), di probabile origine alessandrina, tutta composta di tavolette adorne di scene bibliche incorniciate da fasce decorative, è rara testimonianza della ricchezza che poteva assumere questa parte del mobilio liturgico. Tra i reliquiari, i più famosi sono nella Lipsanoteca di Brescia e in quella di Samagher (Pola). Un bell' esempio di pisside eburnea è quella di Berlino, con il sacrificio di Isacco ed il Cristo docente tra gli Apostoli. Un'altra più recente è più orientale nella stessa città presenta l'Annunciazione ed il Presepio. Tra i dittici cristiani con scene bibliche si possono citare quelli del Louvre con guarigioni e del British Museum con scene della Passione, le lastre con l'Ascensione a Monaco di Baviera e con la Risurrezione al Castello Sforzesco di Milano. Più recenti o di origine orientale il dittico di Murano conservato a Ravenna e quello della Biblioteca nazionale di Parigi (sec. VI). Bellissima la valva bizantina con un arcangelo nel British Museum. Da ricordare infine la ricca serie dei dittici consolari.

Un caso particolare è costituito dall'arte copta, che tanto nel campo funebre con le sue numerose stele, come nel campo architettonico e dell'arredamento offre una ricchissima raccolta di motivi simbolici e figurati (croci trionfali sorrette dall'aquila, ornati, ecc.) ma soprattutto ornamentali, rivestiti di una speciale forma di stilizzazione in cui la fusione dell'arte ellenistica e siriaca ha ricevuto una fortissima impronta locale.

BIBL.: oltre ai più noti manuali di storia dell'arte e di archeologia si possono consultare: J. Kollwitz, *Ostörmische Plä-stik der theodosian. Zeit, Berlino 1941*; S. Bettini, *La s. bizant. Firenze* (1944); W. von Alten, *Gesch. des altchristl. Kapitells, Monaco di B. [1922-23]*; K. Ginnardt, *Das christl. Kapitell, Vienna 1923*; R. Kautsch, *Kapitellstudien, Berlino 1936*; F. Castagnoli, *Il capitello della Pigna Vaticana, in Bull. arch. commun.* 71 (1943-45), pp. 1-30; E. Kitzinger, *In Dumbarton Oaks Papers, 3 (1946)*, pp. 1-72 (appendice); A. Goldschmidt, *Die Kirchentür des hl. Ambrosius in Mailand, Strasburgo 1902*; J. Wiegand, *Das altchristl. Hauptportal an der Kirche der hl. Sa-bina, Treviri 1900*; J. Braun, *Der christl. Altar u. sein Schmuck, 2a ed. 1928*; D. Mallardo, *Una fronte d'altare nolana della fine del sec. V, in Campania romana, Napoli 1938*; E. Molinier, *Hist. génér. des arts appliqués à l'industrie, I: Les Ivoires, Parigi 1896*; G. Stuhlfaut, *Die altchristl. Elfenbeinplastik, Friburgo in Br. 1896*; H. Graeven, *Frühchristl. u. mittelalterl. Elfenbein-werke, Roma 1898 e 1900*; J. Sauer, *Die altchristl. Elfenbeinplastik, Lipsia 1922*; R. Delbrueck, *Die Consulardipitcychen, Berlino 1927 sgg.*; W. F. Volbach, in Th. Bossert, *Gesch. des Kunstgewerbes, IV, Berlino 1932*, pp. 47-125; C. R. Morey, *The early Christian ivoires of the Eastern Empire, Cambridge 1941*; D. Loos-Diets, *Vroeg-christelijke ivoiren, Assen 1947*; C. Cecchelli, *La cattedra di Massimiano, Roma 1935*; J. Kollwitz, *Die Lipsanothek von Brescia, Berlino e Lipsia 1933*; A. Ottino della Chiesa, *Gli avori delle collez. lombarde alla Mostra di Zurigo, in Boll.*

d'arte, 34 (1949), pp. 253-61; R. Delbrueck, *Probleme der Lipsanothek in Brescia, Bonn 1932*; J. Strzygowski, *Koptische Kunst, Cairo 1904*; G. Duthuit, *La sculpture copte, Parigi 1931*. Luciano De Bruyne

