SEMITO-CAMITI. - Il nome di Semiti e di Camiti si riporta alla lista dei popoli della Bibbia (Gen. 10), dove un certo numero di popoli viene presentato come discendente di Sem e di Cam. Dal sec. XVII con il termine «Semiti» vengono designati i popoli di un gruppo linguistico; dal sec. XIX il nome di «Camiti» è usato per designare i popoli di un altro gruppo linguistico, affinché a quello semitico. Alle relazioni linguistiche corrispondono anche le relazioni culturali tra i due gruppi di popoli.
I. Razza
Presso i Semiti si trovano i rappresentanti di differenti razze, specialmente di quella orientale e dell'Asia anteriore (armenidi). Presso i Camiti esistono per lo meno tre razze: presso i Camiti orientali (Cusciti) la razza etiopica; presso i Camiti occidentali (Berberi) la razza mediterranea, come pure i discendenti della razza preistorica di Cro-Magnon. Quindi, è ingiustificato ed erroneo parlare di una razza semitica e camitica. Ambedue questi gruppi di popoli appartengono al ciclo delle razze europidi, e pur essendovi Camiti che hanno una pigmentazione oscura, tuttavia secondo le altre caratteristiche antropologiche non appartengono al ciclo delle razze negridi.11. DIFFUSIONE
Prescindendo dalle migrazioni recenti e recentissime di gruppi semitici e dalla remota diffusione progressiva degli Ebrei (v.) in tutti i continenti, lo spazio geografico dei Semiti si riduce all'Asia sud-occidentale ed all'Africa settentrionale e orientale. Anticamente vissero nell'Asia anteriore i Babilonesi, gli Assiri, gli Aramei, i Fenici, i Cananei, gli Ebrei, gli Arabi settentrionali e gli Arabi meridionali (i Sabei, i Minei, ecc.). Le colonie commerciali dei Fenici si diffusero fino all'occidente del bacino mediterraneo. In Abissinia emigrò già in tempi assai remoti un gruppo semitico, che proveniva sicuramente dall'Arabia del sud. Sono ancora più antichi gli'infissi semitici nell'Egitto, dove la lingua e la cultura degli emigrati si mescolò con elementi indigeni. Con la conquista islamica del sec. VII si ebbe una forte migrazione araba, per cui la Mesopotamia, la Siria, la Palestina, l'Egitto e l'Africa settentrionale furono in gran parte arabizzati (almeno linguisticamente, mentre nella cultura sono rimasti molti elementi prearabiici). Il numero totale degli Arabi considerati nel senso più ampio, cioè di tutti coloro che parlano arabo, può oggi raggiungere i 60 milioni; quello dei Giudei 13 milioni; quello dei gruppi che parlano aramaco in Siria e Mesopotamia soltanto alcune decine di migliaia. Riguardo ai Camiti non si è d'accordo nel determinare l'estensione del loro gruppo linguistico. Si distinguono per lo più i Camiti orientali (Cusciti), cui appartengono i popoli Bega, poi i Danachil, i Somali, i Galla, i Cacicio, i Cunama e i Bari, dai Camiti occidentali, cui appartengono i Berberi che anticamente si chiamavano Libi. Gli antichi Egiziani tengono un posto intermedio, sono però più prossimi ai Libi. Ai Camiti orientali devono riallacciarsi i cosiddetti Camitoidi, chiamati da alcuni Niloto-Camiti, che sono affini culturalmente, ma linguisticamente non appartengono ai Camiti, p. es., i Masai, i Nandi, i Sue, i Dindiga, i Lotuco, i Bari, i Turcani; inoltre i gruppi del territorio dei grandi laghi dell'Africa orientale, che hanno preso una lingua bantu, p. es., i Wa-Hima, i Wa-Tussi. Infissi della cultura camitica si trovano anche presso i popoli allevatori di bestiame dell'Africa meridionale e sud-occidentale, p. es., presso i Cafri, gli Herrero, gli Ottentotti. Costoro non appartengono linguisticamente ai Camiti, mentre forse il gruppo linguistico Khoi-San potrebbe essere in relazione con lelingue camitiche. Le lingue nilotiche e alcune di quelle del Sudan occidentale, come l’Haussa e il Fulbe, sono state da alcuni autori riunite parimenti con le lingue camitiche, evidentemente per indebita estensione. Al contrario, i Guanci delle Isole Canarie devono culturalmente riattaccarsi ai Berberi.