11. S. MEDIEVALE, RINASCIMENTALE E MODERNA. - Nella primitiva s. cristiana i modi stilistici che v'appaiono sono strettamente collegati a quelli della precedente e contemporanea s. pagana. Ma ben presto il nuovo ordine di idee che caratterizza fra il I e v sec. l'evoluzione del pensiero sia in Oriente che in Occidente conduce ineluttabilmente anche gli scultori verso nuove forme di espressione. Infatti mentre durante il periodo dell'arte classica la riproduzione della perfetta armonia delle membra umane era considerato il più alto termine della perfezione estetica, ora a quel concetto altri se ne sostituiscono e le immagini scolpite, come quelle dipinte, tendono piuttosto ad esprimere i moti dell'animo con forme che gradualmente s'accentuano con sempre maggiore efficacia in senso antiaccademico ed anticlassico. Ciò fin quando verso i sec. VII e VIII si giunse ad abbandonare, da parte degli scultori, financo l'uso di raffigurare le sembianze umane e l'arte della s. si ridusse all'uso di incidere o traforare i marmi per rappresentarvi gli elementi di un limitato repertorio decorativo (v. BARBARICA ARTE; BIZANTINA, ARTE; ITALIA, L').

Fu soltanto durante il periodo romanico (v. ROMANICA, ARTE) fra l'XI ed il XIII sec. che le facoltà plastiche degli Italiani e degli altri popoli partecipi della cultura del mondo cristiano si manifestarono con nuova eccezionale vitalità e dalla folla dei lapicidi intenti alla costruzione ed alla decorazione delle nuove chiese emersero le prime grandi Viligelmo (v.), l'Antelami (v.), Nicola Pisano (v.) che espressero con perfetta armonia di forme il nuovo fervore di vita caratteristico di quel tempo.

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SCULTURA - SCUOLA

ressi il loro intervento e la loro vigilanza. Intervengono vigilanza che dovrebbero fondersi armonicamente insieme, uno solo essendo il soggetto da istruire e educare come cittadino e come religioso (v. EDUCAZIONE); mentre nel corso della storia si sono avverte ancora si avverano intromissioni, coercizioni e diffidenze fuori luogo e lesive dei diritti fondamentali dell'individuo e della famiglia.

Uno sguardo rapido alle varie sorti subite dalla s. gioverà a meglio comprendere il valore degli importanti problemi che si addensano intorno alla questione scolastica.

I. LA S. PRESSO I POPOLI PIÙ ANTICHI. - Lasciando da parte i «primitivi», per i quali non si può propriamente parlare di vere s., pur potendosene forse iniziazione (v.), a cui vengono sottoposti i giovani e le giovani nel periodo del passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza, presso gli altri popoli se ne può invece constatare una bella e varia fioritura. Caratteristico il fatto quasi universale che l'educazione della gioventù resta imperniata nella famiglia, considerata il centro della vita civile e sociale, mentre lo Stato, là dove istituì le sue s., si propone generalmente di integrare e sviluppare l'educazione familiare, senza pretendere affatto di sostituirla.

Presso i Babilonesi e gli Assiri, anche non avendo notizie precise intorno alla organizzazione scolastica, si sa quali erano le materie d'insegnamento, che formavano la cultura dei «magi» o sapienti. Vi erano compresi quasi tutti i campi dello scibile: storia, geografia, astronomia, astrologia, matematica, medicina, teologia. Dallo studio, anche se riservato alle persone di alta casta, ai sacerdoti e ai magi, non era esclusa nessuna persona intelligente, la quale poteva conquistare liberamente quel grado di cultura che era richiesto dall'accesso alle cariche pubbliche dello Stato. La donna e il popolo, invece, erano generalmente esclusi dall'istruzione. Centro di particolare attività culturale era Babilonia, dove il re teneva nel suo Palazzo una s. superiore di alti studi, e gli alunni vi erano mantenuti a spese dello Stato e al termine del corso triennale esaminati diligentemente dal sovrano (Daniele e i suoi compagni, trasportati esuli a Babilonia nel 606 a. C., furono appunto educati in questa s. in tutte le scienze del tempo). Presso i Persiani, alla educazione della famiglia sottentrava la cura dello Stato con le sue s., per il periodo dai 7 ai 25 anni, dove alla parte intellettuale e religiosa del corso inferiore seguiva il corso superiore per la formazione militare e civile. Chi non aspirava all'esercizio di funzioni pubbliche poteva liberamente istruirsi presso insegnanti privati. I sacerdoti persiani, chiamati magi o sapienti per la loro vasta cultura, dovettero pure avere grandi s. sacerdotali. Gli Egiziani, che ebbero sempre grande stima del sapere, ebbero s. numerose e ben sviluppate, ma non vi erano ammessi che i figli dei sacerdoti e dei guerrieri, le due classi privilegiate, alle quali sole era affidato il governo dello Stato. L'istruzione era impartita esclusivamente dai sacerdoti e le s. avevano sede nei templi. L'insegnamento superiore era rivolto soprattutto al campo tecnico e professionale (scribi, ingegneri, architetti, medici). Chi possedeva più profondamente e completamente la scienza (letteratura, scienze naturali, medicina, filosofia e musica), erano i sacerdoti, con s. proprie, che studiavano pure profondamente la teologia (celebri le s. teologiche di Etiopia, Memfi, Ermopoli e Tebe, che crearono le varie teogonie e alzavano od abbassavano le loro divinità a seconda delle loro teorie). Alla religione apparteneva anche la magia, assai studiata fin dai tempi più antichi, e la divinazione, specie sotto l'aspetto di onoriamania (si ricordino gli episodi di Mosè e di Giuseppe venduto in Egitto).

I Cinesi, presso i quali, più che non presso qualsiasi altro popolo, tutta la vita sociale era imperniata sulla famiglia ritenuta la base di tutta la vita religiosa, morale e civile della nazione, consideravano la s. come la continuazione e il perfezionamento della istruzione domestica sulle tradizioni e i costumi degli antenati. Lo Stato pos

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(fot. Hensi, Trento)
Scultura - La manna nel deserto. Particulare della balaustra della chiesa dei Cappuccini (sec. xx) - Trento.

sedeva un ordinamento organico di s. di diversi gradi di insegnamento, fondate, mantenute e dirette dallo Stato, e aperte a tutti i cittadini maschi. E chi aspirava al governo del popolo doveva subire alla fine degli studi superiori gli esami di Stato, assai gravosi e difficili. Però anche le famiglie e i privati potevano aprire e dirigere s.; la s. di Stato era obbligatoria solo per quelli che si preparavano a pubblici impieghi ed uffici; e all'esame di Stato poteva presentarsi anche chi avesse studiato privatamente.

I Giapponesi ebbero solo nel 207 d. C. la scrittura cinese, importatavi da un letterato cinese; fino a quel'epoca la maggior parte di essi la ignorava del tutto. Il re Mommu nel 701 istituì a Tokio una Università e numerose s. e collegi nazionali in ogni provincia, dettando anche i regolamenti propri a ciascun grado di s., creando così un sistema di educazione nazionale. Chi, dopo le prime s., voleva studiare particolari discipline (classici cinesi, scienza politica, giurisprudenza, ecc.) doveva passare all'Università o servirsi di maestri privati; così pure i figli dei mercanti, degli agricoltori e artigiani, che non potevano frequentare i collegi e le s. dei nobili, dovevano ricorrere all'insegnamento privato.

Gli Indiani non ebbero s. di Stato per la preparazione agli uffici pubblici, come ebbero i Cinesi, gli Egiziani e i Persiani; ebbero però s. inferiori e superiori (praticamente tutte in mano della casta sacerdotale dei Bramini, la prima delle quattro caste, di cui si componeva la società indiana) che si dividevano in due categorie: le une erano riservate ai fanciulli di casta sacerdotale, le altre servivano ai figli delle due caste dei guerrieri e degli agricoltori, o mercanti; queste ultime avevano uno scopo essenzialmente religioso (conoscenza dei libri sacri). Da principio la istruzione superiore, assai bene organizzata in numerosi collegi, che presto si trasformarono in una specie di Università, era privilegio dei Bramini; ma a poco a poco, aggiungendosi alle materie religiose l'insegnamento della letteratura, della medicina, della giurisprudenza, dell'astrologia e astronomia, poterono partecipare alle s. anche gli appartenenti alle caste dei guerrieri e degli artigiani.