III. ORIGINE
È indiscutibile che esiste una certa dipendenza linguistica e anche culturale tra i Semiti e i Camiti; ma dal diverso modo, con cui sono state in particolare concepite queste relazioni linguistiche e culturali, ne sono anche venute contrastanti risposte alla questione delle origini. In generale si è d’avviso che il luogo dove si sono primariamente formate le lingue e le culture semitiche e camitiche nelle loro qualità caratteristiche, si trova nell’interno dell’attuale territorio da loro abitato, ed è l’unico punto unanimemente accettato. Alcuni studiosi, specialmente i più antichi, considerano i Semiti come un ramo distaccato dai Camiti, che è migrato dall’Africa settentrionale nell’Asia. La maggior parte degli studiosi cerca però il luogo di origine dei Semiti in qualche parte dell’Asia occidentale: nell’Arabia, nella Mesopotamia, nel nord della Siria oppure in luoghi posti più a settentrione. Per lungo tempo ebbe larga risonanza la teoria dell’Arabia come «camera dei popoli», da cui sarebbero uscite una dopo l’altra quattro grandi migrazioni: amorea-babilonica, cananea, aramea e araba. Ma è contro questa teoria il seguente fatto: un popolamento dell’Arabia interiore fu possibile solo con l’introduzione dell’allevamento del camello, che avvenne abbastanza tardi, come si vedrà. Un più denso popolamento dell’Arabia senza l’allevamento del camello sarebbe stato possibile soltanto se quei luoghi fossero stati un tempo ricchi di acque e più tardi fossero divenuti aridi. Questa teoria è sostenuta da alcuni orientalisti, ma da altri molto combattuta. Può darsi che l’inwardimento dell’Arabia si sia realmente verificato, ma è avvenuto di certo in un tempo preistorico tanto antico da non poter avere alcun influsso sulla formazione dei Semiti. In ogni caso il luogo di origine dei Semiti fruì sicuramente di relazioni culturali con i popoli pastori dell’Asia centrale (Indoeuropei, Turco-Mongoli) e, quindi, non va ricercato troppo lontano all’ovest.Per i Camiti è dubbio se si possa generalmente parlare di un comune luogo di origine. I Berberi vengono riallacciati da alcuni studiosi all’antica cultura europea mediterranea e sciolti da ogni relazione con i Camiti orientali. Secondo nuove indagini appare impossibile ricostruire una lingua camitica originaria, da cui sarebbe poi derivata le singole lingue camitiche; l’unità sarebbe piuttosto soltanto secondaria e da attribuirsi all’influsso delle lingue semitiche su un fondamento linguistico in sé non unitario, e ciò, verosimilmente, deve essere avvenuto in Africa. Non è escluso, però, che una parte dei popoli camitici, come tali, si sia formata in Asia e poi sia migrata in Africa sotto la pressione semitica.
IV. CULTURA
I. Economia ed ergologia
I S.-C. vengono considerati pastori nomadi; ma ciò si può dire soltanto dei Beduini arabi, di una parte dei Cuscitì e dei Camitodi e dei Berberi (specialmente Tuaregh), perché una gran parte dei S.-C. è passata a vita sedentaria.Presso i Semiti il nomadismo pastorale fu originariamente unico o principale. Posto che l’allevamento dei cavalli appare relativamente insignificante, e l’allevamento dei camellì è dimostrato presso i Semiti soltanto nel II millennio a. C., nei tempi più antichi non si allevò che la pecora, la capra e l’asino come animale domestico; il bue solo in luoghi marginali. Abitazione è la tenda, mentre l’odierna «tenda nera» è divenuta di uso generale con l’allevamento del camello. Il vestimento consta oggi di una sottoveste a forma di camicia e di una sopravviste a forma di mantello, come pure di un copricapo (il turbante presso i sedentari); prima dell’introduzione delle stoffe tessute si faceva uso per lo più di pelli e di

- N. Nomadi semiti dell’inizio del II millennio. Pittura parietale nella tomba di un nobile egiziano - Beni Hasan.
cuoio per gli abiti, come si fa ancora attualmente per i vasi. Le armi principali erano la lancia, l’arco e la freccia. Il nutrimento è già indicato dalla simbiosi con i sedentari: i cereali e i datteri come complemento alla carne, nonché il latte e i suoi prodotti.