Presso gli Ebrei, formanti un popolo nettamente distinto da tutti gli altri per la sua concezione teocratica dello Stato, prevalsero a lungo l'educazione e l'istruzione familiare impartite dai genitori, o, nelle famiglie di classe elevata, dai pedagoghi che restavano tutta la vita nella casa dei loro educandi. Solo dopo il ritorno dalla cattività di Babilonia, i successori di Esdra eressero nelle città principali delle s., in cui s'insegnavano la letteratura, la religione e le leggi nazionali. Gli scribi o dotti formarono una classe speciale con una speciale professione e diventarono gli insegnanti ordinari nelle sinagoghe e nelle s. elementari aperte accanto ad esse. L'ellenismo accrebbe il desiderio di sempre maggiore istruzione e le s. si moltiplicarono. Poco seguito ebbe la Casa del libro, istituita a Gerusalemme dal capo del Gran Sindrio, Samuele ben Setah, nel 104 a. C., come tipo delle s. elementari di Stato; e solo nel 64 d. C. si ebbe un decreto di istruzione elementare obbligatoria, e l'ordine di istituire s. in ogni anche piccola città. Dopo la dispersione gli Israeliti elevarono sinagoghe e s. in tutti i luoghi, dove fu loro possibile; e le loro Accademie, durante il medioevo (Toledo, Granata, Cordova, ecc.) ebbero periodi di vero splendore.

Nella Grecia, gli Spartani attuarono un monopolio scolastico assoluto da parte dello Stato. L'organizzazione scolastica che si faceva risalire a Licurgo (m. nell'839 a. C.) mirava a formare valorosi soldati per il fatto che, piccola minoranza aristocratica (gli Spartiati), di fronte agli altri popoli della Laconia, gli Spartani non potevano conservare il dominio sopra di questi senza una grande superiorità militare. Perciò il bambino apparteneva allo Stato: dopo sette anni di severe educazione familiare passava negli istituti pubblici di educazione, mantenuti dallo Stato sotto insegnanti ed educatori nominati e vigilati dallo Stato. Anche le fanciulle appartenevano allo Stato, il quale pensava alla loro educazione per formare donne e madri vigorose e forti. Presso gli Ateniesi, invece, la Costituzione politica di Solone (ca. la fine del sec. VI a. C.) dava molta importanza alla istruzione e all'educazione, ma non imponeva né programmi ufficiali, né s. obbli-

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versitario con le due Costituzioni del febbr. e del marzo del 425 (ibid., 14, 9, 3; 15, 1, 53), per cui i professori privati vennero ridotti al semplice ufficio di ripetitori domestici (inter privatos parietes »); e tutti, invece, dovevano frequentare l'Università da lui fondata e provveduta di 8 retori, 20 grammatici, 2 giureconsulti e 1 filosofo. Un secolo dopo, Giustiniano, nel 529, concentrò tutte le s. giuridiche dell'Impero nelle tre città di Costantinopoli, Berito e Roma, accentrando nelle sue mani anche ogni iniziativa didattica e proibendo qualunque forma di insegnamento « a coloro che sono travagliati dall'insonnia del paganesimo» (Codice di Giustiniano, 1, 11, 2). Ma questa riforma, prima di potersi consolidare, venne travolta dalla invasione longobarda.

Nello stesso tempo la Chiesa, per una più solida preparazione dei pagani al Battesimo, aveva istituito il « catecumenati », nei quali il sacerdote impartiva per tutto l'anno, ma specialmente durante la Quaresima, l'istruzione intorno alla fede. Qualunque luogo, massime nei primi tempi, santuari, cripte, cimiteri, case private, ecc. diventava centro d'insegnamento. Ora, molti catecumenati si trasformarono a poco a poco in « s. catechetiche », le quali ammettevano anche alunni pagani e avevano lo scopo di dare con l'insegnamento religioso anche una cultura generale. Più ancora: alcune di queste s. catechetiche si trasformarono in accademie o s. superiori, perché i cristiani, trovati faccia a faccia con l'eresia e con la più alta ed elaborata scienza pagana, compreso che si doveva tentare l'ultimo sforzo per dare al cristianesimo una base filosofica, letteraria e culturale, che potesse metterlo alla pari di qualunque insegnamento pagano e servisse a sconfiggere i nemici numerosi che lo combattevano e ne facevano scempio nella s., nei libri e nei sarcasmi giornalieri. Si ha l'esempio più celebre di queste s. superiori nel Didascalie cristiano di Alessandria, fondato, secondo studi più recenti, da Origene nel 202 per incarico del vescovo Demetrio e che sostituì la s. catechetica di Panteno. I professori vi insegnavano, parallelamente alle scienze sacre, la filosofia platonica e aristotelica, la fisica, l'astronomia, la grammatica e la retorica, attingendo abbondantemente dagli autori classici pagani; coronava l'insegnamento lo studio della S. Scrittura. Poiché anche in altre città si sentiva un uguale bisogno di una dimostrazione scientifica della verità della fede, la Chiesa fondò altre istituzioni simili; e si ebbero così le Accademie di Cesarea, Antiochia, Gerusalemme, Edessa, Smirne, Nisibi e Roma.

III. LE S. CRISTIANE NEL PRIMO PERIODO MEDIEVALE. — Il vuoto lasciato dalla dissoluzione dell'Impero romano (476) fece passare alla chiesa tutta intera la cura della pubblica istruzione. Si possono notare varie specie di s.: 1. Le s. presbiteriali o parrocchiali. — Là dove il cristianesimo contava la quasi totalità, o almeno la maggioranza della popolazione, già si erano aperte, per gli studi elementari, s. prettamente cristiane, in cui i fanciulli apprendevano, oltre la religione e i canti liturgici, anche la lettura, la scrittura e gli elementi del calcolo. Queste s., naturalmente, andarono moltiplicandosi a mano a mano che quelle dei gentili venivano meno, fino a che rimasero in molti luoghi l'unico faro di istruzione. Un Concilio tenuto in Italia nel 443 ordinava ai sacerdoti di riunire nelle loro case i fanciulli dei dintorni per dar loro la conveniente istruzione. Prima e dopo questo Concilio, le s. parrocchiali dovevano essere numerose in Italia e dare buoni frutti, se il Concilio di Vaison, Orange e Valenza nel 529 stabiliva che i preti in cura d'anime ammettessero nella loro casa i giovani lettori che non avessero moglie, per ammaestrarli come i buoni padri ammaestrano i figli, «secundum consuetudinem, quam per totam Italiam satis salubriter teneri cognovimus» (Hefele-Leclercq, II, pp. 1111-12). Liberi poi i giovani lettori di seguire la carriera ecclesiastica o di abbracciare il ma-

SCUOLA - Maestro in cattedra con discepoli. Incisione dagli Epigrammata di G. B. Cantalicio - Venezia, per i tipi di Matteo Capocasa, 1493, f. 2r.

gli sbandamenti, che le novità recenti apportavano al s. mos maiorum.

Sotto l'Impero gli insegnanti ebbero molti privilegi e immunità. Vespasiano, per il primo, stipendio con denaro pubblico alcuni maestri; Adriano largheggiò in questo genere di sussidi e inoltre fondò a Roma le prime Università, l'Athenaeum Romanum, ampio locale scolastico a forma di anfiteatro, dove gli insegnanti, privi di edifici scolastici propri, potevano radunare senza spese gli alunni; Marco Aurelio fondò in Atene una serie di cattedre di filosofia e di retorica, con maestri stipendiati dallo Stato; Alessandro Severo a Roma creò nuovi locali scolastici a disposizione degli insegnanti privati, istituito nuove cattedre di medicina, di architettura, ecc., destinò borse di studio in natura per gli studenti poveri; Costantino fondò un'università a Costantinopoli, un complesso cioè organico di scuole e cattedre per l'insegnamento medio e superiore. I municipi seguirono da per tutto l'esempio degli imperatori, creando s. municipali con maestri stipendiati; anzi l'imperatore Graziano, per impedire ingiustizie, fissò per legge l'onorario dovuto dai municipi ai grammatici e ai retori, iscrivendolo nel bilancio fra le spese obbligatorie. Se non raramente queste s. municipali diventarono occasione di una qualche ingegneria più diretta dello Stato, lasciarono però sempre libero il campo per le s. libere, fondate e mantenute dai privati e direttive da personale più scelto e perciò preferite dalle famiglie.

II. LE S. CRISTIANE FINO ALLA CADUTA DELL'IMPERO. — Questa piena libertà d'insegnamento permise anche ai cristiani di abbracciare la carriera di maestri; vi furono infatti, maestri che subirono il martirio, non condannati perché insegnanti privati, ma per non voler rinnegare la loro fede. S. Cassiano, martire, era maestro a Imola; Flaviano, martire in Africa, era grammatico; Origene incominciò la sua carriera come grammatico per aiutare la sua famiglia; e nel cimitero di S. Callisto si trovò l'epitaffio di un magister primus o maestro elementare.