Presso i Camiti la cultura materiale è, sotto alcuni aspetti, simile. Qui però l’allevamento bovino occupa il primo posto accanto a quello delle pecore e delle capre, mentre quello dei cavalli non è giunto mai ad avere una grande importanza economica; similmente quello dei camellì, eccetto presso alcune tribù, specialmente Tuaregh. L’allevamento bovino porta alla vita sedentaria (come abitazione dei Cuscitì si trova spesso la casa a tetto conico) e facilita il passaggio all’agricoltura, che oggi è esercitata da quasi tutti i Cuscitì (principalmente quella del miglio). Nelle oasi del Sahara e nei paesi montagnosi dell’Africa settentrionale hanno una grande importanza le culture degli alberi fruttiferi. In conseguenza della vita sedentaria hanno assunto più grande rilievo anche vasi di terracotta (insieme a quelli di legno).
12. Sociologia
I. La famiglia, sia presso i Semiti che presso i Camiti, è essenzialmente patriarcale. Tracche matriarcali si presentano in luoghi marginali, come nel- l’Arabia meridionale, presso i Baria e i Cunama e presso i Berberi. Tra questi ultimi il matriarcato potrebbe essere derivato da una cultura completamente matriarcale di un tempo anteriore, negli altri casi però si tratta solo d’influssi esterni. La parentela di consanguineità fino ad un certo grado (p. es., presso gli Arabi fino al quinto grado nel caso di vendetta) obbliga alla solida di una salda grande famiglia non esiste do-vunque, né ovunque sussiste il diritto del maggiorato. Presso i Semiti predomina una più stretta centralizzazione tra quelli sedentari, una più grande indipendenza individuale tra i nomadi. Fra i Camiti tali differenze appaiono meno rilevanti. Un vero totemismo non esiste; ciò che fu spiegato come sopravvivenza di totemismo o non ha questo carattere, o si riporta a soli influssi periferici. La circoncisione è oggi in uso dove predomina l’islamismo, e, sebbene anche prima fosse già molto diffusa, non era generale (esisteva presso gli antichi Egiziani, gli Arabi, gli Ebrei, ma non presso gli Assiri e i Babilonesi). Essa si presenta oggi ancora in alcuni luoghi come un rito della pubertà (così presso alcune tribù nell’Arabia meridionale), carattere che in origine sembra fosse generale.L’organizzazione dei maggiori raggruppamenti (tribù per i nomadi e comunità del villaggio per i sedentari) è ordinariamente democratica; il capo è accentuatamente sottoposto all’assemblea dei consiglieri, la quale del resto può avere anche carattere aristocratico. Presso i Cuscitì l’organizzazione sociale è divenuta più complessa con il passaggio all’agricoltura (cf., p. es., il sistema delle classi di età presso i Galla meridionali).
13. Religione
Gli Arabi, i Berberi e una parte dei Cuscitì sono oggi islamizzati, eccetto i residui del cristia-nesimo, una volta molto diffuso, residui che sussistono in Egitto, in Palestina, in Siria e nella Mesopotamia. La maggior parte dei Cusciti però conserva ancor oggi un senso molto vivo della propria religione, con fede profonda e notevole culto in un Dio del cielo (abbondante mente dimostrato specialmente presso i Galla). È difficile farsi un'idea delle più antiche forme di religione presso i Semiti. La religione preislamica dei nomadi è poco nota. Le religioni di alta cultura dell'area semitica, conosciute dall'antichità, rivelano una forte impronta non semitica, come, p. es., in Babilonia per parte dei Sumeri. Nei tempi storici si nota per lo più il politeismo, soprattutto sotto forma di culto astrale. La teoria, secondo la quale tutti i Semiti avrebbero originariamente venerato la triade divina Sole, Luna e stella Venere, è insostenibile; anche il culto della coppia Cielo e Terra, con forte accennazione della fecondità, si riporta difficilmente al tempo del nomadismo semitico. Parimenti è stata esagerata l'importanza dell'animismo nei riguardi della più antica religione semitica. La parentela con i Cusciti e altre ragioni dicono come anche presso i Semiti la credenza nel Dio del cielo sia stata assai antica; tra l'altro lo stesso nome comune di Dio El indica un Dio sommo anticamente venerato da tutti i Semiti.
Le forme del culto risultano in parte influenzate dall'esterno. Presso i Semiti, al contrario di quanto sembra presso i Camiti, non vi fu originariamente una casta sacerdotale. Ambedue questi gruppi di popoli conoscevano solo l'inumazione, non la cremazione dei cadaveri.