Fu Giuliano l'apostata il primo che tentò di restringere la libertà di insegnamento per i maestri cristiani emanando l'Editto del 362, con cui proibisce loro, se persistono nelle credenze cristiane, di fare più oltre scuola. Cesero allora dalla cattedra maestri insigni, come il retore Vittorino a Roma e il sofista Procesio ad Atene. Ma già due anni dopo, nel 364, Valentiniano abrogava la legge e restituiva ai maestri cristiani la libertà: «Chiunque per costumi e scienza è degno di insegnare, abbia il diritto di aprire s. » (Codice di Teodosio, 13, 6, 3). Questo regime di libertà durò in Occidente fino alla fine dell'Impero. In Oriente, invece, si ebbe da parte di Teodosio l'attuazione del monopolio ufficiale dell'insegnamento uni-

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(da) Catalogo degli Incunabula typographica, ed. L. S. Olsckki, Firenze Roma s. c., s. 380
Scuola - Maestro in cattedra con discepoli. Incisione dagli Epigrammatia di G. B. Cantalicio - Venezia, per i tipi di Matteo Capocasa. 1493, f. 27.

trimonio. Lo stesso prescrive il Concilio di Costantinopoli del 680.

2. Le s. episcopali o cattedrali. — Le s. parrocchiali non andavano oltre le materie insegnate nelle elementari; ma occorrevano anche s. superiori con un insegnamento più atto e più profondo. D'altra parte la preparazione del clero esigeva che gli studi fossero fatti in modo degno. Sorsero perciò accanto alla sede del vescovo le cosiddette s. episcopali, grandi seminari e università, destinate specialmente ai candidati al sacerdozio, ma frequentate sempre più anche dai laici. Già una di queste s. era stata creata da s. Agostino a Ippona; un'altra ne esisteva a Imola, dove fece i suoi studi s. Pier Crisologo; altre ancora a Parigi, Poitiers, Clermont, ecc. Il Concilio II di Toledo (531) ne prescriveva la fondazione, aggiungendo che gli alunni, arrivati ai 18 anni, fossero interrogati, alla presenza del vescovo e del clero, se preferivano il sacerdozio o il matrimonio (Mansi, VIII, p. 785). Della s. aveva il controllo lo stesso vescovo e sotto di lui stava il superiore immediato, chiamato magister scholae, e si divideva in schola minor (elementari) e in schola maior, che comprendeva solamente i corsi del tribuino o svolgeva il pieno programma del tribuino e del quadrivium, coro-nati dallo studio della S. Scrittura e della teologia pastorale.

3. Le s. canonical. — Là dove non esisteva la cattedrale i canonici stessi della chiesa locale istituivano le loro s., secondo il tipo di quelle episcopali, che presero perciò il nome di collegiali e canonici e un carattere più profano che non ecclesiastico. Più tardi si confusero con quelle episcopali.

4. Le s. monastiche. — Il maggior peso della pubblica istruzione, però, fu portato dalle s. monastiche, prima in Oriente, dove trovarono la loro educazione la maggior parte dei Padri della Chiesa e degli scrittori ecclesiastici, e poi in Occidente, specialmente per opera dei monasteri benedettini, che si diffusero rapidamente in Europa. Essi avevano una s. «interna» (schola claustri) destinata ai religiosi e una s. «esterna» (schola canonica o externa), separata dalla prima e posta nelle dipendenze del monastero, per evitare le non necessarie comunicazioni con i monaci che attendevano in modo particolare allo studio, alla preghiera e al lavoro. Il capo della s. era chiamato magister scholae o capiscola o proschola e, alla fine del sec. IX, scholasticus. I programmi delle due s. erano pressi a poco uguali: tribuum o quadrivium. Parallelamente ai monasteri maschili, anche quelli femminili dovevano avere le loro s. e il Concilio inglese di Cloveshoe (747) ordina che non solo i vescovi e gli abati, ma anche le badesse avessero cura particolare di far coltivare lo studio delle lettere nelle loro famiglie religiose (Hefele-Leclercq, III, p. 907).

IV. Le s. cristiane nell'epoca carolingia. — Oltre a riordinare la S. Palatina, destinata particolarmente ai principi e ai nobili, che si preparavano alla vita militare e al governo del popolo, Carlomagno emanò molte ordinarie dirette a promuovere o a riorganizzare le scuole parrocchiali, episcopali e monastiche. Nella Epistola de colendis litteris, diretta tra il 780 e l'800 ai vescovi e agli abati, li esorta ad impartire l'istruzione letteraria a tutti quelli che potevano imparare secondo la capacità di ciascuno; più esplicitamente nel Capitolare del 23 marzo 789 ordinava che in ogni vescovato e monastero fossero fondate s. per i fanciulli e si usassero libri di testo bene emendati (cf. MGH, Capitularia, I, pp. 72 e 79). I vescovi l'assecondarono, e nella prima metà del sec. IX molti concili in Francia, Germania e Spagna richiamarono anche i genitori al dovere di far istruire i loro figli. In Italia il Concilio romano dell'846 prescriveva che tutti i vescovati e le pievi ad essi soggette avessero le loro s. e questo perché avevano saputo che in alcuni luoghi mancavano i maestri e si trascurava lo studio delle lettere.

In questo tempo si ebbero anche s. dello Stato; infatti nel Capitulare ecclesiasticum primum di Lotario nell'825, promulgato nella grande assemblea del Regno italico, tenuta nei campi di Olona (Pavia), si lamentava l'incuria prevista in molti luoghi e si ordinava a quelli che dallo Stato avevano avuto l'incarico dell'insegnamento di applicarsi con la massima cura affinché gli alunni acquistassero la cultura richiesta dai tempi. Anzi si fissavano anche le sedi delle s., elencando le città che dovevano

invivere gli alunni a ciascuna di esse: Pavia, Ivrea, Torino, Cremona, Firenze, Fermo, Verona, Vicenza, Cividale del Friuli (cf. MGH, Leges, I, p. 249). Anzi lo stesso episcopato francese, raccolto nel VI Concilio di Parigi (823) supplicava vivamente l'imperatore Ludovico il Pio a voler seguire l'esempio paterno e fondare di propria autorità s. pubbliche almeno in tre luoghi più convenienti dell'Impero (Mansi, XIV, p. 599).

V. s. dal sec. IX al XIII. — Dalla seconda metà del sec. IX alla fine dell'XI si nota un languire abbastanza profondo e sempre più ampio delle s., dovuto alla gravissima crisi politica, sociale e religiosa che seguì lo sfasciarsi dell'Impero carolingio. Ma appena, sul finire del sec. XI, le condizioni sociali e religiose lo permisero, la Chiesa si trovò al suo posto d'onore nel risuscitare e promuovere le s. al primitivo rigoglio e splendore. Importanti le disposizioni scolastiche del III Concilio Lateranense (1179); la Chiesa ha il dovere, come «più mater», di curare l'istruzione dei fanciulli poveri; perciò ogni cattedrale doveva fissare un congruo sussidio ad un maestro perché l'istruzione aperta e ai chierici e ai laici, purché poveri, fosse gratuita; per i ricchi restava la comodità di istruirsi in famiglia o in s. private o nelle s. dei monasteri; a tutte le persone, poi, era data ampia libertà di aprire s., purché fossero idonee e ne avessero chiesta la debita licenza; gli insegnanti erano liberi da tasse e nessun emolumento si doveva esigere per il conferimento di questa licenza d'insegnare (Mansi, XXII, p. 227). Il Concilio lateranense IV (1215) ribadì la prescrizione, aggiungendo che anche nelle chiese non cattedrali, che avevano redditi sufficienti, fosse dal vescovo nominato un maestro idoneo per l'insegnamento gratuito (Mansi, XXII, p. 999).

In conseguenza di questa legislazione scolastica pontificia le s. parrocchiali e vescovili rifornirono e si moltiplicarono; anche le monastiche, nonostante la decadenza di

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(dui Catalogo degli Incunabula typographica, ed. L. S. Olschi, Firenze-Roma s. a., n. 681)

Scuola - Maestro con ferula e alunni con l'abecedario. Inci-sione dalla Summa perutilis in regulas distinctas totius artis gram-matices et artis metrices - Roma, per i tipi di Giovanni di Besicken e Sigismondo Mavr, 1494.